A spasso nell’antica Elea, oggi Velia, alla ricerca di Parmenide e Zenone

Il Parco archeologico di Elea-Velia in provincia di Salerno è una delle principali attrazioni culturali del Cilento. È ubicato a poca distanza da Paestum. Sebbene non riceva l’attenzione che meriterebbe, questo sito archeologico rappresenta una delle testimonianze più significative degli insediamenti greci nella Magna Grecia.

Oltre ai preziosi reperti archeologici e ai resti architettonici dell’antica Elea (vedi le foto inserite), il Parco offre un affascinante percorso per gli amanti del trekking e delle passeggiate nella natura. Camminare lungo il sentiero degli Scavi di Velia rappresenta un’esperienza ideale per gli escursionisti, poiché natura e storia si intrecciano, regalando ai visitatori un viaggio unico nel tempo.

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La città di Elea, oggi Velia, fu fondata da coloni greci che occuparono il promontorio costruendo un santuario e un’acropoli, consacrando i frutti delle loro imprese attraverso la deformazione e la consacrazione di armi e armature.

L’era greco-romana
Nel 88 a.C., Velia ottenne lo status di città romana, grazie alla sua indipendenza nella produzione di monete e alla sua popolarità come meta di villeggiatura per aristocratici romani, tra cui Cicerone.

La Torre e vista sul mare. Foto Flavio Brunetti

Declino e Medioevo
A partire dal III secolo d.C., la città conobbe un periodo di declino, segnato da un impoverimento economico e da inondazioni che ne compromettevano la salubrità. Questo portò alla costruzione della Torre Medievale sull’acropoli.

Scoperte moderne
Le prime indagini archeologiche sistematiche ebbero inizio nel 1927 e proseguirono fino alla creazione del Parco Archeologico di Velia nel 2005. Il declino di Velia fu in parte causato dalla chiusura dei porti romani, che reindirizzarono il traffico commerciale verso rotte terrestri.
Si riporta che nel 562 d.C. la città fosse ancora sede episcopale, prima di subire ulteriori degradi. Un’importante scoperta avvenne nel 954 d.C., quando furono rinvenuti i resti di San Matteo tra le rovine di un antico stabilimento termale. Le reliquie del santo furono trasferite da Velia a Salerno nel 954 d.C.

foto Flavio Brunetti

Il percorso degli Scavi di Velia

Il sentiero che conduce agli scavi si snoda attraverso l’area del Parco archeologico di Elea-Velia, con la meta finale che è l’acropoli dell’antica città, dominata dalla Torre di Velia, una torre angioina costruita durante il periodo medievale. Gli Scavi si trovano lungo l’ex strada statale SR447 ad Ascea Marina, nella località di Velia. Il cammino inizia dalla città bassa, dove sono visibili i resti di edifici risalenti all’età ellenistica e romana. Durante il percorso, pannelli informativi guidano i visitatori nella scoperta delle meraviglie del Parco.

L’accesso all’antica città avviene attraverso la Porta Marina Sud, situata accanto a una torre quadrangolare. All’interno del Parco archeologico si trovano numerosi edifici storici, comprese le terme e le domus imperiali. Di particolare importanza sono le Terme Adriane, risalenti al II secolo d.C., caratterizzate da un mosaico straordinario con tessere bianche e nere che rappresentano animali e mostri marini.

L’Acropoli e la Torre di Velia

Proseguendo lungo il sentiero degli Scavi di Velia in direzione della collina, sulla destra si trova l’agorà, un santuario dedicato a Asclepio, divinità della medicina e della guarigione. Un elemento fondamentale è la sorgente Hyele, che alimentava un impianto termale ingegneristicamente avanzato, dotato di riscaldamento a vapore; questo comprendeva una grande vasca rettangolare per bagni caldi e altre piccole vasche in terracotta.

La Torre Angioina (o Torre di Velia), costruita in epoca normanna per l’avvistamento di incursioni marittime. Foto Enrico Gallo

In cima alla collina si erge l’Acropoli di Elea, i cui edifici sono visibili da tutto il golfo di Velia. Tra i resti si trovano un teatro romano e diverse strutture medievali, come la Torre angioina (nota come Torre di Velia), alcuni tratti delle mura cittadine e due chiese: la cappella Palatina e quella di Santa Maria.

La Porta Rosa, uno dei più antichi esempi di arco a tutto sesto in Italia, risalente al IV secolo a.C.

La Porta Rosa è uno dei punti salienti degli Scavi archeologici, grazie al suo status di primo arco a tutto sesto realizzato in Italia. Essa fungeva da viadotto tra le due alture dell’acropoli ed era progettata non solo come porta, ma anche per sostenere le pareti della gola circostante. Ostruita nel III secolo a.C. per prevenire incursioni nemiche, Porta Rosa rimase sepolta per oltre duemila anni, fino a quando fu riportata alla luce da Mario Napoli l’8 marzo 1964.
Per raggiungere Porta Rosa, è necessario seguire un percorso alternativo prima o dopo aver visitato l’Acropoli; una volta completato il cammino, non resta che ridiscendere verso valle seguendo un altro sentiero.

In una domus di epoca romana sono stati rinvenuti busti e erme con iscrizioni riportanti i nomi di medici e filosofi, tra cui Parmenide, testimonianza della persistenza del culto della memoria di tali maestri.

