Allarme in Francia per le violenze sessuali e pedofile.

Decisamente i tempi sono cambiati. Un secolo fa la Francia era un’isola felice in opposizione ad una Europa bigotta, repressa e vittoriana. Questa era la terra celebrata e cantata da poeti e intellettuali di tutto il mondo per la libertà dei costumi e che donava amore tanto da essere di riferimento per tutti i continenti. Tutti sognavano Parigi per raccontarne la modernità e l’emancipazione.

Oggi il quadro è drammaticamente cambiato, dopo i recenti e tragici episodi di pedofilia che hanno messo in luce tutte le défaillances del sistema giudiziario francese, a tutti i livelli, dalle inchieste della polizia, al mancato seguito alle denunce, anche reiterate, nei confronti di abusi e violenze sessuali su minori, alla magistratura che accumula vanamente ritardi e dossier su dossier; la sola Procura di Versailles ne ha accumulato 75.000 da marzo 2026 senza che a questi fosse dato seguito.

La recente morte della povera Lyhanne, una bambina del sud della Francia scomparsa, violentata e uccisa da un pedofilo, noto alla giustizia, già denunciato per altri episodi, senza che nessuna autorità giudiziaria o di polizia provvedesse ad indagare e a fermarlo, ha sconvolto definitivamente un paese, già provatissimo dalla quotidianità di questi episodi verso cui né la politica né le istituzioni riescono a porre argine.

In tutte le televisioni francesi ormai il tema è come contrastare questi continui casi di pedofilia a cui si aggiunge una quantità spaventosa di casi di violenze e aggressioni sessuali nei confronti delle donne.

Se si pensa poi anche alle violenze e ai vandalismi che, ad ogni occasione pubblica, vi sono a Parigi e in genere in Francia (ultimo esempio la vittoria del PSG alla Ligue des Champions di football) festeggiato con vaste distruzioni nel centro della capitale e con saccheggi di negozi, si capisce che la Francia oggi è uno dei paesi più violenti del continente.

Nel nuovo secolo, qualcosa si è rotto nella Francia repubblicana, ci si domanda, perché a proposito dei mondiali di calcio nel 1998, alla vittoria dei Bleus seguì una festosa e affollatissima quanto pacifica manifestazione di giubilo dei cittadini, mentre oggi a qualunque vittoria sportiva o manifestazione di festa fanno seguito incidenti violentissimi e danni gravi.

La questione è evidentemente politica. I cittadini, nei diversi forum televisivi, chiedono con crescente ansia alle istituzioni di fornirsi di armi e strumenti per mettere fine a tutto ciò. Alla manifestazione di solidarietà per la morte di Lyhanne la parola d’ordine era: “Plus jamais ça!

Per essere più chiari diamo alcuni dati che francamente se non fossero di fonti governative o della stessa polizia, ci apparirebbero inverosimili.

Da alcuni anni, ci sono medie di 165.000 aggressioni pedofile annue. Aggressioni perpetrate in diversi contesti e non solo familiari, si parla di palestre, piscine, ospedali, del vicinato, di parenti di amici dei bambini vittime, per non parlare della scuola primaria. Solo a Parigi in un anno in 75 scuole, lavoratori del personale del comune, addetti al doposcuola sono stati autori di aggressioni e violenze sessuali pedofile. Il Comune socialista di Parigi difronte alle reiterate denunce dei genitori delle vittime ha cercato di sminuire, di sdrammatizzare, non trovando di meglio che spostare il personale colpevole in altre scuole, consentendo così ai predatori di avere nuovi terreni di caccia per soddisfare le proprie voglie. Alla fine, l’amministrazione della socialista Hidalgo ha sospeso i colpevoli continuando tuttavia ad elargire loro lo stipendio purché restassero a casa. Uno sconcio; una macchia indelebile sul Comune di Parigi, la cui guida socialista, comunque, malgrado tutto è stata premiata e confermata dal recente voto amministrativo.

Ci sono poi casi di pedofilia che sconvolgono per la reiterazione indisturbata del delitto. Si pensi al caso del chirurgo Joel Le Scouarnec oggi in pensione e che a 74 anni viene finalmente inquisito perché si è scoperto che durante la sua carriera ha commesso 299 violenze carnali a danno di bambini (maschi e femmine) di età inferiore a undici anni.

Peraltro, gli abusi sessuali su minori in Francia sono un fenomeno trasversale che riguarda tutti i ceti, tutte le categorie sociali. Dal mondo rurale, ai mediatici intellettuali, dai politici alle varie professioni, dai bidelli delle scuole a, come visto, il personale medico e ospedaliero, non c’è settore che sia libero da queste violenze.

