In questo nuovo articolo della nostra rubrica Missione Poesia parliamo dell’ultimo libro di Margherita Rimi, neuropsichiatra infantile e poetessa, di cui ci siamo già occupati in passato. Ritorna con un libro pubblicato da Marsiglio che unisce, ancora una volta, la disciplina medica all’arte della poesia. Restitutio ad integrum (titolo dell’opera) indica la formula medica che riguarda la guarigione e, magari, il restauro dello stato originale dell’infermo. Il sentimento – lirico e civico – espresso è dunque la speranza: perché possiamo salvarci o, meglio, c’è qualcuno che «torna | a curare | le ferite» del corpo o della mente.
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Margherita Rimi è nata a Prizzi (PA) e vive ad Agrigento. Poetessa e saggista, medico e neuropsichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza, ha svolto un’intensa attività di prima linea contro le violenze e gli abusi sui minori e a favore dei bambini portatori di handicap. È nella redazione di FuoriAsse ed è stata nella redazione della storica rivista Quaderni di Arenaria; collabora ad altre riviste italiane, testate giornalistiche online e blog. Tra le raccolte di versi: Per non inventarmi (Kepos, 2002); La cura degli assenti (LietoColle, 2007); Era farsi. Autoantologia 1974-2011 (Marsilio, 2012); Nomi di cosa – Nomi di persona (Marsilio, 2015); Le voci dei bambini. Poesie 2007-2017 (Mursia, 2019); Un cuvânt îl spală pe altul (Eikon-Cosmopoli, 2024); Entre les mains des mots (Éditions du Cygne, 2025); Restitutio ad integrum. Poesie 2015-2024, (Marsilio, 2025). Sue pure: La civiltà dei bambini. Undici poesie inedite, e un’intervista a cura di A. Viti (Libreria Ticinum Editore – CISESG, 2015); Una lingua non basta. Contributi su poesia e infanzia, a cura di M. G. Terrasi (Edizioni People&Humanities, 2018); e il saggio Il popolo dei Bambini. Ripensare la civiltà dell’infanzia (Marietti1820, 2021). Sue poesie sono state inoltre pubblicate sparsamente in riviste italiane e straniere tra queste Kamen’, Il Maradagàl, Poesia, Poezia. Revistă de cultură poetică, Recours au Poème, Terres de femmes, Exit, România Literară. Tra i premi ricevuti il Premio speciale Cesare Pavese sezione AMSI, (2003), il Laurentum (2013), il Piersanti Mattarella (2017), il DilloInsintesi (2017) insieme con Letizia Battaglia, e il premio Nadia Toffa (2022). Per il lavoro poetico sull’infanzia ha avuto un riconoscimento dall’Unicef Italia.
Per leggere un articolo precedente su Margherita Rimi, vedere al link: https://altritaliani.net/margherita-rimi-era-farsi-autoantologia-in-missione-poesia/
Restitutio ad integrum
Margherita Rimi ritorna con un libro che unisce, ancora una volta, la disciplina medica all’arte della poesia. Restitutio ad integrum è in pratica una formula medica che ha a che fare con la guarigione, forse perfino con il ripristino dell’integrità fisica e mentale dell’origine, prima della malattia stessa, anche se nulla è certo. La formula, usata come titolo del libro, rappresenta la chiave di lettura di tutta l’opera, ne esprime a pieno la poetica dei testi, scritti nell’arco di una decina d’anni e che affrontano il tema della guarigione come sfondo di un percorso, che per l’autrice non è mai completamente esaustivo, che si riflette non solo sul corpo ma anche sul modo di parlare, sul linguaggio e sulla comunità in cui il tutto viene rappresentato. La rinascita, che scaturisce dalla possibile guarigione, non comporta per Rimi un ritorno allo stadio originario ma incide sulla speranza di un supporto, di una cura che resti, che accompagni l’esistenza di chi si trova nella condizione di aver subito ferite, di dover medicare cicatrici.
Non sembri strano, dunque, che la poesia diventi uno spazio per poter pacificare corpo e testa, cuore e mente né che lo stile con cui sono scritti i testi si presti a reggere l’etica che li sottende. Anche le varie lingue utilizzate, dal greco al latino all’inglese, oltre all’italiano e la dialetto siciliano, si mettono al servizio del racconto necessario alla comprensione di quanto accaduto, nel desiderio di rendercelo al meglio, forgiando la tecnica di scrittura, attraverso la lirica, per intraprendere un’uscita di sicurezza (per dirla con Silone), come da sempre fanno lingua comune e poesia, influenzandosi e rafforzandosi a vicenda, rifondando il mondo con l’immaginario, sperimentando tecniche, rinnovando vocaboli, ricreando metafore per restituire all’umanità l’originaria meraviglia che sembra ormai perduta, o dando origine a un nuovo modo di cura che guardi all’interiorità e non solo all’apparenza, che non riscatti ma non sconfigga al tempo stesso. Margherita Rimi si conferma maestra in questa sua capacità di coinvolgimento, che le nasce proprio dall’uso sapienziale delle parole, dando origine a contenuti da sempre alti e ricchi di significato, e si conferma anche come autrice che sa incitare all’attenzione i lettori con poesie che si dimostrano, ancora una volta, in grado di restituire tutta la responsabilità che può contenere la poesia, quando è tale.
