Ci sono libri che nascono come libri e altri che conservano il respiro della voce. Lezioni sull’odio appartiene alla seconda categoria. Il volume raccoglie tre lezioni tenute da Michela Murgia nel 2012 all’Università di Aristan, accompagnate dalle domande del pubblico, da materiali preparatori e da un’appendice che comprende anche l’Ode all’odio. Nella nota conclusiva, Alessandro Giammei ricostruisce la genesi del volume, che non si presenta come un trattato sistematico sui sentimenti, ma come un ragionamento che procede attraverso provocazioni, racconti, proverbi, letteratura, Scrittura e autobiografia.

Le lezioni appartengono al 2012, ma vengono pubblicate ora in una stagione segnata da guerre, violenze e da una circolazione aggressiva delle passioni nello spazio pubblico e nei social. La distanza temporale ne accresce la capacità di interrogare il presente.
Il titolo potrebbe trarre in inganno. Murgia non costruisce un’apologia dell’odio, né sostituisce una morale dell’amore con una morale del risentimento. Mette invece in discussione l’automatismo culturale secondo cui l’amore sarebbe sempre moralmente positivo e l’odio distruttivo. La questione decisiva non è soltanto quale sentimento si provi, ma quale forma gli si dia e quali azioni esso produca.
La terza lezione, «Contro l’amore», porta questo rovesciamento alle conseguenze più radicali. L’amore può diventare dominio, dipendenza, ricatto, incapacità di accettare l’autonomia dell’altro.
Durante il dialogo con il pubblico, un avvocato matrimonialista osserva come alcune coppie separate continuino per anni a mantenere un rapporto attraverso litigi e accuse. L’odio diventa così un paradossale «bisogno di vicinanza». Murgia condensa il concetto in una formula provocatoria: «l’odio avvicina. L’amore allontana». Chi odia può continuare a costruire la propria esistenza intorno alla persona odiata; l’amore maturo, invece, deve talvolta accettare la distanza.
Il caso più efficace è quello di Grazia Deledda. Murgia ricostruisce l’amore giovanile della futura premio Nobel per Stanis Manca, il rifiuto, l’umiliazione e la capacità della scrittrice di trasformare quella ferita in emancipazione. Deledda continua a scrivere, si trasferisce a Roma e costruisce la propria vita.
È a questo punto che compare il proverbio sardo «Mantene s’odiu, ca s’occasione no mancat», conserva l’odio, perché l’occasione non mancherà. Preso alla lettera, sembrerebbe un invito alla vendetta; la scrittrice sarda lo trasforma invece in una teoria della memoria dell’offesa. Conservare l’odio può significare non rimuovere ciò che è accaduto e non falsificare il torto subito.
Quando Grazia entra in possesso della casa familiare, decide di venderla. Murgia domanda: «Esiste un odio più intelligente di questo?». La parola decisiva è “intelligente”: Deledda non ha permesso all’offesa di arrestare la propria esistenza. L’odio diventa memoria capace di produrre distanza anziché distruzione.
A impedire che il ragionamento si trasformi in una giustificazione della vendetta interviene il riferimento a san Paolo e al passo dei «carboni ardenti»: se il nemico ha fame, occorre dargli da mangiare; se ha sete, dargli da bere. Fare il bene al nemico non significa dichiarare inesistente il male ricevuto, ma rifiutarsi di riprodurlo.
L’appendice comprende anche l’Ode all’odio, testo del 2007 che anticipa molti nuclei delle lezioni. Qui l’autrice cabrarese distingue l’odio impulsivo, «da principianti», dal sentimento sottratto alla reazione immediata e sottoposto alla coscienza. Non si tratta di esaltare il rancore, ma di disciplinarlo, trasformandolo in memoria e responsabilità.
La nota di Giammei chiarisce anche la natura editoriale del volume. Le lezioni non erano nate come libro: alcuni materiali erano quasi interamente scritti, altri affidati ad appunti e abbozzi. L’edizione ricostruisce, con attenzione filologica, un evento orale.

Il risultato è un libro che evita ogni consolazione facile. Murgia non invita a odiare di più e non costruisce un’etica del risentimento. Chiede piuttosto di riconoscere che anche i sentimenti moralmente riprovevoli appartengono all’esperienza umana e che negarli non significa governarli. Allo stesso tempo, sottopone l’amore a una verifica severa: possesso, gelosia e controllo possono usare il suo linguaggio senza averne la qualità etica.
La vera opposizione che attraversa Lezioni sull’odio non è dunque fra amore e odio, ma fra sentimento inconsapevole e sentimento assunto responsabilmente. Non basta amare per essere giusti. Non basta odiare per diventare malvagi. Tra ciò che sentiamo e ciò che facciamo intervengono memoria, libertà e responsabilità.
È forse questo il lascito più fertile del libro: diventare responsabili anche dei sentimenti che preferiremmo non riconoscere come nostri.
di Andrea Carnevali
IL LIBRO:
Michela Murgia, Lezioni sull’odio, a cura di Alessandro Giammei, Torino, Giulio Einaudi editore, 2026, collana «Einaudi. Stile libero», 128 pp., 14€, ISBN 978-88-06-27273-9
https://www.einaudi.it/catalogo-libri/problemi-contemporanei/lezioni-sullodio-michela-murgia-9788806272739/



