A questo va aggiunto che l’Osservatorio sulle violenze alle donne in Francia rileva che nel solo 2023, 277.000 donne hanno subito aggressioni e/o violenze sessuali, per il 54% da persone a loro note. La sensazione è che oggi questi dati vanno considerati in crescita anche perché il solo punto positivo è che sono aumentate enormemente le denunce delle donne che sempre più sentono il bisogno di testimoniare sulle proprie terribili esperienze.

Anche in questo caso spiccano dei casi che credo costituiscano un unicum nella casistica criminologica mondiale. Ci riferiamo alla vicenda, arrivata anche nelle cronache italiane di Gisèle Pellicot che drogata dal marito in dieci anni ha subito violenze carnali da almeno 50 persone, tante sono quelle che nel processo si è riusciti a reperire. Queste persone erano di ogni tipo: giornalisti, idraulici, professionisti disoccupati, c’era di tutto. La vittima ha potuto metabolizzare solo negli anni e con lunghe terapie psicologiche il suo dramma. Un’esperienza che poi ha raccontato in un libro edito anche in Italia dalla Rizzoli con il titolo: “Un inno alla vita”.

Un ulteriore e significativo dato è quello sempre dell’Osservatorio Nazionale sui femminicidi in Francia : nel 2024 sono stati 1283, dati che sembrano in aumento.

Sulle violenze carnali e le aggressioni sessuali, ciò che sgomenta è la qualità dei denunciati, verso cui è doveroso attendere, in ogni caso, i verdetti definitivi della giustizia, ma certo è che moltissimi personaggi, dello spettacolo, rassicuranti figure televisive, simboli dello sport, del cinema, celebri anchorman e finanche cantanti, con l’ultimo caso quello di Patrick Bruel, accusato anche lui di violenze e aggressioni sessuali. Insomma, ogni personaggio pubblico o dello spettacolo è oggi a rischio denuncia. Chi scrive confessa di faticare a trovare casi analoghi in Italia e si dice questo solo per marcare il fatto che la Francia sembra attraversata da una situazione del tutto particolare e che ha difficili riscontri paragonabili con altri paesi.

Come detto, tutto questo non può essere derubricato come casuale, è evidente che sono dati indicativi di un malessere sociale, finanche culturale, che attraversa la Francia, un malessere a cui la politica, sempre più disprezzata dai cittadini, non sembra capace di dare risposta.

La realtà è che da una parte la Francia, sempre più in crisi d’identità, è oggi anche vittima di una crisi economica grave e di una crisi di valori che porta disorientamento nella comunità.

A tutto questo si oppongono lassiste politiche governative, una magistratura che come accade anche in Italia, si fa oggetto e soggetto di battaglia politica dimenticando i propri doveri e i giuramenti di fedeltà alla Costituzione. Ecco così come i 480 casseurs arrestati che a Parigi hanno messo a ferro e fuoco la città, neanche ventiquattro ore dopo sono liberi e felici di raccontare ai loro amici le proprie malefatte.

In Francia ormai non c’è più certezza del diritto ma neanche certezza delle pene. Infatti, Barella che è l’aguzzino della sventurata Lyhanne ha potuto agire per anni indisturbato, malgrado su di lui vi fossero diverse denunce mentre il cantante Bruel, certamente più mediatico, è stato messo in gattabuia sulla base delle solo denunce ricevute.

Come a dire che, nella Francia di oggi, finanche la legge non è garantita che sia uguale per tutti.

I cittadini chiedono soluzioni e non le fumose e astratte ricette della sinistra francese che vuole solo sdrammatizzare e cogliere l’occasione per accanirsi contro il presidente Macron: dare più soldi alla scuola, creare più uguaglianza tra i cittadini, creare più spazi verdi, aumentare le politiche di integrazione sociale, aumentare le ore di educazione sessuale nelle scuole, ecc. Belle parole ma, i pedofili non è che si fermano perché i bambini fanno i corsi di educazione sessuale. Quella francese è un’emergenza che chiede risposte urgenti, ferme, risolute e non lassiste.

