L’estate lunga oltre un secolo. I libri più belli della letteratura italiana sul tema.

Quest’anno abbiamo pensato di suggerirvi una lista di letture diversa dal solito. L’estate cosi carica di aspettative e di immagini sensuali, l’estate della letteratura cosi ricca di romanzi e racconti che le hanno dato tributi eccezionali. Aspettiamo l’estate come si aspetta l’amante dietro ad una porta d’albergo, sentiamo le porte dell’ascensore che si aprono, i passi lungo il corridoio che si avvicinano e finalmente le nocche dell’amata mano che bussano a quella porta. È arrivata. E vorremo che quell’amplesso non finisse mai, che durasse una vita e forse un secolo, forse di più. In un eterno abbraccio che vada dalla spiaggia alla linea infinita dell’orizzonte.
Attraverso ricordi d’infanzia, passando dall’emigrazione di inizio secolo a quella più recente, oscillando tra amori roventi ed iniziazioni di prima giovinezza fino ad un procedere lento sulle spiagge, lasciando che a parlare sia il mare, per ritrovare sullo specchio dell’acqua la nostra immagine.
In ordine cronologico, dal 1889 sino ai giorni nostri, ecco a voi un’estate lunga oltre un secolo.

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1889Sull’oceano, Edmondo De Amicis

In bilico tra reportage giornalistico e racconto corale, Sull’oceano, pubblicato nel 1889, è l’unico romanzo italiano che affronti il tema dell’emigrazione, un fenomeno di dimensioni imponenti e di portata storica tale da incidere profondamente, tra Ottocento e Novecento, sulle sorti demografiche ed economiche del nostro paese. Prendendo le mosse da un’esperienza vissuta in prima persona – il viaggio da Genova a Buenos Aires compiuto nel 1884 a bordo del piroscafo Nord-America (ribattezzato Galileo nel romanzo) – l’autore descrive, con fraterna partecipazione, la miseria e la tenacia del popolo dei migranti, costretti dalla fame e da condizioni disumane ad abbandonare la terra natale. A partire dal microcosmo della nave, miniatura del mondo col suo impasto di bene e di male, il romanzo ha l’ambizione di raccontare le violenze e le ingiustizie della vita. E la morale è tutta “deamicisiana”: «La maggior parte delle creature è più infelice che malvagia e soffre più di quello che faccia soffrire».

1944 : Agostino, Alberto Moravia

Quando nel 1944 Alberto Moravia tornò a Roma, al seguito delle truppe alleate, era praticamente un autore che ricominciava, anzi cominciava in quello stesso momento. Il romanzo breve « Agostino » fu il capolavoro che gli consentì di conquistare i riconoscimenti della critica e del pubblico. Agostino è la storia di un’iniziazione sessuale. Da una parte, un ragazzo di tredici anni che è ancora un bambino; dall’altra la madre, vedova, ma ancora fiorente e desiderosa di vivere. Durante una vacanza al mare i rapporti tra il figlio e la madre si guastano, si corrompono d’inquietudine. Per il ragazzo sarà necessario approdare a un’autentica crisi, una lacerazione che gli consentirà di ripartire poi a ricomporre il mondo, a farsi una ragione della vita. Con « Agostino », ritorno alla narrativa vera e propria dopo evasioni e sfoghi surrealisti e satirici, Moravia conquistò il suo primo premio letterario. Con testi di Umberto Saba e Carlo Emilio Gadda.

1949La bella estate, Cesare Pavese

Scritto nella primavera del 1940 e pubblicato nel 1949 insieme a Il diavolo sulle colline e Tra donne sole, La bella estate è, come affermò lo stesso Pavese, la «storia di una verginità che si difende», il racconto dell’inevitabile perdita dell’innocenza. Sullo sfondo di una Torino grigia e crepuscolare, si dipana la dolorosa maturazione di un’ingenua adolescente: nell’ambiente corrotto e sregolato della bohème artistica torinese, Ginia si innamora di un giovane pittore da cui, dopo resistenze interiori e rimorsi malcelati, si lascerà sedurre. È l’inizio di un amore disperante, carico di attese e vane illusioni, destinato a consumarsi nel breve attimo di una stagione. Un romanzo intenso e delicato che narra l’iniziazione alla vita, nella fase che segna, con la scoperta dei sensi e della tentazione, il passaggio dall’adolescenza alla maturità e la consapevolezza del proprio inevitabile destino.

1950Al mare con la ragazzaGiorgio Scerbanenco

Sullo sfondo di una Milano torrida e inabitabile, due ragazzi di periferia, Duilio e Simona, «vogliono vedere il mare». Sono ragazzi condannati fin dalla nascita a una vita meschina, senza prospettive, cui solo la delinquenza può spalancare orizzonti diversi. A essi si aggiunge una giovane borghese in crisi, Edoarda, giunta a questo passo per tutt’altre ragioni. Come scrive nella sua prefazione Piero Colaprico, è uno di quei romanzi in cui Scerbanenco «sa trovare le corde che vibrano per il Male. Gli assassini, i vendicatori, gli odiosi, i maniaci dei suoi racconti sono reali, sono gli stessi che ci capita di incontrare in qualche articolo di cronaca. Sono persone che possono sedere vicino a noi in un ristorante e comunicarci un senso di disagio. Sono i “normali” che, sotto la giacca, nascondono un cuore putrefatto».

