Quello che avviene in questi giorni nelle scuole francesi deve far riflettere. Se è dovuta la condanna delle violenze che incendiano le strade della Francia, con l’inammissibile e sconsiderata aggressione di giovani che versano letteralmente benzina su presidi e professori, francamente va detto che tuttavia il tema scuole non può ridursi a una sola questione di ordine pubblico e di repressione.
Dietro questo malessere, cavalcato oggi ad arte da chi soffia sul fuoco come la France Insoumise di Melanchon che, in prossimità delle elezioni, vuole gettare la Francia nel caos più di quanto non lo sia già, c’è molto di più. C’è un problema che riguarda non solo la Francia ma tutte le democrazie occidentali (finanche banale dirlo, visto che fuori dall’occidente è difficile oggi trovare delle democrazie). Il punto è decisamente culturale e sociale, quando io ero più giovane, in Italia, ai tempi della prima repubblica, frequentavo un liceo che sia pure in un vecchio edificio, raccoglieva studenti di ogni ceto sociale, creando una interconnessione tra i giovani dove sia pure con fatica alla fine il merito valeva e chi studiava ricco o povero che fosse poteva vedersi riconosciuto. Certo erano scuole con pochi mezzi ma con un ottimo personale fatto di professori carismatici e preparati, capaci di catturare l’interesse degli allievi.

Nella Francia di oggi il merito fatica oltre misura, ad esempio esiste una differenza abissale tra le scuole del centro di Parigi, ad appannaggio delle classi più abbienti rispetto a una moltitudine di scuole della periferia che sono non solo degradate fisicamente, strutture prive di riscaldamenti in inverno e finanche di ventilatori in estate, abbandonate a se stesso con finestre rotte, bagni a volte privi, così raccontano gli studenti e il personale, di acqua ma finanche di carta igienica, classi realizzate con materiali che nei mesi estivi diventano con le odierne temperatura dei forni crematori, popolati di scarafaggi e topi, che obbiettivamente rendono invivibili quegli edifici che dovrebbero essere il templi della gioventù le sedi della formazione educativa, morale e di istruzione e cultura dei giovani. Come non bastasse c’è da chiedersi del livello delle odierne generazioni di docenti che spesso anche incolpevoli sono posti allo sbaraglio, privati di ogni autorevolezza, abbandonati a sé stesso, tanto da essere costretti in taluni casi per mancanza, finanche a fornire loro del materiale didattico per gli stessi studenti.
Il grande assente è proprio la politica ridottasi ad essere solo una macchina creatrice di personaggi e impegnata, pur priva di ogni visione ideale e di progetto, a raccogliere in ogni modo e vanamente il consenso elettorale, senza dare alcun valora al futuro specie a quello dei propri giovani. Gli insegnanti sottopagati, spesso impreparati, privati di ogni autorevolezza, avviliti e sviliti vanno a scuola con la sola preoccupazione di ritornare a casa sani e salvi, magari scampando alle ire di presidi poco comprensivi e da studenti e genitori spesso violenti e che ai professori spesso rivolgono solo il loro disprezzo.
In questo contesto la parola merito perde ogni significato in un sistema dove essere abitante al centro e quindi borghese ti consente di essere un privilegiato che forse potrà “godere” di un corso di studi appena decoroso, se sei povero e in periferia neanche quello ti è concesso e forse sarai promosso solo perché in queste condizioni lo studente è ingiudicabile.
Risultato è che in una scuola priva di merito, e che merito può esserci se le condizioni di partenza sono ineguali, le percentuali di promossi nel nostro occidente sono sempre più prossime al 100X100. Un dato di cui non si può certo essere fieri e lo si capisce bene considerando il livello non culturale ma di semplice istruzione della media degli studenti che pervengono all’universitari dove arrivano studenti che, non solo per loro colpa, sono di una ignoranza spaventosa.
Il nostro è un mondo dove a tutti i livelli dalla politica alla famiglia, dalla scuola al lavoro, la parola responsabilità è scomparsa.
La scuola deve (non dovrebbe) essere il primo obiettivo di qualunque politica, di qualunque orientamento. La scuola deve essere il centro dell’incontro delle diversità culturali e sociali, il punto di costruzione della coesione e solidarietà umana e sociale. La scuola deve tornare ad essere lo spazio dove i ragazzi si formano e si istruiscono, insisto si istruiscono, perché dalla scuola Mary Poppins di morettiana memoria ad oggi quel luogo è diventato tutto e di tutto tranne che lo spazio dove si insegna e si apprende.
Per carità si insegni non in modo passivo, il professore sia geniale, un vero stimolo all’acculturamento e allo sviluppo delle capacità di apprendimento dei ragazzi, se non è così l’insegnante è inutile, ma per fare questo lo Stato e in particolare la politica devono creare le condizioni.

Le condizioni oggi non ci sono per esplicita scelta della politica che sembra incapace di capire che una scuola che funziona crea inclusione, felicità, conoscenza, capacità critica di vedere sé stessi e il mondo e soprattutto crea una classe dirigente, professionale e del lavoro capace di reggere le sorti future del paese.
Non capire questo significa condannare i giovani del nostro mondo a un destino d’incoscienza, di incapacità di essere soggetti del mondo finendo per esserne solo oggetti, significa segnare la morte della democrazia.
Solo la scuola può salvare il nostro sistema e per questo che le forze politiche di destra o di sinistra che tengono a cuore il modello democratico e occidentale delle nostre società devono investire su questa e imporsi di dare risposte sostanziose a questo che è il cuore del nostro futuro. Un impegno urgente e su cui occorre visione e comunione di intenti da parte di tutto il panorama politico occidentale e non solo nazionale.
Nicola Guarino




































