“Quaresima”, del poeta irpino Gabriele De Masi

Siamo nei giorni della passione e della resurrezione di Cristo. Eppure le guerre che attraversano il mondo, la crescente mancanza di empatia e il senso di solitudine delle nostre società sempre più indifferenti al prossimo, chiuse nel silenzioso vuoto del nostro tempo, fanno quasi dubitare che una resurrezione sia ancora possibile. Andando verso Pasqua, ecco a voi l’ultimo componimento poetico di Gabriele De Masi.

*

Quaresima

Niente carne, il Venerdì!
Giorni di sprofondo senza Pasqua,
narcotizzati da lacrime e massacri,
parole contro, volti avvelenati,
tutti alla propria guerra santa,
traccia il cielo una linea,
ricade, non vede le persone
nelle case, i passanti per strada.
Tuona al tonfo di bomba
la macabra danza della morte.
Giorni, di passione senza Cristo
alla croce, senza Resurrezione.
(Gabriele De Masi)

*

« I rifugiati » – Tamara de Lempicka – 1931, olio su tavola Musée d’art et d’Histoire, Saint-Denis (Francia)

Segue un commento di Antonio Polidoro ai versi sopra che invita ognuno di noi alla riflessione:

Ah Dieu ! que la guerre est jolie
Avec ses chants ses longs loisirs…
Così nei suoi Calligrammes (Le Cavalier seul) Guillaume Apollinaire.
E il sarcasmo prende decisamente il campo.
Ungaretti, soldato semplice nella Grande Guerra, evoca l’involontaria rivolta dell’uomo presente alla sua fragilità….
Due voci titaniche nello sterminato panorama della poesia di guerra…

Gabriele De Masi, che da mezzo secolo abbondante, “serve” la poesia con accenti intensi e originali, trasferisce nel periodo liturgico forte della Quaresima, il “fondale temporale” per il suo toccante canto di guerra.

L’astinenza dalle carni il venerdì, millenario “segno di memoria” della Passione di Cristo, diventerà l’incipit brillante per consegnarci, attraverso la parola che si fa denuncia forte, quanto drammaticamente perentoria, della guerra nei giorni plumbei “di sprofondo senza Pasqua/narcotizzato da lacrime e massacri”. Una Passione alla quale è perfino negato l’esito esaltante e rigenerante della Resurrezione…
L’umanità smarrita e confusa percepisce i suoi bagliori di guerra come segni inequivocabili della “sua” guerra santa: tragico equivoco che semina morte nella certezza, che per affermare le sue ragioni ogni “combattente” può incautamente e drammaticamente percepire come la “soluzione bellica” possa essere l’unica e giusta via per affermare le ragioni dei popoli.
Il tragico equivoco che ha narcotizzato nei secoli l’innocente determinazione di giovani votati al massacro.

Guernica di Picasso

Poi, i tesi e tragici due versi del poeta, che non è azzardato collocare tra i grandi passaggi nella storia, ricca di voci credibili quanto autorevoli della poesia di guerra.
Tuona al tonfo di bomba/la macabra danza della morte…”
Tra sorprendente efficacia espressiva e un kandyschiano concorso di Arti, affiora la musica con la sua “danza della morte” e l’inquietante “visione di immagine” del Picasso di Guernica.
Il poeta coglie nel segno, introducendoci nella complessità delle nostre emozioni…

PAGINA D’AUTORE DI GABRIELE DE MASI 

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1 COMMENTAIRE

  1. Questa poesia è stata composta durante la Quaresima. La Quaresima, più che tempo quantitativo, dovrebbe essere tempo autentico qualitativo, di verità, di rinnovamento, di sguardo dentro se stessi: spazio in cui può rivelarsi la Grazia e aprirsi alla speranza, invece per il nostro poeta irpino è l’agonia del senso.
    Gabriele De Masi usa immagini forti: non c’è la Gioia, né Cristo, né Pasqua, né Resurrezione.
    Più che assenza del Divino, l’autore nei versi sottolinea la privazione: ciò che manca, il vuoto. Questo « senza » ripetuto è ferita aperta,che brucia e sanguina. Il mondo ha messo da parte ogni liturgia: la pietra del Sepolcro di Cristo non rotola, nessuno andrà più a contemplare quel vuoto, segno di vita. Non si squarcia nessun velo del tempio. C’è un altro cielo, quello fisico del meteo, né quello azzurro celeste del Padre Nostro. Nel cielo descritto dal nostro autore appare la « linea bianca »: segno, strumento di morte, che va a colpire il « passante » il dolore innocente. È la barbarie che esplode.
    Dio per De Masi sembra ritirarsi dalla creazione e lasciare spazio all’uomo alla sua volontà, alla sua libertà. L’uomo odierno non sa più alzare lo sguardo verso il vero cielo, anzi, ha ridotto quest’ultimo a spazio di morte.
    Un cielo, dunque, che non è più funzione teologica, conoscitiva, come linea di passaggio tra mondo umano e e il divino, come soglia che separa e consente la comunicazione, rivelando il mistero della Verità. Il cielo durante il tempo della distruzione segnala invece la rottura con il legame divino. Non è il cielo amato da Pavel Florenskij, che dona quiete, sollievo all’anima umana, quando è afflitta dal peso della sofferenza, della tristezza.
    Gabriele De Masi con questi versi svela in modo crudo, senza addolcimenti, un’amara realtà: il trionfo del disumano.
    Il poeta non può restare in silenzio dinanzi alla « parola avvelenata”. Nessuna guerra può essere giustificata, non la può giustificare nessuna religione o ideologia. La guerra è violenza contro la vita. L’indifferenza è il più grande peccato, perché cancella l’esistenza dell’altro.
    Questo il messaggio che attraversa il discorso poetico e ritmico del nostro autore irpino.
    Fausto Baldassarre

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