Evento artistico a Palazzo dei Diamanti di Ferrara fino a gennaio 2027. Oltre 120 opere per scoprire i nuovi sguardi sulla natura e sulla modernità dei più grandi maestri europei e italiani attivi tra l’Ottocento e il Novecento.
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A Ferrara, culla e cuore della civiltà e cultura rinascimentali estensi, ha appena aperto i battenti una splendida mostra, ricca di capolavori grandi e sommessi, più piccoli, ma ugualmente attraenti, allo stesso modo una gioia per gli occhi del visivo fruitore.
Da Monet a Van Gogh a Kandinsky. Nuovi sguardi sulla natura e la modernità resterà in parete con i suoi 120 capolavori tra dipinti, disegni e incisioni, provenienti in larga parte dal Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, affiancate da lavori appartenenti a importanti collezioni pubbliche e private italiane, fino al 10 gennaio 2027.
È stata organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte, in collaborazione con il succitato Museum di Rotterdam e con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara. È stata curata da Sandra Kisters e Vasilij Gusella.
Se ami veramente la natura troverai la bellezza ovunque – disse VAN GOGH, citato in mostra.
E la frase ben si attaglia a quelle opere rivolte ad un preciso iter libero però di far spaziare gli occhi e la mente sul tema del Paesaggio, dapprima naturale, poi via via urbano che è il nucleo di tutto, per rarefarsi e rendersi, enfin, astrazione pura nel rapporto tra l’artista e ciò che lo circonda.
È passaggio e metafora della vita moderna, di quella grande stagione tra il XIX ed il XX secolo dopo la quale nulla sarà più se stesso, un’epoca irripetibile e conquistata a duro seppur imprescindibile prezzo per l’Ulteriore, quel futuro che ancor oggi continuiamo, mutatis mutandis, a vivere.
Ed i nomi dei protagonisti di quella che non fu solo Arte, son davvero grandi: Monet, Van Gogh, Renoir, Degas, Berthe Morisot, Mary Cassatt, Gauguin, e poi Signac, Redon, fino a Picasso, Bonnard, Vuillard, Jacoba van Heemskerck, Kandinsky.

In parete, essenziale glossa, alcuni dei maggiori autori dell’Arte Italiana tra Otto e Novecento come Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Giovanni Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini e due ‘immensi’ ferraresi – ognuno a modo proprio – Gaetano Previati e Giovanni Boldini.
La visita prosegue fino alle étoiles, alcune in parte, del Futurismo, Boccioni, Carrà, Sironi e dell’Aeropittura Futurista, come il fantasmagorico Tullio Crali, anche se le sferzanti pennellate di uno dei capolavori in mostra di Boldini, I due cavalli bianchi, conservato a Ferrara, precedono di quasi 30 anni quelle dei Futuristi ‘canonici’.

Eppure anche le grandi esposizioni come i grandi della Storia sono ‘sulle spalle dei giganti’.
Circa una ventina di anni fa due stupendi eventi, anche da un punto di vista squisitamente didattico, una dopo l’altra curate da Marco Goldin per il Museo di Santa Giulia a Brescia, ed allora come questa diffuse dallo Studio Esseci Comunicazioni, vertevano sullo stesso fondamentale fil rouge che informa la mostra di Ferrara e come essa culminavano nella punta estrema della rarefazione concettuale di cui si parlava più sopra: l’arte di Piet Mondrian che anche qui chiude e chiosa, nell’ultima sala, il formidabile percorso.

Maria Cristina Nascosi Sandri
(logo dell’articolo: Palazzo dei Diamanti di Ferrara)






































