L’invisibile che si fa corpo: il realismo magico di Costanza Savini in ‘Radice Madre’

In vista dell’incontro letterario a Parigi con Costanza Savini — previsto per martedì 27 ottobre a La Libreria —, proponiamo una lettura critica del suo ultimo romanzo, Radice Madre. Di corpi, piante e genealogie invisibili (2026, Aiep). Un’opera al confine tra realismo magico, indagine somatica e mistero familiare, che Carla Cristofoli esplora per noi prima di dialogare con l’autrice.

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L’eccezione, la strana coincidenza, la soluzione immaginaria, ecco cosa mi viene in mente quando rifletto al lavoro di Costanza Savini. L’autrice bolognese con una formazione in Giurisprudenza e in Bioenergetica vanta un percorso solo apparentemente eclettico, in realtà la sua ricerca, almeno al mio sguardo, è molto coerente, sempre ritrovo, leggendola, e credo di aver letto quasi tutta la sua produzione, l’attitudine e la capacità di inserire elementi strabilianti e magici all’interno dell’esistenza, rompendo le regole della logica ordinaria e tale rottura, la Savini, l’accoglie, traducendola in una forma di realismo magico in cui il quotidiano si apre continuamente all’imprevisto e all’anomalia.

“Radice Madre. Di corpi, piante e genealogie invisibili”, uscito quest’anno per le edizioni Aiep, è probabilmente la summa di questa sua ricerca, una vera e propria Wunderkammer narrativa, che qui non sono cabinets de curiosités, ovverossia stanze piene di oggetti rari ed eccentrici, ma situazioni surreali, coincidenze improbabili che continuamente giocano con il paradosso: Adalia, voce narrante del romanzo e che tutti chiamano Ada, il cui nome le viene da una coccinella carnivora, ma che del predatore non ha niente, è al contrario lenta, meditabonda, caratteristica questa che urta la madre Monica Ruiz, la quale, invece, è rapida, attiva, regina felice e oscura dell’istituto di genetica vegetale.
Nasce così la relazione tra Ada e sua madre Monica, la prima che tarda a nascere, l’altra che ha fretta di partorire, la piccola che si attarda al capezzolo materno, la donna che ha fretta di tornare alle sue cose. È nel sogno che Ada si muove velocissima, andando “da un posto all’altro, (…) da una realtà a un’altra… Avanti e indietro. Indietro e avanti”.

E tale è il procedere di questo romanzo che si muove svelto di capitolo in capitolo, strutturati come una sorta di trattato scientifico, introducendoli sistematicamente con le preposizioni « De… » o « Di… » e risponde a un preciso intento letterario e strutturale. Nel romanzo, Ada ricostruisce la complessa storia di sua madre Monica, ricercatrice piuttosto anticonvenzionale, attraverso la lettura di taccuini, tutti blu, ritrovati per caso nel baule dello studio materno.

I taccuini blu raccolgono vent’anni della vita di Monica Ruiz attraverso considerazioni scientifiche, fotografie, pensieri. E ci danno l’occasione, non solo di capire lo studio della ricercatrice che analizza le piante come sistemi viventi in comunicazione con l’uomo, ma soprattutto offrono ad Ada la possibilità di rimettere insieme le tessere di un mosaico e ricomporre una “genealogia invisibile”. Ogni capitolo è anche un ritratto, in un romanzo in cui non esistono personaggi principali, ma tutti lo sono e nessuno è secondario: la madre, il padre Carlo, “libero e selvatico, sempre in fuga”, la nonna Geraldina che parla uno strano miscuglio di francese e italiano, il fratello Brenno, “feto nato morto”, che la madre ha voluto conservare in vetro, proprio come un vegetale con curiose anomalie, o ancora lo zio Sandro, il misterioso fratello di Geraldina, che torna nei sogni di Monica, “l’uomo nella soffitta” che la nutre di una sostanza densa e dorata: la luce.
In una parola: la famiglia. Quella costellazione di frammenti autonomi, spesso atomizzati, difficili da assemblare, legami invisibili e coincidenze, non sempre riuscite, di mondi interiori.