La Scuola Eleatica, fondata da Parmenide nel V secolo a.C. proprio nella città di Elea, rappresenta una tappa fondamentale del pensiero filosofico presocratico. Parmenide, considerato il fondatore dell’ontologia, sostenne la tesi dell’essere unico, eterno, immutabile, ingenerato e perfetto, sintetizzata nella massima: «L’essere è e non può non essere; il non-essere non è e non può in alcun modo essere». Da ciò consegue che il cambiamento è mera apparenza.

Nel suo poema Sulla Natura, Parmenide delinea due vie per la conoscenza della realtà: la via della Verità (Alétheia), basata sulla ragione e la logica, che conduce alla comprensione dell’essere immutabile; e la via dell’Opinione (Dóxa), fondata sui sensi, che illude mostrando un mondo di nascita, morte e mutamento.

Parmenide. Parco archeologico di Velia. Foto Flavio Brunetti con altre nel portfolio

La Scuola Eleatica proseguì con figure di rilievo quali Zenone di Elea, allievo diretto di Parmenide, celebre per i suoi paradossi (Achille e la tartaruga, la freccia) che, mediante la dimostrazione per assurdo, miravano a difendere le tesi del fondatore opponendosi al concetto di movimento e molteplicità. Melisso di Samo, filosofo e ammiraglio, estese ulteriormente la dottrina eleatica sostenendo che l’essere fosse altresì spazialmente infinito.

I paradossi più noti di Zenone si articolano come segue: il paradosso della dicotomia, che dimostra l’impossibilità logica che un corpo in movimento raggiunga la meta; quello di Achille e la tartaruga, che illustra come l’inseguimento risulti insoddisfacente; il paradosso della freccia, che sostiene l’immobilità della freccia in volo; e il paradosso dello stadio, che rileva incongruenze temporali e spaziali nel moto relativo.

L’influenza della scuola eleatica è stata decisiva per lo sviluppo della filosofia classica greca, imponendo a Platone e Aristotele una riflessione critica sulle categorie dell’essere, del movimento e della realtà sensibile.

Platone accolse con ammirazione il rigore razionale degli Eleati, dedicando loro dialoghi fondamentali quali il Parmenide e il Sofista. Dalla dialettica di Zenone derivò l’elaborazione di un metodo filosofico fondato sul dialogo e sull’analisi concettuale. La concezione platonica del mondo delle Idee eredita le qualità dell’Essere parmenideo (immutabilità, eternità, perfezione), pur distinguendo tra mondo intelligibile e mondo sensibile. Nel Sofista, Platone rivoluziona la dottrina eleatica dimostrando che il non-essere ha una certa realtà come “essere diverso”, salvaguardando così la molteplicità e la possibilità dell’errore.

Aristotele ha affrontato le argomentazioni eleatiche da una prospettiva scientifica nel suo trattato Fisica. La necessità di controbattere i paradossi di Zenone lo condusse alla formalizzazione della logica come disciplina autonoma, con principi quali quello di non contraddizione e del terzo escluso. La sua risposta ai paradossi di movimento si fonda sulla distinzione tra infinito potenziale, divisibile mentalmente all’infinito, e infinito attuale, caratteristica dello spazio reale, finito. Inoltre, i concetti aristotelici di Atto e Potenza sono stati elaborati per giustificare il movimento e il cambiamento come passaggio dall’essere potenziale a quello attuale, non come transizione dal non-essere all’essere, superando così le rigidità della filosofia eleatica.

In conclusione, Velia rappresenta il contesto storico di una scuola filosofica che ha avuto un impatto decisivo sulla tradizione filosofica occidentale, ponendo le basi per riflessioni imprescindibili sulla natura dell’essere, della realtà e della conoscenza, nonché stimolando sviluppi teorici fondamentali nelle opere di Platone e Aristotele.

Dopo Velia, se v’interessa la Magna Grecia, andate a visitare Paestum, i suoi templi, il suo museo, un sito meraviglioso!

Adele Tirelli

LINK INTERNO: Paestum, antica Poseidonia greca, tappa del Grand Tour

Foto del logo e del portfolio qui sotto ©Flavio Brunetti e al link seguente
Galleria multimediale del Parco Archeologico di Paestum e Velia

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Adele Tirelli
Adele Tirelli vive a Castellammare di Stabia (NA). E' docente di Italiano e Storia negli Istituti Superiori. La sua esperienza professionale copre molti campi: nell'istruzione, nella storia locale, nell'archeologia e nella poesia. Ha collaborato con varie riviste tra le quali "Artepresente", diretta da Raffaele Bussi e Giorgio Agnisola, "Meridione. Sud e Nord del mondo", rivista trimestrale diretta da Guido D'Agostino e "Resistoria", Bollettino dell'Istituto Campano per la storia della Resistenza, edito da La Città del Sole. E' curatrice di mostre di pittura e libri di ricerca sulla storia del Novecento e autrice di numerosi articoli e saggi monografici. E' autrice insieme ad altri e curatrice della pubblicazione del volume "La negazione dell'altro. Percorsi della memoria per non dimenticare", ricognizione sul percorso della Shoah.

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