1957 L’isola di Arturo, Elsa Morante

Arturo, il guerresco ragazzo dal nome di una stella, vive in un’isola tra spiagge e scogliere, pago di sogni fantastici. Non si cura di vestiti né di cibi. È stato allevato con latte di capra. La vita per lui è promessa solo di imprese e di libertà assoluta. E ora ricorda. Queste sono le sue memorie, dall’idillio solitario alla scoperta della vita: l’amore, l’amicizia, il dolore, la disperazione. Secondo romanzo della Morante dopo Menzogna e sortilegio (1948), L’isola di Arturo confermò tutte le qualità della scrittrice romana: l’impasto di elementi realistici e fiabeschi, la forte suggestione del linguaggio. Arturo, come Elisa in Menzogna e sortilegio, “si porta addosso la croce di far parte non di un oggi ma di un sempre”.

1961Ferito a morte, Raffaele La Capria

«Testimonianza vibrante di quegli irripetibili anni Cinquanta napoletani e italiani – teneri e sfacciati, avviticchiati e svaniti come i giri di un cavatappi – e fedelissima alle loro sfumature più dolorosamente superficiali ed effimere, Ferito a morte è anche un classico. È un libro straordinario, che fonde perfettamente natura e storia, coerenza strutturale della costruzione narrativa e impalpabile poesia del fluire della vita, percezione sensibile e critica politica, l’istante atemporale dell’epifania esistenziale e la storicità (entrambi incarnati in una Napoli mitica e reale), pessimismo e felicità, compresenti nel cuore come nella seduzione del mare, fisicità immediata e riflessione.» (Claudio Magris)

 

1994 : Mia madre amava il mare, Enzo Siciliano

Il romanzo è la rievocazione del rapporto tenero e conflittuale tra il protagonista – l’io narrante – e la madre, durante l’arco di una vita. Una cronaca familiare sublimata nel ricordo, che spazia, anche con salti temporali non sempre cronologici, tra le mille piccole vicende, scandite dai sentimenti contrastanti, che caratterizzano i rapporti all’interno di una famiglia. Questo l’incipit: “Mia madre amava il mare ma non sapeva nuotare. Entrava con lentezza in acqua e si fermava quando l’acqua le arrivava al petto. Superava i brividi di freddo con qualche risata o dicendo a voce alta, come chiedendo aiuto: « È fredda ». Poi, piegando le ginocchia si immergeva fino al collo e si sollevava di scatto”.

2008Undici, Savina Dolores Massa

4 giugno 2006 – Cronaca: una barca di sei metri, bianca, senza nome e senza bandiera, è ritrovata da un pescatore a largo dei Caraibi. A bordo, i corpi quasi mummificati di undici uomini neri. È tutto ciò che resta di un convoglio di 47 persone partite dalle coste dell’Africa nel giorno di Natale. La scrittrice si prende il carico di dar voce agli undici senza nome, trasfondendo le loro storie in una prosa che si fa canto, ora epico, ora lirico, ora romanzesco. Gli undici si raccontano nell’attimo prossimo alla morte, raccontano i loro desideri, le ambizioni e i fallimenti. Raccontano di una società in fermento, fatta di architetti, autisti d’autobus, costruttori di piroghe, di uomini che difendono le proprie figlie da usanze arcaiche, andando contro la comunità. Nel canto del griot, poeta sacerdote mezzo uomo e mezzo dio, palpita una luminosa amara Africa.

2014 La danza sotto il mare – Piccole storie sommerse di un poeta pescatore, Franco Fresi

Immergersi a non oltre venti metri di profondità, e sempre in apnea. È questo il “mare piccolo” di Franco Fresi, scrittore e poeta gallurese, per anni appassionato di immersioni nei fondali della Sardegna, dall’arcipelago della Maddalena alle cale del golfo di Alghero. Un mare familiare, sia perché frequentato assiduamente per anni, sia perché condiviso dalla compagnia dei figli, prima piccoli, poi giovani e infine adulti, e degli amici, ma anche di tutti quelli che, sopra il livello del mare, hanno goduto convivialmente intorno a un tavolo dei frutti prelibati di quelle immersioni. Istinto pescatore e voce poetica convivono nelle pagine di Fresi: è così che i sonnolenti banchi di scorfani e le flessuose corvine, le cernie intelligenti di Lavezzi e i saraghi pizzuti nella “Cala dell’uomo morto”, le triglie che cambiano colore o la coppia di polpi sorpresi a “fare l’amore”, diventano personaggi di un racconto danzante, sospeso tra favola esopica e piccolo trattato di etologia.

