“Voci dal chiostro” di Pasquale Maffeo – Recensione

Un libro inchiesta. Un’esplorazione nella vita delle comunità claustrali femminili nel tempo del caos della globalizzazione. Il sorprendente itinerario nella spiritualita tra conventi di clausura alla scoperta di un mondo che non fugge la realtà ma che la rimedita attraverso la preghiera.

Quante saranno le sorelle che abitano i monasteri italiani, quante le moltissime altre che abitano la costellazione dei monasteri estesa oltralpe e oltreoceano? E’ quanto si chiede Pasquale Maffeo, lo scrittore cilentano tra i più autorevoli narratori cristiani viventi, nel suo ultimo “Voci dal chiostro” che Ancora Editrice ha mandato di recente in vetrina.

La consultazione che rimane senza esito, come non fosse dato sapere, e poiché a nessuno o davvero a pochi importi il linguaggio silenzioso della clausura, ecco che parte l’esplorazione nella vita delle comunità claustrali femminili attraverso dodici domande, inviate per posta elettronica, a quindici monasteri femminili sparsi per l’Italia.

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I monasteri sono quelli di Vicoforte, Moncalieri, di Isola San Giulio, Ovada, Arco, Venezia, Pratovecchio, Cagliari, Mercatello sul Metauro, San Severino Marche, Grottaferrta di Roma, Sant’Agata dei Goti, Castellana Grotte, Reggio Calabria e Modica che ospitano Clarisse, Carmelitane scalze, Benedettine, Passioniste, Serve di Maria, Figlie del Cuore di Gesù, Domenicane, Adoratrici Perpetie, Clarisse, Minime, Redentoriste, e Suore della Visitazione alle quali in primis lo scrittore chiede di raccontare il monastero, a seguire se è Dio a chiamare l’anima o è l’anima che cerca Dio, se consegnarsi è liberazione dalle angustie del mondo, rinuncia ad un impegno civile, se la Regola diventa accettazione nella pienezza dello spirito fino all’obbedienza totale o diventa incognita storicamente scaduta, e poi il rapporto con Dio, e poi se l’irreligiosa umanità del villaggio globale certifica il rifiuto ad una fede diventata insostenibile, il ruolo della santità nel contesto della modernità, il dovere del mondo di conoscere l’esistenza di quanto accade in recinti consacrati con l’approccio ed il rapporto alle arti come musica lettre e scienze. E quale il ruolo del mondo telematico all’interno del recinto? La roccaforte della clausura rimane culla della spiritualità di fronte alla modernità del mondo globale?

In una sorta di “parlatorio digitale” ascoltiamo voci di donne che si sono ritirate dal mondo, ma che da esso non sono certamente fuggite.

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Pagina dopo pagina, ci riferisce Marco Beck che ha curato la prefazione al volume, scopriamo che in queste “case del silenzio” con i piedi ben piantati sui pavimenti delle celle, dei cori, dei refettori, di ogni ambiente, degli anfratti più reconditi, si ritrova l’impegno quotidiano, ed anche notturno, per gettare un ponte di preghiera ed intercedere in tal modo a favore d’una umanità che ha perso in tempi recenti il collegamento con quel regno dei cieli al quale riaffidarsi per trovare il bandolo d’una matassa in grado di dare razionalità a comportamenti che rasentano la follia.

Raffaele Bussi

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Raffaele Bussi
Raffaele Bussi è nato a Castellammare di Stabia. Giornalista, scrittore e saggista, collabora con importanti quotidiani e periodici nazionali. Ha collaborato a "Nord e Sud", "Ragionamenti", e successivamente a "Meridione. Sud e Nord del Mondo", rivista fondata e diretta da Guido D'Agostino. E' stato direttore editoriale della rivista "Artepresente". Collabora al portale parigino "Altritaliani" ed è componente del Collegio degli scrittori della rivista "La Civiltà Cattolica". Ha pubblicato "L'Utopia possibile", Vite di Striscio", "Il fotografo e la Città", "Il Signore in bianco", "Santuari", "Le lune del Tirreno", "I picari di Maffeo" (Premio Capri 2013 per la critica letteraria), "All'ombra dell'isola azzurra", romanzo tradotto in lingua russa per i tipi dell'editore Aleteya.

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