Il Cinquecentenario di Caterina de’ Medici. La Storia la riabilita.

Nelle relazioni storiche tra l’Italia e la Francia le celebrazioni del Cinquecentenario della morte (2 maggio 1519) ad Amboise di Leonardo da Vinci – per cui verrà prossimamente in Francia il Presidente della Repubblica Mattarella -mettono ingiustamente in secondo piano il Cinquecentenario della nascita (13 aprile 1519) a Firenze di Caterina dei Medici. Ingiustamente non perché il riconoscimento del valore artistico di Leonardo (fin dai tempi di Francesco I che lo aveva fatto venire in Francia) non sia superiore a quello della figura complessiva di Caterina, con il sangue fatto scorrere nelle guerre di religione e la strage di San Bartolomeo, quanto perché anche in Francia c’è stata negli ultimi anni una rivalutazione della sua figura nel bene oltreché nel male, da parte non solo degli storici ma anche da parte di alcune trasmissioni televisive.

Già nel 1989, nel catalogo d’un’esposizione alla Mairie del 1er Arrondissement per il quattrocentenario della morte, l’allora Sindaco di Parigi Jacques Chirac aveva scritto: c’“est l’occasion de découvrir tout ce qu’une Reine venue de Florence … apporta à la capitale en matière d’architecture”. “C’est en effet la Reine florentine et son entourage italien, riche, sensible à l’art et aux tendances nouvelles, qui firent appel à d’illustres architectes italiens et français et qui élevèrent à Paris même ces Palais et ces Hôtels, en Île-de-France ces somptueuses demeures qui enrichirent à jamais notre patrimoine”. “Cette exposition conjugue la grâce italienne et la rigueur française; l’art du jardin embellit la ville, l’urbanisme se profile, un goût artistique nouveau et un nouvel art de vivre imprègnent une société plus ouverte”. “L’exposition” témoigne “de ce que la Renaissance italienne apporta à notre Renaissance”. Permet “de mieux apprécier l’influence exercée par Catherine de Médicis qui contribua à transformer une ville encore médiévale en une cité du XVIe siècle”.

Il matrimonio di Caterina de’ Medici

Nel 2003 e 2009 con “Catherine de Médicis” (editori rispettivi: Perrin e Tempus) lo storico Jean-François Solnon ne ha evidenziato sì il pugno di ferro e gli intrighi machiavellici di cui si serviva per far rispettare la corona, ma ne ha evidenziato pure la volontà di negoziazione al fine d’evitare ulteriori spargimenti di sangue, a tal punto d’aver sperato a questo fine anche nel matrimonio del suo ultimogenito François d’Alençon con Elisabetta d’Inghilterra (a spese di Maria Stuarda, vedova di suo figlio Francesco II, da questa imprigionata e poi condannata a morte, per la quale non aveva perciò interceduto).

Nel 2015 anche nella pubblicazione fumettistica “Catherine de Médicis” dell’editore Fayard gli autori Renaud Villard (per la parte storica), Mathieu Gabella (per gli scenari) e Paolo Martinello (per le raffigurazioni) ne hanno evidenziato più l’aspetto conciliativo di quello sanguinario, pur a difesa della corona, e nel 2017 Stephane Bern ha integrato le numerose trasmissioni televisive francesi su Firenze e i Medici con quella su Caterina e i “châteaux de la Loire, de Chambord à Chenonceau” in cui, anche definendola “l’intrigante”, ha rivalutato più quanto aveva fatto per i francesi di quanto aveva fatto con il loro sangue. Nonostante dopo il suo arrivo in Francia, come moglie (a 14 anni) di Enrico II d’Orléans (matrimonio combinato da Papa Clemente VII ossia il cugino Giulio dei Medici), fosse mal vista in quanto proveniente da una famiglia di banchieri anziché di nobili; nonostante subisse (oltre al disprezzo per “la banquière”) le preferenze del marito per Diane de Poitiers più anziana di lui; nonostante l’infanzia da orfana in gran parte nei conventi, e nonostante l’infertilità nei primi dieci anni di matrimonio, alla quale sono seguiti i 10 figli di cui 3 re di Francia in nome dei quali, per le rispettive tragedie dopo che era rimasta vedova, ha regnato complessivamente fino alla morte nel 1589 (tenendo conto che, anche se l’ultimogenito al trono Enrico III ne aveva limitato i poteri, era stata anche alla fine intermediatrice con i Guise, ossia la famiglia di Maria Stuarda, nelle tensioni religiose e aveva voluto essere presente agli stati generali a Blois dove l’indebolimento fisico -in particolare dopo l’assassinio del duca de Guise- l’aveva definitivamente stremata).

