In un mondo segnato da conflitti persistenti e violenze, siamo portati a chiederci quanto l’essere umano si sia davvero evoluto. Nonostante i secoli trascorsi, il ricorso alla sopraffazione ci riporta drammaticamente a una dimensione primordiale. Riconoscere questa realtà, tuttavia, non esime nessuno da una responsabilità collettiva: per interrompere questo ciclo serve un percorso formativo chiaro, fondato sull’educazione ai valori storici ed esistenziali.
No, non è sapiens l’uomo di oggi se uccide. Se anima i conflitti. È ancora quello della pietra.

Ma questa constatazione non elimina la responsabilità di tutti, anche nostra. Occorre la prevenzione, occorre la formazione su due punti a mio avviso fondamentali della convivenza civile: un modulo educativo ed uno per così dire storico-esistenziale.
Il primo è quello che Adelchi Attisani, illustre pedagogista ai miei anni universitari, definiva il sentimento dell’onore. Bisogna riprendere questo tema che la cavalleria utilizzò per superare la barbarie dei suoi tempi. Mia madre nella mia gloriosa infanzia mi faceva regolarmente leggere “I reali di Francia” proprio per questo; anzi, molti ragazzi della mia generazione portavano il nome di Fioravanti da uno dei protagonisti.
Ma la dimensione creaturale è più forte e intensa. Sentirsi creatura facente parte del creato significa avere un senso di fratellanza e di rispetto verso tutte le altre creature, al pari di San Francesco che nel suo famoso Cantico delle creature chiamava sorella l’acqua e perfino la morte.
E bisogna far presto. Perché la vera evoluzione dell’umanità non si misura dal progresso delle sue armi o dalla forza dei suoi conflitti, ma dalla capacità di riscoprirsi fratelli e custodi del creato. Reintrodurre il senso dell’onore ed educare al rispetto creaturale non sono semplici richiami al passato, ma l’unica vera bussola per salvare il nostro futuro.
Carmelina Sicari



































