Dai grandi favoriti alle sorprese della piccola editoria: viaggio alla scoperta della sestina finalista dello Strega 2026. Temi, trame e voti dei sei libri in gara, in attesa della storica finale dell’8 luglio in Piazza del Campidoglio a Roma. Chi vincerà l’ambito premio letterario?
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Guardando i numeri di questa votazione, saltano all’occhio tre dati interessanti. Il primo è il netto distacco di Michele Mari, che con ben 280 voti si conferma il grande favorito di questa edizione, forte anche della recente vittoria al Premio Strega Giovani. Subito dietro si piazza Matteo Nucci, l’unico altro autore a superare la soglia dei 200 voti, consolidando una sfida a due per il podio più alto.
La vera sorpresa, però, si trova in fondo alla classifica: Elena Rui è entrata in finale grazie alla regola dello Strega che tutela i medi e piccoli editori (L’orma editore). Sebbene fosse sesta per numero di preferenze, il regolamento l’ha « ripescata » trasformando la classica cinquina in una ben più ricca sestina, lasciando fuori per un soffio i grandi marchi storici e rendendo la finale dell’8 luglio ancora più aperta e interessante.
La sestina finalista del Premio Strega 2026 mette al centro della scena i sentimenti profondi, la memoria e i legami che segnano le nostre vite. Anche se le storie sono molto diverse tra loro, c’è un forte legame che le unisce: la ricerca di un senso nel passato e nelle relazioni umane. Da un lato troviamo i sentimenti e le passioni che muovono il mondo, come accade in Platone. Una storia d’amore di Matteo Nucci, ma anche i ricordi e le figure del passato che continuano a influenzare il presente, un tema che unisce I convitati di pietra di Michele Mari e Vedove di Camus di Elena Rui. Dall’altro lato, le autrici e gli autori scavano dentro i segreti e le fragilità dell’animo umano: lo fanno Teresa Ciabatti con il suo Donnaregina, Bianca Pitzorno in La sonnambula e Alcide Pierantozzi con Lo sbilico. Insieme, questi sei libri offrono un ritratto a più voci delle nostre paure, delle nostre ossessioni e del nostro continuo bisogno di capire chi siamo.
Vediamo dunque più da vicino i sei finalisti.
Michele Mari – I convitati di pietra (Einaudi, 280 voti)
Una cena di classe tra ex compagni di liceo si trasforma, nel corso degli anni, in una bizzarra e ironica sfida per la sopravvivenza. Con uno stile originale e divertente, l’autore racconta i segreti, le ossessioni e i legami che resistono al tempo.
Michele Mari ha scritto un romanzo commosso e giocoso, svelando con perfido divertimento le pulsioni che si nascondono dentro l’amicizia. Perché in questa storia, prima di un imprevedibile finale, vale il contrario di quanto recita il proverbio: chi perde un amico trova un tesoro.

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Matteo Nucci – Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli, 242 voti)
Un appassionante romanzo storico che per la prima volta ricostruisce la vita intima e la crescita del grande filosofo greco. Lontano dai polverosi libri di scuola, Platone viene raccontato come un uomo guidato dal desiderio, dalle passioni e dalla continua lotta per la giustizia.
Con il suo stile inconfondibile, Matteo Nucci ci regala un romanzo che riesce a farci superare la linea d’ombra della letteratura: scopriamo in Platone un uomo sempre in lotta per realizzare giustizia e felicità, un “atleta dell’anima”, un filosofo capace di sfidare ogni luogo comune pur di dare a noi la possibilità di rimettere sempre in gioco il nostro modo di vivere il tempo che ci è concesso.
Bianca Pitzorno – La sonnambula (Bompiani, 195 voti)
Ambientato nella Sardegna di fine Ottocento, narra le avventure di Ofelia, una donna coraggiosa capace di prevedere il futuro durante improvvisi svenimenti. Per sfuggire a un matrimonio pericoloso, cercherà la sua indipendenza in un mondo dominato dagli uomini.
Ispirandosi a un ritaglio di giornale di fine Ottocento, Bianca Pitzorno gioca con gli archetipi del romanzo d’avventura e d’amore e scrive un romanzo brulicante di vita, onirico, ironico e politico insieme. Abitata da visioni misteriose, la sonnambula è al tempo stesso aliena da ogni superstizione, capace di affrontare con dignità e coraggio il suo destino di donna sola in un mondo ostile. Bianca Pitzorno ci ricorda che grazie alla nostra forza d’animo, razionalità e fantasia siamo noi a scrivere le nostre vite.
Teresa Ciabatti – Donnaregina (Mondadori, 184 voti)
In una Napoli intensa e ferita, i mondi lontanissimi di una scrittrice e di un boss della malavita si incrociano in modo inaspettato. Il romanzo scava con forza nelle fragilità di entrambi, affrontando temi profondi come il dolore, il crimine e il senso della maternità.
Quando, pur non rinnegando il proprio passato, il boss si mostra vulnerabile. Il dubbio: forse la sta manipolando? È sul piano dei rapporti affettivi che i due si incontrano: nelle ferite di genitori incerti, forse sbagliati. Nel mistero dei figli con cui non sanno più comunicare e che temono di aver perso per sempre. Il confronto tra loro, pur sempre carico di diffidenza, si trasforma allora in un viaggio tra ricordi, confessioni, fraintendimenti e proiezioni, ma soprattutto rivelazioni su figli che non sono quello che loro credono.
Alcide Pierantozzi – Lo sbilico (Einaudi, 170 voti)
Un diario di bordo intimo e senza filtri che racconta in presa diretta l’esperienza della malattia mentale e del disagio psichico. Attraverso una scrittura potente e sincera, il protagonista affronta le proprie allucinazioni cercando un equilibrio e una via di salvezza.
Cosa accade quando l’unico modo che hai per stare al mondo è vivere su un precipizio, nello «sbilico» delle cose? Alcide Pierantozzi si è immerso in quel precipizio, e ne è uscito capace di raccontarci per la prima volta in modo crudo e vero, da dentro, un male che è di molti. Una storia di una potenza disarmante, che urtica e lenisce insieme, e che una volta iniziata pretende di essere letta fino all’ultima parola o bevuta come una medicina.
Elena Rui – Vedove di Camus (L’orma, 163 voti)
La morte improvvisa del celebre scrittore Albert Camus in un incidente stradale lascia quattro donne diverse a fare i conti con la sua perdita. Si ritrovano all’improvviso “vedove” dell’uomo che amavano: la moglie Francine Faure, la brillante attrice Catherine Sellers, la giovane pittrice Mette Ivers, di origini danesi, e Maria Casarès, immensa interprete del teatro francese che Camus stesso – fedele ai paradossi del sentimento – definiva «l’Unica». Con estro e rigore, Elena Rui indaga le vite e le voci di queste quattro figure femminili. Si imbastisce così «un discorso sull’amore» che rifiuta certezze morali per restituire la trama sottile, contraddittoria e irriducibile degli affetti, offrendo a chi legge la libertà – e l’onere – di interrogarsi sui confini e sugli abissi dei rapporti umani.
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La sfida finale dell’8 luglio si preannuncia quindi aperta e imprevedibile, sospesa tra grandi nomi della letteratura e voci indipendenti. In un certo senso possiamo dire che questa sestina ha già vinto la scommessa più importante: offrire al pubblico sei sguardi profondi e diversi per leggere il nostro presente. Non resta che attendere il verdetto nella splendida e inedita cornice di Piazza del Campidoglio a Roma, che per la prima volta ospiterà la serata più attesa dell’anno letterario.
Carla Cristofoli


































