“Italissimo”, oltre al successo di Fabio Gambaro: alcune riflessioni

Il successo sempre crescente di Fabio Gambaro con il festival “Italissimo” (all’11° anno a Parigi e 6° a Lione, presentazione di libri italiani con gli autori per una settimana in vari luoghi: Maison de la Poesie, Università, Bibliothèque nationale de France, librerie e centri culturali vari) è confermato anche dal livello delle considerazioni sull’editoria e la traduzione in Francia e in Italia esposte il 10 aprile all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi con la tradizionale riunione professionale tra autori ed editori dei due paesi intorno a Gambaro stesso, al Direttore Antonio Calbi e al Presidente dell’“Associazione Italiana EditoriInnocenzo Cipolletta.

Prima (tra l’altro) del richiamo del 17 aprile del Presidente Macron al Festival du Livre de Paris al Grand Palais al “pluralismo editoriale” delle idee (politiche dopo le polemiche su Bolloré e la sua casa editrice Grasset), e prima della conferma dell’11 aprile del Presidente del “premio Strega” Giovanni Solimine d’“una bella annata di libri di qualità”, proprio una vincitrice, Federica Manzon, di premi di prestigio, il “Campiello” e lo “Stresa di narrativa” (nel 2024 con “Alma”), e direttrice editoriale delle edizioni “Guanda”, tra i relatori dell’incontro ha parlato d’un leggero ricupero della letteratura nelle vendite, possibile con idee nuove e inattese dall’editore. Così è stato per esempio con il suo “Alma” pure con l’editore “Albin Michel” nel 2026, la cui traduzione del titolo in “Retour à Trieste”  pone davanti le contraddizioni politiche e culturali comunque proficue nella città di frontiera.

A fronte delle difficoltà di oggi dovute al minor numero di lettori ultraquindicenni (concorrenza dei telefonini, dell’IA e altre tecnologie), confermate dal Direttore Generale del “Syndicat national de l’éditionRenaud Lefebvre, il Presidente del “Centro per il libro e la lettura” del Ministero della Cultura, Giuseppe Iannaccone ha tuttavia confermato che sono da evitare i pessimismi: non diminuiscono i centri di lettura, né le sovvenzioni culturali per i giovani, né quelle per le traduzioni (pur in concorrenza con l’IA, la cui diffusione è più quantitativa che qualitativa); piuttosto converrebbe favorire nelle scuole gli autori più attuali. Contro i pessimismi fanno fronte anche i rapporti sempre più frequenti tra gli editori e i produttori cinematografici, come al festival di Cannes e com’è stato ribadito dall’editore Philippe Robinet, Presidente della “Société civile des éditeurs de langue française”.

Paolo Grossi, ex addetto dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi ed ex Direttore di quelli di Stoccolma e Bruxelles, Direttore de “I Quaderni dell’Hôtel de Galliffet” (sede dell’Istituto Italiano di Cultura), vettori dell’ulteriore diffusione in Francia di autori come Bassani, Calvino, Pasolini, Quasimodo o Sciascia, è intervenuto ricordando la parte del libro italiano anche alla Fiera di Shangai (oltreché a quella ormai “classica” di Francoforte), e la parte rilevante a questo fine di NewItalianbooks di cui è stato cofondatore e che agisce in collaborazione con l’“Associazione Italiana Editori”. Il cui Presidente Cipolletta (da osservatore assai stimato anche per il suo passato ai vertici della Confindustria) vede nei primi dati del 2026 del settore un leggero miglioramento rispetto al 2025, pur tenendo conto della parte degli ebooks e audiobooks nei mercati e delle altre nuove tecnologie, e anche tenendo conto della continuazione dei buoni risultati in particolare dell’editoria per i più giovani (Fiera di Bologna).

Dunque alla soddisfazione di Fabio Gambaro per il successo numerico d’“Italissimo” si aggiunge meritatamente quella per le riflessioni sulle evoluzioni e nuove sfide del mercato del libro, gli scambi di traduzione tra Francia e Italia ospitate dall’Istituto italiano di Cultura di Parigi.

Lodovico Luciolli

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