2016Casa di mare, Marco Buticchi

È la notte del 14 febbraio del 1983. Dovrebbe essere una sera di festa, ma Albino Buticchi è da solo nella sua grande villa di Lerici. Attorno a lui tutto è silenzio, ma dentro la sua mente i pensieri si affollano, e finiscono per correre tutti verso una sola direzione: la pistola che stringe in mano. L’arma che presto si punterà alla tempia. Ma cosa ha spinto un uomo abituato al successo a compiere quel gesto estremo? La vita di Albino Buticchi è stata tutta all’insegna delle passioni. Una vita straordinaria la sua, costellata di avventure – dalle esperienze difficili durante la seconda guerra mondiale alla legione straniera fino alla vertiginosa ascesa economica e sociale durante gli anni del boom. Un’esistenza sempre al limite tra l’ambizione e l’eccesso e piena di accadimenti che, visti oggi, hanno quasi il sapore di un favoloso romanzo d’avventura. Eppure, sono state persone uniche come Albino Buticchi a fare l’Italia quando dell’Italia restavano solo macerie. Perché questa è una semplice e grandissima storia italiana. Ma soprattutto, è la vita di un padre raccontata attraverso gli occhi del figlio.

2018La leggenda del ragazzo che credeva nel mare, Salvatore Basile

Quando si tuffa Marco si sente libero. Solo allora riesce a dimenticare gli anni trascorsi tra una famiglia affidataria e l’altra. Solo allora riesce a non pensare ai suoi genitori di cui non sa nulla, non fosse che per quella voglia a forma di stella marina che forse ha ereditato da loro. Ma ora Marco ha paura del mare. Dopo un tuffo da una scogliera si è ferito a una spalla e vede il suo sogno svanire. Perché ora non riesce più a fidarsi di quella distesa azzurra. Perché anche il mare lo ha tradito, come hanno sempre fatto tutti nella sua vita. Eppure c’è qualcuno pronto a dimostrargli che la rabbia e la rassegnazione non sono sentimenti giusti per un ragazzo. Per non temere più il mare deve scoprire chi è veramente. Solo allora potrà sporgersi da uno scoglio senza tremare, perché forse a tremare sarà solo il suo cuore, pronto davvero a volare.

2019L’odore del mare, Piccole camminate lungo le rive mediterranee, Fabio Fiori

Chi ama il mare vuole ascoltarne la voce e vederne i colori. Ma vuole anche toccarlo, sentirne l’odore e, qualche volta, assaporare un po’ d’acqua salata. Andare a piedi sulla battigia, magari scalzi, regala tutti i piaceri del mare, soprattutto in autunno, inverno o primavera, anche sferzati dal vento e dalla pioggia, oppure d’estate all’alba o al tramonto nel rumoroso silenzio delle onde. Momenti in cui il rapporto con il Mediterraneo è appassionate e sensuale, in cui l’attrazione per l’acqua diventa irresistibile. Il cammino allora s’interrompe per un tuffo o una nuotata, per poi riprendere con addosso l’odore del sale. Passeggiare lungo le rive è un modo semplice e libero di “navigare”, ma anche di rivendicare la gratuità del mare, a Marsiglia come a Palermo, sull’isola di Itaca come sul promontorio del Gargano. Perciò il cammino lungo le spiagge e le falesie è oggi anche una forma di disobbedienza civile, una pratica libertaria, per rivendicare le gioie del nostro mare quotidiano.

E per finire …

2019Racconti di mare e tempesta – Raccolta a cura di Christian de Lorenzo

Dove la vita sa essere durissima ma anche piena d’avventure, tra vascelli fantasma e tempeste perfette, incendi sopra i flutti e ribellioni sotto coperta, con il rischio, sempre presente, di naufragare su isole deserte e di vedere emergere, da un momento all’altro, i mostri degli abissi. Senza dimenticare il mondo sommerso, quello in cui si possono trovare razziatori di uomini, divinità sedute al tavolo di lavoro e sirene che ingabbiano le anime. Da Edgar Allan Poe a Emilio Salgari, da Jules Verne a Jack London, da Herman Melville a Joseph Conrad, i racconti dei piú grandi autori che hanno fatto la storia e il mito del mare: questo luogo dell’immaginario dove finiamo sempre per ritrovarci, sullo specchio dell’acqua, affacciati su noi stessi.

 

Selezione a cura di Carla Cristofoli

1 COMMENTAIRE

  1. Et j’ajouterais à cette très belle liste : « Un adultère » (Actes Sud, traduit par Marguerite Pozzoli) d’Edoardo Albinati. Un week-end à la fin de l’été, un couple adultère se retrouve seul, pour la première fois, sur une petite île italienne. La passion, le désir de se perdre, à l’épreuve de ce tête-à-tête et corps à corps, dont l’homme sortira vaincu. Dans la lignée de Stefan Zweig, une longue nouvelle magnifiquement écrite par le vainqueur du Strega d’il y a quelques années, avec le volumineux « Scuola cattolica ».

    Marguerite Pozzoli

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