Giovane poesia italiana: Luca Chendi con il libro ‘Yellow Goods’

Il secondo autore che vi proponiamo per novembre nella nostra rubrica Missione poesia, è Luca Chendi con un libro edito quest’anno da Minerva Edizioni che, come dice lui stesso “abita i margini”, ovvero si occupa di mettere in relazione la parola poetica con figure che ostinatamente resistono, restano in determinate situazioni anche quando sembrano incrinarsi, magari tendere alla fine: è lì che lo sguardo del poeta si sofferma senza voltarsi, è li che la sua voce si affina anche senza poter consolare né i protagonisti né il lettore.

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Luca Chendi nasce nel 1995 a Bologna. Ha vinto i concorsi Guido Zucchi (2016) e Peppe Renzi (2018), mentre nel 2020 è finalista ai concorsi Vita Alla Vita e Poeti Oggi. Nel 2024 è finalista al premio Prato Poesia e per il Festival Internazionale di Poesia di Cuba è inserito nell’antologia poetica Palabras jóvenes de Italia – Giovani parole d’Italia. Nel 2025 suoi inediti sono inseriti nel secondo Sfogliabile di Laboratori Poesia. Nel 2026 è selezionato per la seconda antologia di Macabor dedicata ai giovani poeti, in corso di pubblicazione. Suoi inediti sono inseriti nel n. 59 della rivista “Poeti e Poesia” a cura di Elio Pecora, sui siti “Laboratori poesia”, “La Repubblica”, “Rai Poesia”, “Poesia del nostro tempo”, “Inverso – Giornale di Poesia”, “L’Altrove”, “Poeti Oggi”, “Centro Cultural Tina Modotti”, “La poesia e lo spirito”, “Il posto delle parole”, sui blog “Taut”, “fabriziobregoli.com”, “Border Liber” e su “Sette-Corriere della Sera”. Suoi versi sono tradotti in inglese, francese e spagnolo. Ter(r)apeutica (Lietocolle, Ronzani Editore, 2023, premio Alda Merini) è la sua opera prima. Nel 2026 esce con il libro Yellow Goods (Minerva Edizioni) ed è già vincitore del Premio Montefiore.
https://www.minervaedizioni.com/yellow-goods.html

Conosco Luca Chendi da diverso tempo e sono molto lieta di averlo ospitato nella collana di poesia Cledie della Minerva Edizioni, che curo insieme ad Alessandro Anil, e di poterlo presentare a Bologna, il 4 novembre, insieme a Gabriele Garofalo, nella nostra rassegna Un thé con la poesia. Luca è un ottimo autore, la sua poesia indaga il mondo, le inquietudini, la realtà accompagnandola nel suo itinerario senza sovraccaricarla di significati ma raccogliendo e conservando il necessario, quello che può e deve restare al di là di tutto.

Yellow Goods

Ogni poeta ama la propria poesia, anche quelli che ci raccontano di aver riletto i libri scritti nel passato e di non aver riscontrato corrispondenza nel presente, facendoci credere quasi di rinnegare i testi scritti in precedenza. Ogni poeta ama la propria poesia, e ci sono quelli che lo dicono apertamente, senza compiacenza ma anche senza vergogna: Luca Chendi è uno di questi, specie quando dice: “Ho amato scriverlo come si amano le cose necessarie. L’ho fatto con una parola che rimane sempre accanto. È un tentativo di non voltarsi altrove.” Trovo che sia molto chiaro l’intento di questo autore che così si esprime, ampliando il discorso, anche nelle domande a lui poste in apertura del libro (come da regola della collana editoriale). La sua ricerca di una parola che rimane accanto che, nel momento stesso in cui smette di voler dire tutto, perde autorità ma inizia a lavorare è un’intuizione forte ma probabilmente vera, o almeno vera per lui che la sente così sua, così importante per la sua scrittura. Sicuramente, in questo libro, la scrittura di Luca Chendi non si presenta come un’arma invadente che ferisce la pagina ma come una compagna che resta sul confine di questa e soprattutto sul confine dei versi e di ciò di cui trattano, senza appoggiarsi al contenuto o alla forma ma semplicemente essendoci, esponendosi e mettendosi a disposizione della tensione emotiva, del punto instabile dove lo sguardo può ancora permettersi di decidere come guardare le cose. Non è affatto un ragionamento semplice, anzi la complessità che ne emerge potrebbe portare a una mancanza di comprensione perché la poesia, in fondo, è sempre stata un modo per ricreare il mondo: per Luca Chendi non è così. La poesia, o meglio la parola poetica non deve trovare consensi, non deve dare visibilità ai concetti ma deve creare un attrito perché tutto continui a muoversi, anche in maniera imprevedibile. Creso che di fondo ci sia una necessità, che ogni autore che si rispetti sente, di trovare un proprio modo di scrivere, un proprio modo di intendere soprattutto la poesia, e un proprio modo di sentirsi parte di un progetto che deve tendere a non accomodarsi troppo sulla pagina, ma deve invece scovare quelle insicurezze e insinuarsi nell’opaco del pensiero, per poi renderne conto al lettore.