In occasione del cinquecentenario della sua nascita il sito Altritaliani è lieto d’ospitare un’intervista al suo biografo Marcello Simonetta (Caterina dei Medici: Storia segreta d’una faida familiare, ed. Rizzoli 2018, in corso di pubblicazione da “Albin Michel” nella sua trilogia medicea comprendente: L’enigma Montefeltro, ed. BUR 2010, sul coinvolgimento di Federico di Montefeltro, Duca di Urbino, nell’assassinio nel 1478 di Giuliano de’ Medici nel Duomo di Firenze, e Volpi e leoni: i misteri dei Medici, ed. BUR 2017 sui papi medicei Leone X e Clemente VII).

Luciolli: Innanzitutto la ringraziamo di quest’intervista, dopo quelle rilasciate al “TG3 Linea Notte”, “Radio Radicale”, “L’Espresso”, “il Messaggero” e gli altri giornali rivoltisi a lei per quest’argomento, e prima del suo intervento il 13 aprile a Palazzo Medici a Firenze per la commemorazione del cinquecentesimo anniversario della nascita di Caterina dei Medici. La ringraziamo anche d’aver rintracciato per noi il testo di Chirac sopra riportato. Secondo lei, che vive in Francia dal 2011, l’interesse dell’editore “Albin Michel” per la sua trilogia medicea comprendente Caterina dei Medici conferma l’esistenza d’una corrente revisionistica che le è più favorevole?

Simonetta: Direi che la leggenda nera è dura a morire, però a distanza di tanti secoli si comincia a rivalutare la prima regina italiana di Francia con maggiore distacco e oggettività. Il senso sempre più netto di un “mors tua, vita mea” – di un ultimatum esistenziale per la Corona di Francia durante il regno di Caterina regina madre si è acuito. Non è un caso che il libro di Hugues Daussy, Le parti huguenot. Chronique d’une désillusion (1557-1572) (editore Droz) abbia vinto il premio Chateaubriand nel 2014. Esso mostra come gli ugonotti avessero preso talmente tanto potere che, se non fossero stati massacrati, avrebbero spazzato via i cattolici…

Luciolli: Sempre tenendo conto degli anni da lei già trascorsi a Parigi da quando insegna a “Sciences Po” e all’”American University”, ha già riscontrato negli ambienti accademici un particolare interesse per il periodo mediceo considerandolo come avanguardistico nello sviluppare anche se con tutti i suoi conflitti interni lo splendore culturale d’una città e regione non meno d’un regime coronato?

Simonetta: La vagheggiata “età dell’oro” medicea, cominciata con Lorenzo il Magnifico e continuata con suo figlio papa Leone X, in realtà, è un’epoca di grandi contraddizioni. A me piace dire che è l’inizio delle nostre crisi, perché se da un lato si sancisce il divorzio della politica dall’etica (Machiavelli), dall’altro si celebra il matrimonio della politica con la finanza. Non che prima il denaro non avesse già un enorme peso sulle decisioni dei regnanti: ma il fatto che dei banchieri come i Medici diventino signori di città e persino papi mostra che l’indebitamento sistematico (e poi l’arricchimento e arraffamento dietro le quinte) non sono problemi nuovi. Dunque se da una parte c’è la bellezza dell’arte, dall’altra c’è la bruttezza della corruzione, e le due vanno allegramente mano nella mano… In Francia si tende a pensare tutto in termini di monarchi locali, ma soltanto una riflessione globale (o quanto meno europea) permette di comprendere l’impatto del cosiddetto Rinascimento sul nostro tempo.

Luciolli: Insomma, dalle origini toscane, tanto Leonardo da Vinci ha affascinato Francesco I da portarselo in Francia, quanto Caterina dei Medici è riuscita a imporre gli splendori anche negli altri castelli (Fontainebleau, Blois, Chenonceaux, Saint-Maur, ecc.) della Corona. Ma per la sua forza d’imporsi, quanto è servita la sua infanzia da orfana, martoriata dagli avvenimenti d’allora di Firenze, quando era stata a 10 anni presa in ostaggio dai repubblicani e per sicurezza chiusa nei conventi?

Simonetta: Un dettaglio divertente è che l’ambasciatore incaricato di scegliere la moglie francese di Lorenzo de’ Medici, il padre di Caterina, voleva mandarne il ritratto fatto da uno dei “discepoli di Leonardo da Vinci, ma domandano centinaia de ducati”, e quindi ha “laissé tomber”. Quando Leonardo muore, la neonata è già orfana di entrambi i genitori. Nel mio libro, che si concentra sui primi quarant’anni della difficile vita di Caterina, ho parlato molto dei rapporti fra Firenze e la Francia. La bimba cresce sulle sponde dell’Arno e muore su quelle della Loira. A Chenonceaux si fa ricostruire il Ponte Vecchio a grandezza naturale. Ma in molti i castelli dove ha lasciato la sua indelebile impronta si sente anche la presenza della sua rivale, Diane de Poitiers, l’amante ufficiale del marito, il fedifrago Enrico di Valois…

