Trump, Mieli e l’Unesco. Il caos.

Elzeviro. Dopo l’elezione di Donald Trump il mondo democratico si è interrogato.

Come è possibile che un personaggio di tale bassa qualità intellettuale e politica diventi presidente eletto negli Stati Uniti? Senza dubbio la democrazia americana ha retto molto bene. A differenza di altri paesi occidentali, il sistema dei partiti non è stato messo in discussione. Inoltre l’equilibrio dei poteri tra parlamento e presidenza è rimasto inalterato. Ma la politica estera ha subito un colpo.

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L’aggressività mostrata nel caso siriano, in quello coreano e poi rispetto all’accordo con l’Iran, mette in campo un elemento di rischio di gravità inaudita. Tra 12 e 13 ottobre 2017 Trump ha comunicato che gli Stati Uniti lasceranno l’Unesco e abbandoneranno l’accordo sul nucleare con l’Iran. Sono due passi che minano alla fondamenta le Nazioni Unite.

Sul Corriere della Sera, Paolo Mieli ha difeso la decisione americana di abbandonare l’Unesco. I suoi motivi sono basati su questioni molto serie che riguardano il popolo ebraico e Israele. Mieli attacca l’Italia e la sua politica estera accusandola di miopia. Ma è lui che guarda solo al suo ombelico. (Vedi: Le troppe distrazioni
dell’Italia sull’Unesco)

L’aspetto più triste è vedere che oramai non c’è modo di ragionare serenamente sul mondo. Ognuno per la sua strada. Regni il caos.

Post scriptum: auguri di buon lavoro ad Audrey Azoulay*

Emidio Diodato

Associate Professor of Political Science and International Politics

Università per Stranieri di Perugia

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