Dunque va in questa direzione la poesia che Chendi ci propone in Yellow Goods, locuzione presa in prestito dalla grande produzione americana, usata per catalogare i beni durevoli di consumo, concentrando su tre sezioni: Quel che resta dei modi possibili, Triage anestetico per un cane stanco, I figli sono madri il contenuto del libro stesso. La cosa che salta all’occhio immediatamente è fatta di numerose presenze (bambini, amanti, donne, cassieri…) che formano una comunità, senza potersi riconoscere in una propria identità, ma solo in un tentativo di resistere (alla vita? alla realtà? al malessere?) osservando ciò che accade e trovando fratellanza in una vera mancanza di appartenenza: Il cassiere sa di aver sbagliato/ha messo a nudo la bambina./Adesso lei sa fare la conta distinguere/ogni moneta e valore preciso. […]
Forse sono gli oggetti ad avere un significato maggiore, a caricarsi di quel correlativo oggettivo che permette di associarli a emozioni quali quelle derivanti dalla memoria, dal desiderio, da un immaginario pensiero di collettività: Vivono di fianco/le cose che ricordano/animano per un attimo/il mondo poi/tornano a perdere/il volto/come una visione. […]
Le persone sono invece fragilissime, instabili, consumate dai dubbi, forse sembrano cercare qualcosa che gli procuri una via d’uscita: Si rinasce figli partorendo un universo/somigliarsi è una scommessa rara.//Non sanno cosa sia il silenzio/sbattono una porta che/da sempre ha cigolato./Ora dominano/loro questo rumore.

In queste dicotomie si forma così la parola poetica di Luca Chendi che non usa la lingua come ancora di salvezza, ma come tentativo di mantenere vive quelle vibrazioni che consentono di sentire ciò che accade intorno a noi, e che può essere considerata una parola ampiamente appartenente alla poesia del panorama letterario contemporaneo.

Alcuni testi da: Yellow Goods

Aprono dicono
che devi rinascere
infilano
lastre di marmo.

Ora sei anche tu un Santo
preciso spento a volte
adorato in un quadrato.

Un pellegrino si ferma e dice
ciò che è stato
prima di diventare anche lui
statua.

*

Sugli scalini si scompongono i bambini,
dicono sia l’ora d’aria.
Le case di fronte si aprono
il vento è tutto per loro.

Quando verranno raccolti i ragazzi
lo sanno con certezza lo possono indicare sul campanile.
non esiste nessun trucco, un segreto
che non ha più tempo.

Così poi solo da adulti lasciano un solco
un’assenza che si fa strada
più chiara o solo vuoto.
Non credono più
che accesa una candela sia
ricordare.

*

C’è un amore nel portare su il dolore
una pelle fredda e la fronte come fonte di pioggia
inesauribile.
Una goccia alla volta taglia le guance e una via
si fa fessura tra palazzi vuoti.
ogni onda ha bisogno di un muro
un mae che non smette di tornare.
Così il lutto non ha fuoco ma rimandi
salati quanto basta per ferirsi
Ma si ama ancora chi crede nel dolore come fiamma
un rubino che frantuma il volto
se lo raccogli ti bruci e ti consumi
ogni cristallo un brivido che non passa.

*

Si svegliano sempre con la voglia di colazione
il latte è una nuvola sacra
che si trasforma in un sogno.
Ancora possono dire che è segreto
qual è il chiaro collegamento tra un cervo,
un amico e un viaggio.
Ma poi subito appare manifesto
un fantasma raccolto nell’alba
un biscotto caduto nella tazza si rompe
l’incantesimo non lo recuperano più.

*

Si rinasce figli partorendo un universo
somigliarsi è una scommessa rara.

Non sanno cosa sia il silenzio
sbattono una porta che
da sempre ha cigolato.
Ora dominano
loro questo rumore.

 Cinzia Demi
Bologna, ottobre 2026

P.S.:
_cidpetit_2db8fc4034a725bd5b7594d6e8e98e000a09c538_zimbra.jpg“MISSIONE POESIE” è una rubrica culturale di poesia italiana contemporanea, curata da Cinzia Demi, per il nostro sito Altritaliani di Parigi. Altri contributi e autori qui: https://altritaliani.net/category/libri-e-letteratura/missione-poesia/

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Cinzia Demi
Cinzia Demi (Piombino - LI), lavora e vive a Bologna, dove ha conseguito la Laurea Magistrale in Italianistica. E’ operatrice culturale, poeta, scrittrice e saggista. Dirige insieme a Giancarlo Pontiggia la Collana di poesia under 40 Kleide per le Edizioni Minerva (Bologna). Cura per Altritaliani la rubrica “Missione poesia”. Tra le pubblicazioni: Incontriamoci all’Inferno. Parodia di fatti e personaggi della Divina Commedia di Dante Alighieri (Pendragon, 2007); Il tratto che ci unisce (Prova d’Autore, 2009); Incontri e Incantamenti (Raffaelli, 2012); Ero Maddalena e Maria e Gabriele. L’accoglienza delle madri (Puntoacapo , 2013 e 2015); Nel nome del mare (Carteggi Letterari, 2017). Ha curato diverse antologie, tra cui “Ritratti di Poeta” con oltre ottanta articoli di saggistica sulla poesia contemporanea (Puntooacapo, 2019). Suoi testi sono stati tradotti in inglese, rumeno, francese. E’ caporedattore della Rivista Trimestale Menabò (Terra d’Ulivi Edizioni). Tra gli artisti con cui ha lavorato figurano: Raoul Grassilli, Ivano Marescotti, Diego Bragonzi Bignami, Daniele Marchesini. E’ curatrice di eventi culturali, il più noto è “Un thè con la poesia”, ciclo di incontri con autori di poesia contemporanea, presso il Grand Hotel Majestic di Bologna.

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