Casa Museo Renzo Savini a Bologna*

E poi arriva lui, l’elemento esterno, il Professor Vitaliano Mascagni, non arriva per caso, che nulla è caso, semmai è la bella coincidenza al momento giusto: assume Ada, che colleziona lavori occasionali, come tuttofare: accompagnarlo al cinema il sabato pomeriggio, scarrozzarlo nelle trasferte di lavoro o in ospedale. Ormai ridotto a un “rottame”, il Prof. è stato un emerito della Alma Mater, ex funzionario delle Nazioni Unite, “un ambizioso tuttologo”, agronomo a suo tempo, soprattutto è qualcuno a cui sua madre Monica anni prima aveva “regalato una cellula”.
Entrambi, figlia e Mascagni, si pongono la stessa domanda: che ruolo hanno avuto loro due nella vita di Monica Ruiz? E potremmo continuare a porci domande: che cosa si è rotto nella relazione tra Carlo e Monica? Che cosa resta di Carlo dopo Monica? Che fine ha fatto Monica? Sta bene? Chiede la nonna Geraldina, È sempre bella? Chiede ancora la vecchia che da tre anni non vede sua figlia.
Ma davvero vuol saperlo? Si è davvero disposti ad ascoltare i segreti di famiglia? Guardare oltre il limite visibile del buco nero che è una famiglia?
Si potrebbe quasi dire che questo romanzo-non-romanzo è una sorta d’inchiesta in cui l’invenzione fantastica diventa lo strumento per comprendere la realtà, e forse potremmo annoverarlo tra gli altri romanzi noir di Costanza Savini, come “Il Lago in Soffitta” o “L’Occhio della farfalla”, dov’è questione di andare ad indagare sul corpo e sulle memorie somatiche, come l’idea che gli occhi umani possano fisicamente registrare e trattenere i ricordi e le immagini di un’intera vita all’interno della retina.
Qui, in “Radice Madre”, è un ombelico che piange “sangue giallo”, incenso e santità, una semplice onfalite, un residuo del cordone ombelicale rimasto in sede: “L’ultimo pezzetto di mia madre si sta finalmente staccando”, pensa Ada, forse lo spera.

Il corpo “ricorda” e l’invisibile si manifesta, la poetica letteraria di Costanza Savini esplora costantemente i territori di confine tra realtà visibile e invisibile, concentrandosi sul modo in cui i vissuti e le zone d’ombra della vita lasciano un’impronta.
È proprio da questa sensibilità per il corpo e la natura che nasce Radice Madre. Un percorso che intreccia narrazione personale, osservazione botanica, l’indagine sul corpo e sulle memorie somatiche, esplorando la complessità delle relazioni affettive: un patrimonio fatto di gesti, non detti, ma anche di radici e posture che si tramandano di generazione in generazione.

Carla Cristofoli



Costanza Savini à La Libreria ParisCostanza Savini presenterà Radice Madre a Parigi martedì 27 ottobre alle ore 19:00 presso La Libreria (89 rue du Faubourg Poissonnière). Ad accompagnarla nella moderazione e nel dialogo ci sarò io, Carla Cristofoli, per una chiacchierata a due voci che, sono certa, sarà ricca di spunti di riflessione.


COSTANZA SAVINI è considerata una delle voci più originali della narrativa bolognese contemporanea. Vive a Bologna e da anni affianca alla scrittura una ricerca che mette in dialogo letteratura, corpo, natura e spiritualità. Dopo gli studi in Giurisprudenza e il percorso in Bioenergetica presso l’Istituto di Psicologia Somatorelazionale di Milano, ha pubblicato romanzi, racconti e saggi, costruendo un percorso letterario in cui convivono rigore, sensibilità e attenzione alle relazioni umane.
La sua scrittura ha trovato spazio anche nel cinema: dal romanzo La stanza indaco è stato tratto l’omonimo film, presentato alla Festa del Cinema di Roma e premiato in numerosi festival. Nel 2026 ha inoltre firmato la co-sceneggiatura del cortometraggio Phosgene Tears to Old Kassandra, ispirato al suo racconto Radice Madre e diretto da Alessandra Pescetta, vincitore del premio per la miglior regia all’OtherMovieLugano Film Festival.

*Per i curiosi, questo il sito della Casa Museo Enzo Savini

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Carla Cristofoli
Carla Cristofoli è nata a Cagliari. Dal 2008 vive e lavora a Parigi, è co-fondatrice e responsabile di FormaRes.fr, centro online di formazione per la lingua italiana. Autrice di due racconti per bambini, nel 2024 publlica il suo primo romanzo "Diagenesi", Edizioni La Gru. Scrive regolarmente brevi racconti, pubblicati su riviste online. Dal 2015 collabora con Altritaliani.net, per il quale pubblica recensioni su romanzi, raccolte di racconti e poesia a tematiche contemporanee.

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