Le sue mani (BookTribu 2026) è il romanzo di esordio con cui Amira Dridi, bolognese, classe 1990, si presenta ai lettori attraverso una storia segnata dal peso dei ricordi. “Un romanzo sui legami familiari, sulla memoria e sul tempo come spazio irrisolto, in cui ciò che è stato taciuto chiede di essere finalmente attraversato” afferma la stessa autrice, una storia dove il sopralluogo nella memoria e nei luoghi agisce sul presente illuminando quelle zone d’ombra che la protagonista ha trascurato, senza saperlo, troppo a lungo.
Il libro racconta la storia di Norah, una donna che convive con il peso di un’assenza appartenente al suo passato a cui non sa dare ancora una risposta. Sin dall’inizio è percepibile una tensione di fondo che si impone per poi progressivamente risolversi nella chiarezza di una verità, riempiendo così le lacune della memoria e recuperando elementi di un passato creduto perso a cavallo tra gli anni ’50 e gli inizi del 2000.

Sebbene la storia tragga la propria energia dai ricordi e dall’intangibile per alimentarsi, a dare il via alla serie di flashback è la presenza di un oggetto concreto, un orologio, che sin dalla sua prima apparizione si rivela portatore di un significato nascosto. La protagonista, attraverso l’incessante ticchettio del dispositivo, è costretta a riesumare eventi del suo passato che iniziano a prendere forma e a interagire sempre più con la sua quotidianità. Il grande leitmotiv del libro è proprio questa costante compresenza di passato e presente che plasma la storia per farla approdare al finale. Ogni personaggio incontrato nel corso della vicenda, in una narrazione che si muove come una spola tra Bologna e Parigi, la prima la città del presente e la seconda quella del passato, ha un peso rilevante non solo sugli eventi ma anche sul modo in cui questi investono la coscienza della protagonista. L’incontro, in tal senso, oltre che essere con delle persone è proprio con il senso che queste incarnano e che proiettano su Norah per metterla in contatto con una parte della sua vita che sin a quel momento ha tenuto inconsapevolmente a distanza. Alla luce di questo, la postura di Norah non è mai protesa direttamente all’azione, ma risponde di riflesso agli stimoli che provengono dall’esterno. Questa è un’immagine in linea con il senso di impotenza che caratterizza la vita di tutti i giorni, senso che il libro riesce bene a sfruttare favorendo così l’immedesimazione del lettore.
La serie di incontri con persone e ricordi, proveniente da cronologie diverse, si origina a partire da un rumore fastidioso, da emicranie e svenimenti, da un bisogno di liberazione, in sostanza, che è prima di tutto fisico e poi esistenziale. Lo scenario che si presenta al lettore è proprio quello di un effetto a valanga che si ripercuote sulla protagonista e con cui questa cerca di mediare. Il passato, dunque, non è cercato ma avvertito e riconosciuto solo secondariamente grazie agli impulsi che inducono Norah a cercare una soluzione al suo male. Questa è la metafora su cui si instaura l’intera storia, quella di un passato che bussa alla porta senza essere stato invitato.
La forza dell’intera narrazione è da ritrovare proprio in questo gioco di alternanza tra diverse temporalità, le quali in alcuni punti sembrano fondersi per creare un piano di realtà altro, diverso e necessario per Norah. La bravura dell’autrice è quella di riuscire a rendere il tempo un protagonista della vicenda, conferendogli un ruolo centrale che risulta essere preponderante nell’ottenimento di una risposta ai suoi dubbi. La dimensione temporale acquisisce perciò un peso direttamente proporzionale all’intensità delle emozioni che da questa scaturiscono; emozioni che raggiungono il loro apice nel punto esatto in cui il passato e il presente si fondono nella risposta data dal momento rivelatorio a cui Norah è obbligata a presenziare.

Alla luce di quanto detto, l’autrice descrive l’interezza della vicenda modulando sapientemente i capitoli dedicati ai flashback e quelli inerenti al momento della crisi presente. La prosa riesce a essere sempre pulita ed efficace nel portare avanti la narrazione attraverso una sintassi mai troppo densa e inutilmente articolata. I dialoghi, fondamentali nel gestire e rilanciare gli incontri della vicenda, trovano uno spazio che non è solo giusto ma anche sensato per lo sviluppo delle dinamiche relazionali. Pur restando solido, l’impianto narrativo mostra il suo lato debole in alcuni momenti in cui la descrizione delle sensazioni e degli incontri spinge troppo verso un’emotività gratuita. Alcune scene gioverebbero di una descrizione meno didascalica, che lasci la possibilità al lettore di carpire l’intensità del momento senza che questo sia necessariamente incorniciato.
Concludendo, Le sue mani rappresenta un buon esordio per Amira Dridi, forte di un impianto narrativo accattivante capace di intrattenere il lettore in un intreccio che lo porta a conoscere la realtà di chi ripercorre il proprio passato. Nonostante in alcuni punti la narrazione subisca delle flessioni dovute a un eccesso di pathos, è doveroso riconoscere la capacità dell’autrice nel rendere la storia di Norah la storia di tutti, soddisfando in questo modo la richiesta principale della letteratura contemporanea mainstream, in cui il romanzo si inserisce agilmente.
Giuseppe Axo
L’AUTRICE: Amira Dridi, bolognese, classe 1990, è laureata in Scienze della Comunicazione e sin dalla giovane età è vicina la mondo della lettura e della scrittura. Tra il 2016 e il 2017 ha collaborato con un magazine online dedicato al cinema, occupandosi di recensioni e approfondimenti cinematografici, e con una realtà locale scrivendo di eventi culturali legati alla città di Bologna.
Le sue mani è il suo romanzo d’esordio, nato con l’idea di condividere con il lettore il suo mondo e la sua interiorità.
IL LIBRO SUL SITO DELL’EDITORE:
Le sue mani – BookTribu
E BREVE INTERVISTA ALL’AUTRICE QUI:
https://booktribu.com/le-sue-mani/





