Certo, occorre aumentare gli organici di magistratura e di polizia, ma magari viene utile anche la imprescrittibilità di questi reati contro la persona, ma forse come in altri paesi (vedasi la Gran Bretagna, la Polonia, la Spagna) occorrerebbe rendere pubblici su internet i nomi e i volti di tutte le persone che hanno già avuto condanne definitive per violenze pedofile, così da permettere a genitori, imprenditori e istituzioni, di capire per tempo a chi si affidano i propri bambini. C’è, specie a destra, chi propone di rimettere la pena di morte per questi reati o anche per i reati di terrorismo. Francamente dubito che la pena di morte o anche l’ergastolo possano essere una risposta esauriente al fenomeno. Il pedofilo, come la psichiatria evidenzia, nel 99% dei casi, non riesce a trattenere i propri impulsi, e aumentarne la pena carceraria, senza considerare le condizioni pietose delle carceri superaffollati francesi, non risolve. Probabilmente molto meglio sarebbe, come chiedono in tanti, provvedere con la castrazione chimica nei loro confronti, una cosa che toglierebbe l’impulso a commettere il crimine, permettendo così allo stesso tempo di non affollare ulteriormente le prigioni.

Naturalmente, la castrazione, sia pure solo chimica, genera infiniti dibattiti etici e politici, ci si angoscia, in alcuni settori, sul rispetto dei diritti umani del carnefice e non solo della vittima, ma occorre dire che il fatto di essere una democrazia non deve indurre necessariamente a politiche lassiste o buoniste. La democrazia è il valore dei valori, nel quale si contemplano e ritrovano concetti come libertà, eguaglianza, solidarietà, rispetto dell’altro. Tutti principi da difendere e consolidare. In tal senso bisogna anche accettare il fatto che la repressione dei reati, anche con nuove e sperimentate metodologie, serve proprio alla difesa della democrazia.

Il cantante Patrick Bruel

Certamente, non basta un’opera sia pur necessaria di repressione del crimine, occorre anche una battaglia culturale perché il paese ritrovi la sua anima, ristabilisca i canoni della professionalità, dia senso e valore alle proprie istituzioni, cominciando proprio dalla scuola e dalla famiglia che sono alla base delle nostre società. Ristabilendo l’autorevolezza di soggetti come gli insegnanti sempre più ridimensionati nella società di puro spettacolo che siamo diventati. Ridare valore alla vita, ristabilire i ruoli, ad esempio nei nuclei familiari, investendo le persone della propria responsabilità.

Non si possono considerare i vandali, che in ogni occasione fanno danni a Parigi, come goliardi che provengono da sventurate periferie, in primo luogo perché se quelle periferie sono sventurate qualcuno ne avrà avuto la responsabilità e in secondo luogo, perché quelle periferie non sono abitate solo da vandali ma anche da persone per bene che spesso sono dimenticate proprio dalla politica. Responsabilizzare le famiglie rende anche comprensibile l’idea che, se i minori, che devastano le città, sono individuati, dei danni si facciano carico le loro famiglie, questo è un modo per esigere dai genitori l’assolvimento dei loro compiti educativi.

Occorre anche dare risposte sociali. Il degrado di città come Parigi è palpabile. È vero che la citta è oggi più verde, che aumentano le piste ciclabili e diminuisce l’inquinamento ma è anche vero che la città è lercia, popolata da senza tetto che vivono all’addiaccio, senza nessuna cura da parte dell’amministrazione cittadina, che lo spaccio di droga è in aumento e che l’integrazione sembra una meta irraggiungibile, in un paese che sembra vergognarsi sempre più della propria identità, della propria storia e dei propri simboli. Una cosa che aumenta le separazioni tra i gruppi etnici, per cui l’antisemitismo accelera, l’ostilità verso i musulmani pure con una comunità sempre più chiusa in sé stessa, con i francesi che su temi come l’immigrazione e l’integrazione tacciono, omettono, magari desiderano ma comunque temono di esprimersi.

Un contesto come questo rende più comprensibile il senso di abbandono e il rischio che la propria vita privata chiusa tra silenzio, omertà e inefficienza possa sempre più favorire la cronicità e l’incancrenirsi di questi fenomeni delittuosi.

Nicola Guarino

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Nicola Guarino
Nicola Guarino, nato ad Avellino nel 1958, ma sin dall’infanzia ha vissuto a Napoli. Giornalista, già collaboratore de L'Unità e della rivista Nord/Sud, scrittore, avvocato, direttore di festival cinematografici ed esperto di linguaggio cinematografico. Insegna alla Sorbona presso la facoltà di lingua e letteratura, fa parte del dipartimento di filologia romanza presso l'Università di Parigi 12 a Créteil. Attualmente vive a Parigi. E’ socio fondatore di Altritaliani e anche scrittore ("Tutto qui" - Graphe.it ed., è uscito nel 2024).

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