Sconfinare, di Donatella Ferrario

Una pubblicazione originale ‘Sconfinare’ di Donatella Ferrario, che apre un dibattito a più voci sulle frontiere, il loro significato, la decisione di migrare e i vari momenti delle migrazioni.  Prefazione di Furio Colombo e postfazione di Nello Scavo (Edizioni San Paolo, 2018, pp. 220, 16,00 €).

Donatella Ferrario

***

Ci sono confini all’insegna della libertà ed altri segnati da lotte odiose, da inimicizie invincibili, da scontri. Naturalmente dipende da come è posto il confine, se su un terreno di scontro o di pacifica tolleranza.  Inoltre ognuno di noi vive dei confini visibili o invisibili, siano essi confini sociali, politici, etici, linguistici o religiosi che certo lo condizionano. Quel che più conta è varcarli pacificamente estendendo i limiti della propria conoscenza il più possibile.
I confini, sia che s’intendano come posti di blocco per impedir di entrare, sia come attraversamenti possibili per sconfinare, inducono a varie riflessioni.

La constatazione della crisi inevitabile in atto che bisogna affrontare, come rivela  lo scrittore Abraham Yeoshua, che parla del suo popolo, l’ebraico, e della  costante condanna ad attraversare frontiere, sia la discreta  parvenza di sentimenti e pensieri da condividere con gli altri onde sintonizzarsi, come è per Giorgio Pressburger a cui il libro è dedicato. Non è un interlocutore, perché è scomparso prima che il testo si componesse, ma aveva significato in più occasioni, specie durante il soggiorno a Trieste che gli ricordava Budapest, la sua costante ricerca della patria e della famiglia. Sempre si tratta di un’esposizione di argomenti problematici che danno il via a suggerimenti e più che altro a proposte o a serie contestazioni. Spesso si nasconde in detti confini un mistero e perciò si esplorano con una certa apprensione e sono causa di forti emozioni. Non sempre si è liberi di attraversarli per conoscere le varie forme di vita, gli usi e costumi che arricchiscono l’esperienza e formano la personalità, come usavano nel passato per una sorta di apprendistato di vita, alcuni viaggiatori dell’Ottocento che non si negavano la conoscenza del Sud.

Spesso se non sono i fili spinati ad impedirlo come nelle zone di guerra o muri altissimi per scoraggiare gli audaci, terribili divieti con sanzioni punitive, fino alla perdita della libertà, bastano a togliere qualunque persistente volontà d’attraversamento. Dopo la caduta del Muro di Berlino, l’Europa dovrebbe essere lasciata libera d’essere percorsa da chiunque lo voglia in tutta la sua estensione, secondo l’auspicio di Furio Colombo, piuttosto che ingabbiata in un reticolo di frontiere che costa fatica difendere, come vorrebbero alcuni. Invece essa non ha ancora imparato a convivere pacificamente con la varietà dei suoi popoli ed a intendersi in modo da annullare le distanze. Lo dovrà fare se tiene alla sua sopravvivenza.

Abbiamo a nord il nulla, cioè il Mar Glaciale Artico, ad Ovest i dazi di Trump, la Brexit, la Catalogna, ad est il focolaio balcanico, ucraino, i nazionalismi post comunisti, a sud il mare dei naufragi, le guerre e le bombe. In mezzo a tutto questo cosa fa l’Europa ? Litiga facendo il gioco di chi la vorrebbe annichilire (…), abbiamo un’identità debole, non siamo ancora una nazione, ci rimane dunque come unica definizione un’identità razziale che non esiste.

Oggi un altro dramma minaccia il continente, quello della migrazione. Oltre che della solitudine e dello spaesamento è il dramma di chi ha perso la famiglia e la patria e l’identità e non ha più nulla, nemmeno forse la speranza e la sofferenza è infinita. Infatti nel testo si dice che alcuni confini ti vengono incontro, altri ti vengono addosso, giustamente, se si pensa specialmente a Viktor Orban, il premier ungherese che ha ordinato la linea dura contro i migranti.

A me è toccato varcare uno di questi confini impossibili nell’89, a ridosso d’un viaggio di gruppo che feci a Varsavia, all’epoca del generale polacco e dittatore Iarulzeski, poco prima che desse le dimissioni e si aprissero per la Polonia le porte a libere elezioni. Il nostro folto gruppo di latinisti del Colloquium Tullianum tentò allora arditamente di seguire il Presidente Andreotti che andava in missione sotto l’egida di Papa Wojtyla e fummo trattenuti alla frontiera per parecchie ore sotto la minaccia delle armi, prima di entrare. Quel confine fu superato in nome di Cicerone e familiarizzammo con la popolazione, ma oggi i migranti sono di altra natura che non noi intellettuali alla ricerca del brivido della cortina di ferro. Cercano di sfuggire a guerre, fame, carestie, schiavitù.

I confini sono spesso pericolosi ed impervi come la via per la Francia attraverso le Alpi, per la quale s’avventurano i migranti sfuggiti ai severi controlli delle guardie nazionali. La loro salvezza è nello sconfinamento.

La ricerca è complessa e ben documentata,  presenta in forma talvolta dialogica i vari interventi: dello scrittore Claudio Magris  per Trieste e dintorni, di Paolo Rumiz, giornalista della Repubblica e del Piccolo di Trieste, di Josè Tolentino  Mendonca, una delle voci più autorevoli  della cultura portoghese, di  Eugenio Borgna, libero docente in psichiatria dell’Università di Milano, di Uliano Lucas, fotereporter indipendente di Milano, della scrittrice di origine armena Antonia Arslan e degli scrittori  sopra nominati: Abraham  Yehoshua e Giorgio Pressburger.

Gaetanina Sicari Ruffo

LAISSER UN COMMENTAIRE

Please enter your comment!
Please enter your name here

La modération des commentaires est activée. Votre commentaire peut prendre un certain temps avant d'apparaître.