Del resto, l’autrice ha avuto un ruolo molto importante nell’ambito della dimensione di cui vuole dare conto attraverso la sua poetica: fino a poco tempo fa è stata neuropsichiatra infantile ad Agrigento, e si è sempre occupata di bambini, ascoltandoli, osservandoli e naturalmente curandoli. Il suo scopo, attraverso i suoi libri, è sempre stato quello di far presente di quanto nell’esistenza di un popolo dei bambini (titolo di un suo libro precedente) si siano insinuate col tempo, logiche di adulti molto coercitive che hanno ottenuto l’esatto contrario degli scopi previsti. L’ascolto dei bambini, per l’autrice, è sempre passato dalla comprensione e traduzione del loro modo di parlare, da quell’incrocio di significato e significante che lei ha saputo poi ricreare nella poesia. Sono due le partiture del libro: Restitutio ad integrum e Restitutio memoriae: elemento centrale di entrambi è il corpo e l’esperienza di vita ad esso collegata, quindi anche il linguaggio che crea identità sociale, se pure nelle sue varietà pluriformi, e nelle sue possibilità disturbate o disturbanti poiché, spesso, attraverso la poesia, anche un medico, come Margherita Rimi, che cura le intemperanze, può parlarci di quanto alcune patologie non possano essere considerate una riduzione, un non allineamento, o solo una ribellione da sanare. Ma è nella seconda parte del libro che si raggiunge l’apice della poetica dell’autrice: la lingua infantile, il legame con la madre e ciò che comporta un uso di un lessico famigliare, come direbbe Natalia Ginzburg, all’interno di un percorso che si fa proprio, che diventa baluardo di una propria rappresentazione biografica: Di notte//buio/sopra buio//Di notte/Nello spavento/nel buio//nome per/nome//la sua infanzia//Mia madre/dove sei//con chi parli/chi ti dà retta//Porti ancora quella camicia/stampata di rose?
Concludendo, con questa nuova prova, Rimi si afferma ancora una volta come una voce significativa nel panorama poetico nazionale, non solo per stile singolare e proprio, ma per i contenuti non comuni che continua a proporci.
Alcuni testi da: Restitutio ad integrum
Il libro delle medicazioni
Le mosse del punto
sono ferme
Qualcuno tra i due punti
gira troppo
Non basta: l’autostima
delle virgole
l’ipertrofia
delle maiuscole
un pronome solo
a uso personale
Non basta: tre aggettivi
su ogni sostantivo
per l’ego smisurato
dei poeti
La grammatica può fare
la sua parte
La matematica le sue statistiche
E una medicina
non ha il compito del miracolo.
Un libro si capisce
dai nomi che hanno
le parole
*
Destinatio linguae
Quanto tempo c’è
in questo corpo
quanto ne rimane
Non è finito l’ordine dei giorni
si può confondere il cambio
l’indirizzo
una casa dentro un’altra casa
Niente passa per parentesi
è tutto lì
nella sequela delle ossa:
i titoli, gli scritti intercostali
la rotazione della testa (atlante nell’epistrofeo)
La parola respinta sulla pagina
non sempre passa per la bocca
Il tracciato parla solo per l’epilessia
il vocabolo per intero
la lingua per destinazione
*
Trovatemi un titolo a misura
I
Gli indumenti sono lì
non corrispondono più al corpo
Si tira indietro:
l’accesso della manica
Il ritorno della scarpa
è stretto
Il colletto
della testa vuoto
Il cappello non rientra più
tra le due orecchie
non ascolta disposizioni
Arretra la misura delle spalle
il perimetro perso dei bottoni
Il cucito non nomina più
i fianchi
Le calze portano la loro storia
a niente serve la memoria delle gambe
Ogni guanto conserva il sogno gemellare
la perfetta simmetria
perse le impronte digitali
E gli occhiali che mentono ai fantasmi
adesso non vedono che è vero.
II
Il racconto del corpo
è lì
nel calco la scrittura
impronta genetica nuda
*
Varianti
(Togli/Metti)
I
Togli una parola
anche solo una parola
Toglila dal rigo
Può cambiare tutto
dall’essere a non essere
dall’orecchio all’occhio
Togli una parola
da qualche parte
cambia questa storia
il destino della lingua.
II
Metti una parola
anche solo una parola
Mettila nel rigo
Può cambiare tutto
dall’essere a non essere
dall’orecchio all’occhio
Metti una parola
da qualche parte
cambia questa storia
il destino della lingua
Bologna, ottobre 2026
Cinzia Demi
P.S.:
“MISSIONE POESIE” è una rubrica culturale di poesia italiana contemporanea, curata da Cinzia Demi, per il nostro sito Altritaliani di Parigi. Altri contributi e autori qui: https://altritaliani.net/category/libri-e-letteratura/missione-poesia/





































