La costanza dell’attenzione di Gramsci alle donne, in un libro di Noemi Ghetti

@ Graziano Origa, Ritratto di Antonio Gramsci, pennino e china, 1991, Origa Foundation, CC BY-SA 3.0

Sull’onda della mostra dedicata a Gramsci aperta di recente all’IIC Parigi, vogliamo segnalarvi l’uscita fresca di stampa presso Donzelli editore del nuovo libro della studiosa Noemi Ghetti: “Gramsci e le donne. Gli affetti, gli amori, le idee”. L’argomento è intrigante. L’autrice si è proposta di ricostruire il rapporto originale che Antonio Gramsci ebbe in famiglia, in amore e ovviamente in politica con le donne. Per citare solo le più importanti, le tre sorelle Schucht, Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, Aleksandra Kollontaj. Invece di una recensione, vi proponiamo la premessa del libro che pubblichiamo con il consenso dell’autrice e della casa editrice.

***

 

Testo della premessa del libro di Noemi Ghetti: Gramsci e le donne. Gli affetti, gli amori, le idee, Editore Donzelli (2020)

Le donne di casa Gramsci; le compagne delle lotte torinesi e i primi amori, intrecciati con l’impegno politico. Il soggiorno moscovita e i rapporti con le rivoluzionarie russe ed europee, protagoniste della lotta per l’emancipazione del primo trentennio del Novecento. Infine le complesse relazioni con Eugenia, Giulia e Tatiana, le tre sorelle Schucht con le quali si articolerà e comporrà il suo universo affettivo più intimo. La biografia gramsciana è costellata di figure femminili. E donne furono anche le destinatarie di gran lunga privilegiate di larghissima parte delle sue lettere. Ma, oltre agli epistolari, le testimonianze dirette e innumerevoli dei suoi scritti attestano la costanza dell’attenzione di Gramsci alle donne lungo tutto l’arco della vita.

Gramsci e le tre sorelle Schucht: Eugenia, Tatiana e Giulia. Immagine tratta dal libro di Noemi Ghetti « La cartolina di Gramsci » (2016) recensito su Altritaliani

Al di là della parità dei diritti civili e politici, oltre la sfera della coscienza, la necessità storica dello sviluppo di un’identità personale nuova e di una reale autonomia delle donne, la sensibilità verso la realtà più profonda dell’universo femminile, l’intima certezza della diversità nell’uguaglianza, la lucida consapevolezza della loro storica subalternità, rendono Gramsci un caso unico per sensibilità e onestà di ricerca nel panorama dei politici del tempo, e non solo.

Avvalendomi di una ricca varietà di testi – dagli articoli giovanili agli scritti carcerari, passando per i documenti e le testimonianze di familiari e amici, e soprattutto attraverso la corrispondenza –, mi sono proposta di ricostruire il rapporto originale che Antonio Gramsci ebbe in famiglia, in amore e in politica con le donne, con le quali ebbe sempre una consuetudine particolare, favorita forse dalla complessione fisica, compromessa fin dai primi anni di vita, che rendeva loro più sollecite nei suoi confronti, e lui più attento dal punto di vista umano e politico alla loro condizione.

Da questa angolazione proverò a ripercorrere la sua vita, a partire dalle origini sarde al «biennio rosso» torinese, passando attraverso la decisiva esperienza russa del 1922-1923 e di dirigente del Partito comunista clandestino durante il fascismo, per giungere infine ai lunghi anni di detenzione.

Fondata sulla certezza della naturale uguaglianza degli esseri umani, unita a un’originale sensibilità nei confronti della «quistione sessuale», l’attenzione del pensatore sardo alla posizione da sempre subalterna delle donne si consolida, attraverso la prassi politica e la riflessione carceraria, nell’idea della necessità dello sviluppo di una nuova identità femminile, intimamente libera da schiavitù arcaiche e da condizionamenti culturali.

Senza una donna nuova, non ci sarà mai l’«uomo nuovo» teorizzato dai rivoluzionari socialisti: la convinzione della diversità nell’uguaglianza, un paradosso per il principio di non contraddizione, condivisa da Gramsci con le compagne delle lotte torinesi e con le grandi le rivoluzionarie europee, lo rende unico nel suo tempo.

Conferenza internazionale delle donne del 1921 sotto le mura del Cremlino, con il ministro della cultura Lunacharskij sul palco

Colpisce nel Gramsci politico il deciso rifiuto della figura tradizionale di donna, rassegnata al ruolo di casalinga e madre, e allo stesso tempo la critica del modello femminile «soviettista», che sacrifica al lavoro in fabbrica e per il partito le più segrete aspirazioni. Ma sorprende anche la precoce critica del modello, perseguito dal «fordismo» americano, della casalinga consumista, chiamata ad essere, analogamente a quanto accade nella teoria leninista, garante del risparmio di energie necessario per il lavoro meccanizzato del proprio «gorilla ammaestrato». Sempre disposta a servirgli, senza bisogno di inutili corteggiamenti, una «Venere facile e a portata di mano», come Gramsci sottolinea riportando un verso di Orazio.