Luciolli: Il suo periodo d’infanzia nei conventi e l’attenzione per lei del cugino Papa Clemente VII fino a combinarne il matrimonio con Enrico II non ne hanno fatto tuttavia una fanatica cattolica. I conflitti con i protestanti durante il suo regno sembrano dovuti più ai fanatismi di massa (massacro dei protestanti a Wassy), all’intransigenza del Duca de Guise (assedio di Rouen occupata dagli ugonotti), al tentativo di Luigi de Bourbon a capo dei protestanti di congiura a Meaux contro la corona, al fallimento della tolleranza con questi e agli ulteriori conflitti fino alla pace di St. Germain-en-Laye; effimera poiché dopo il fallito attentato all’ammiraglio de Coligny a capo dei protestanti e il consiglio d’eliminare gli altri capi ugonotti giunti a Parigi per il matrimonio della figlia Margherita con il protestante Enrico de Bourbon Re di Navarra, intanto predisposto da Caterina ai fini della conciliazione religiosa, non è stata evitata la strage di San Bartolomeo nella quale è morto anche de Coligny e in seguito alla quale sono state imposte le restrizioni ai protestanti. Tuttavia, tenendo conto che dopo la momentanea pace di Amboise con i protestanti (dopo che era salito al trono il figlio Carlo IX) Caterina aveva intrapreso un viaggio per tutta la Francia per fare l’equivalente del “grand débat national” in loco ai fini della conciliazione religiosa, si può pensare che il suo cattolicesimo fosse più di tolleranza che d’intransigenza, come quello in cui era cresciuta e quello dei suoi cortigiani?

Marcello Simonetta

Simonetta: Non so quanto veramente aperta al dialogo fosse Caterina – del resto, ho qualche dubbio anche sulla sincerità di tutti i governanti… ma forse ho letto troppo Machiavelli! Quanto al suo “grand débat national” in giro per la Francia come quello del Presidente Macron, non è comunque stato sufficiente a calmare gli animi, come quelli dei “gilets jaunes”!

Luciolli: In definitiva, se Caterina per l’età non ha conosciuto abbastanza “le volpi e i leoni” del precedente periodo di governo dei Medici a Firenze, in Francia è stata sufficientemente machiavellica (come ha sostenuto Solnon) per aver regnato così a lungo, a costo d’una spietata guerra di religione non dovuta principalmente a lei e a beneficio degli splendori artistici (e culinari) lì portati, ma a costo pure d’una vita familiare infelice fino a pochi giorni prima della morte a Blois, quando ha visto il figlio Enrico III fare lì assassinare il Duca de Guise.

Simonetta: La morte di Caterina, conscia che la dinastia dei Valois finiva dopo la morte del terzo figlio, che non la rispettava più, deve essere stata molto amara. Per questo mi sono interessato di più alla sua gioventù e maturità, quando era ancora regina, seppur tradita sistematicamente dal marito. Quella vulnerabilità sentimentale ce la rende più simpatica, più umana. Se comincerò presto a lavorare su una serie televisiva su di lei con la compagnia Wildside (che ha prodotto fra l’altro “The Young Pope” e “L’amica geniale”), sono questi gli aspetti su cui cercherò di insistere.

intervista Simonetta AltritalianiLuciolli:

Per finire, perfino l’avventura della sua salma è stata infelice: solo più di 20 anni dopo è stata trasferita da Blois a St. Denis per essere a fianco a quella del marito, e per essere insieme a questa profanata dai rivoluzionari nel 1793 e spostata in una fossa comune, dalla quale i reazionari nel 1817 l’hanno rispostata nella Basilica. Indipendentemente dal dubbio se meritasse più considerazioni dai rivoluzionari o dai reazionari, rimane quello di sapere se gli astrologi nei quali credeva le avessero fatto questa previsione.

Simonetta: La venerazione degli astrologi, in particolare di Nostradamus, secondo me è stata un po’ esagerata. Alla fine del mio libro propongo una lettura “famigliare” e non mistica del famoso talismano di Caterina dei Medici, in quanto raffigura un sortilegio per proteggere i suoi figli. Ma le ironie della storia non finiscono mai e, a proposito della salma, si possono ricordare anche le vicissitudini di quella d’Evita Peròn. Le profanazioni rivoluzionarie estremistiche si sono manifestate anche nei tempi recenti con vandalismi nei cimiteri e in alcune Chiese. Del resto oggi a Saint-Denis, intorno alle tombe dei reali di Francia, di francesi autoctoni non ce ne sono moltissimi…

Luciolli: Grazie ancora di queste sue considerazioni, e auguri fin d’ora per l’edizione francese della sua opera, per i suoi prossimi interventi in questa ricorrenza e i contributi alla serie televisiva.

Lodovico Luciolli

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