Esce in Francia Menocchio : il film che osa combattere i dogmi della Chiesa.

Al cinema in Francia dal 17 aprile. Un film di Alberto Fasulo. Un partenariato Altritaliani.

Il suggestivo racconto di questo film non è finzione, ma la triste vicenda di un personaggio realmente esistito: il mugnaio Domenico Scandella, per tutti Menocchio. Un uomo che per anni ha sfidato la Chiesa e i suoi credi. Menocchio si è battuto, nell’epoca più buia dell’oscurantismo religioso del Cinquecento. Menocchio era un eretico, un uomo che ha rifiutato di credere alla verginità di Maria. Un uomo che, vivendo in alta montagna e conscio della bellezza della natura, ha affidato la propria fede al vento, agli alberi e agli animali, la sola vera fede nella sua vita e linea maestra della sua filosofia.

cinéma italien en FranceLa storia di Menocchio ci è stata consegnata dallo storico Carlo Ginzburg con il libro Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del ‘500 che è diventato un film grazie al regista Alberto Fasulo. Menocchio (Marcello Martini) è un eretico. E non si limita solo a pensare agli atti impuri che avrebbe dovuto compiere la Madonna per dare alla vita Gesù, ma predica, come un oratore che non crede nelle verità dogmatiche e che vuole solo cercare di arrivarci il più vicino possibile. Nelle piccole comunità dove vive l’impatto delle sue parole è subito importante e rapidamente semina le sue idee nelle menti dei suoi conterranei. Fino a giungere alle malefiche orecchie della Chiesa, che reagisce e rinchiude così Menocchio in una prigione sotterranea, nera come la notte più profonda. Le torture alle quali è sottoposto sono tradotte in immagini e suoni molto commoventi, che ci ricordano i peggiori momenti della nostra umanità. La forza di Menocchio risiede nel coraggio dell’affrontare de visu la Chiesa: per lui i vescovi, i prelati, sono uomini e non entità sante al di sopra dei terrestri, messaggeri di Dio e ambasciatori del Papa. Per lui il processo è una tribuna, è il sacrificio per poter finalmente far sentire la propria voce.

È solo luce quella che trafigge l’oscurità dell’opera “Menocchio”. E nella sfumatura della fotografia ardente e diffusa con cui vengono inquadrati gli attori, i volti dei personaggi sono evidentemente scavati, solcati da ogni imperfezione, da ogni asimmetria, da ogni ruga che solca il viso e lo rende oggetto per un ritratto pittorico come nei dipinti di Rembrandt. Fasulo usa spesso dei primi piani molto ravvicinati in ambienti interni, che esaltano l’impatto della natura e della povertà sulle popolazioni montanare.

Come scritto da Cinematographe.it, « Tanta arte dei ritrattisti ispira le immagini in sequenza del film di Fasulo, primi piani che con una direzione semplice, ma molto efficace sembrano estrapolare i protagonisti da vecchi quadri e ricollocarli così nella pellicola del regista ». Le scene del parto del vitello sono avvolte da misteriosa e profonda sacralità, ma anche dalla dolcezza che lega la mucca e il piccolo. Anche queste scene ricordano quadri rinascimentali e le scene della natività. « Un’illuminazione diegetica che rende l’atmosfera tetra, come la cecità di chi non si accorge che il Dio degli uomini ha reso prospera e sfarzosa la Chiesa mentre ai poveri ha lasciato solamente l’umiltà e l’obbligo di una fedeltà illimitata. E dal buio i riflessi luminosi squarciano e tagliano le immagini, con luci e ombre che permettono al film di scorrere e rivelare le pene delle anime che compaiono nel film » sempre da Le Cinematographe.it.

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Fasulo ha effettivamente realizzato un lavoro da antropologo, scegliendo di lavorare con attori non-professionisti, ma « maîtres » di queste vallate ostili.
Marcello Martini si dimostra un eccellente attore, che esalta la figura di Menocchio. La solidità fisica del personaggio, il suo sguardo fermo e la sua imponente barba ne riflettono la robustezza morale. Il timbro della voce di Martini evoca fermezza e intelligenza, in un mondo di meschinità e ignoranza. Poetiche le rispese sulle gondole a Portogruaro : il silenzio dei canali riflette l’omertà della popolazione, che paurosa delle rappresaglie della Chiesa, non difende Menocchio e lo abbandona alla sua triste sorte.

Nelle scene finali, Fasulo mette in scena il sogno del carnevale e lo descrive in questo modo: « Era importante mostrare che Menocchio era cosciente che, abiurando le idee che aveva sempre sostenuto, avrebbe compromesso la sua credibilità verso il popolo. Sa di essere architetto del proprio destino, senza essere ne eroe ne vittima ».
Le note di musicali che accompagnano il film sono delicate e vibrano con il fuoco che spesso illumina le scene oscure.

Un film che ha una sua attualità, in tempi che appaiono oscuri, dove si torna a mettere in discussione la scienza e si tende a ripercorrere il declinante pendio dei pregiudizi, della diffidenza verso tutto e tutti, dove, come dimostra anche la recente kermesse sulla famiglia di Verona, il rischio di ritornare in dietro sul piano dei diritti civili abiurando (questa volta si) a secoli di progresso, appare dietro l’angolo.

Il film, vincitore del Grand Prix du Jury alla 36sima edizione del festival del Cinéma Italien d’Annecy, uscirà nelle sale francesi il 17 aprile. Questo film ci ricorda che i giusti sono sempre esistiti e ci ammoniscono, una volta di più, sull’oscurantismo atemporale della Chiesa Cattolica. Non è forse un caso che questo film esca nelle sale in contemporanea con il film di Ozon, che tratta in modo sublime le atrocità moderne della Chiesa, in particolari la pedofilia e il caso Barbarin.

Fabrizio Botta

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