Innamora nel Gramsci privato la continua sollecitazione allo sviluppo di un’autonoma identità e la pressante proposta di condivisione del lavoro intellettuale rivolta alle donne della sua vita. Sconcerta la sincerità a tratti spietata nell’esposizione della propria realtà fisica, dolorosamente segnata dalla prima infanzia, e la sfrontatezza della proposizione erotica in risposta alle frigide provocazioni di Eugenia Schucht. Commuovono la freschezza, la delicatezza e la fantasia giocosa di certe meravigliose lettere d’amore alla sorella di lei Giulia, e l’intensità multiforme della relazione con Tatiana, la più indipendente delle Schucht, preziosa partecipe delle sue ricerche culturali e mediatrice di difficili rapporti familiari e politici nei lunghi anni della privazione della libertà. Ci addolora, al suo minaccioso materializzarsi nella nebulosa solitudine viennese e, successivamente, attraverso indizi frammentari pervenuti in cella, la drammatica scoperta della fragilità e della inaffidabilità della moglie russa e madre dei suoi figli, lacerata tra affetti privati e oscure ragioni della politica. Disarmante è il modo in cui, pur nelle critiche e nei rifiuti, Gramsci sempre si scusa della propria maschile durezza, premurandosi di ribadire che gratitudine e affetto nei loro confronti restano immutati.

Il pensiero di Gramsci sulle donne va oltre la conquista della parità giuridica ed economica, rivendicata dalle femministe borghesi, ma anche oltre il mito della produttività e dell’efficienza condiviso da capitalismo occidentale e determinismo economico marxista-leninista. Non solo emancipazione femminile dunque, ma anche liberazione, irriducibile convinzione dell’assoluta eguaglianza nella diversità sessuale. Una dialettica rivoluzionaria, che ancora invita le donne a lottare per uscire dalla perdurante oppressione, e sollecita tutti a superare la sterile logica delle contrapposizioni, che a volte ha reso il femminismo una risposta speculare al maschilismo. Un’indicazione mai come oggi fondamentale.

Roma, 26 luglio 2020

 


Scheda del libro:

Noemi Ghetti
Gramsci e le donne
Gli affetti, gli amori, le idee
Saggine, n. 340
2020, pp. VI-218
Donzelli Editore Roma
ISBN: 9788855220736
€ 18,00 -5% € 17,10

Fondata sulla certezza della naturale uguaglianza degli esseri umani, unita a un’originale sensibilità nei confronti della “quistione sessuale”, l’attenzione di Gramsci alla posizione da sempre subalterna delle donne si consolida, attraverso la prassi politica e la riflessione carceraria, nell’idea della necessità dello sviluppo di una nuova identità femminile, intimamente libera da schiavitù arcaiche e da condizionamenti culturali. Senza una donna nuova, non ci sarà mai l’“uomo nuovo” teorizzato dai rivoluzionari socialisti.

Lo stretto intreccio tra dimensione politica e vita privata, degli affetti familiari e delle relazioni sentimentali, è una caratteristica essenziale della vicenda umana di Antonio Gramsci. Da qualunque angolazione lo si guardi, il rapporto tra Gramsci e le donne appare come un punto decisivo nella sua complessa esperienza umana e intellettuale. Il libro si dipana sul doppio filo della ricostruzione, da un lato, dei rapporti tra Gramsci e le donne della sua vita e, dall’altro, della sua riflessione sui temi del femminile, dell’identità sessuale e del ruolo storico delle donne nei processi di liberazione. Attraverso un attento esame degli scritti gramsciani, in particolare delle lettere, e lo studio dei carteggi, dei documenti e delle testimonianze delle donne che lo conobbero, Noemi Ghetti ricompone il quadro di un rapporto originale del pensatore sardo con il mondo femminile, che acquista una centralità fin qui non sufficientemente indagata. In famiglia, in amore e in politica, dalle origini sarde al biennio rosso torinese, attraverso la decisiva esperienza russa del 1922-1923 e nella lunga detenzione, le donne furono le destinatarie privilegiate delle sue lettere. Dalla madre alla sorella e alle altre donne della sua famiglia – nei cui confronti non cesserà mai l’attenzione e il dialogo più profondo –, passando per le prime compagne del comune impegno rivoluzionario, con cui non mancheranno gli amori, fino alle tre sorelle russe: Eugenia, Giulia e Tatiana Schucht, destinate a diventare, ciascuna a suo modo, le referenti indispensabili di una complessa e dolorosa vicenda umana, in cui ragioni e sentimenti, richiami ideali e occorrenze della vita quotidiana si fondono e si confondono. La necessità storica dello sviluppo di un’identità personale nuova e di una concreta autonomia delle donne, l’attenzione verso la realtà più profonda del mondo femminile, l’intima certezza della diversità nell’uguaglianza, la lucida consapevolezza della loro storica subalternità rendono Gramsci un caso unico per sensibilità e onestà di ricerca nel panorama dei politici del tempo, e non solo.

LINK INTERNO
La cartolina di Gramsci di Noemi Ghetti.

Gramsci a Mosca. La cartolina che si rivela una miniera di informazioni.

LAISSER UN COMMENTAIRE

Please enter your comment!
Please enter your name here

La modération des commentaires est activée. Votre commentaire peut prendre un certain temps avant d’apparaître.