7 domande a Elena Rui, autrice del libro «Le vedove di Camus», sestina Strega 2026

Un titolo intrigante (una vedovanza plurale!), un libro psicologico ed empatico che ricompone con rigore ed eleganza il mosaico interiore delle quattro donne che hanno condiviso e illuminato l’esistenza del grande scrittore francese, Premio Nobel della letteratura, Albert Camus: Francine Faure la moglie, Catherine Sellers l’attrice, Mette Ivers la giovane pittrice di origini danesi e la grande attrice del teatro francese, Maria Casares, “l’Unica” per Camus.
Un romanzo che trae origine dalla vita, in cui vero e verosimile camminano fianco a fianco. Un libro che andrebbe tradotto in Francia dove la scrittrice italiana Elena Rui si è felicemente trapiantata. Da Bordighera (Liguria del Ponente), una breve intervista a cura di Eraldo Mussa. [Logo: Elena Rui, foto ©Fondazione Bellonci Musa]

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L’aria era leggera e l’ombra della sera luminosa avvolgeva lentamente il pubblico.
La campana della chiesa di Sasso, frazione di Bordighera, dava il ritmo alla presentazione del bellissimo libro “Vedove di Camus” di Elena Rui (L’Orma Editore) giunto nella sestina finale del Premio Strega 2026.
Un magnifico rintocco ogni 15 minuti obbligava il conversare a una pausa di riflessione mentre tutti mentalmente contavano i rintocchi. Uno di quei rari momenti in cui tutto sembrava perfetto.
Il conduttore, Corrado Ramella, puntuale e sorridente, l’autrice seria e rilassata.
Le domande sono nate lì in quella sera di promessa d’estate, in quella luce simile se non uguale all’ultima luce che vide Camus a Lourmarin, poche ore prima dello schianto automobilistico mortale vicino a Sens (Dipartimento dell’Yonne, vicino a Parigi).
Poi per il libro è arrivata la consacrazione della sestina finalista al Premio Strega. È arrivato un vento di notorietà e le domande sono state a lungo a riposare.
Oggi sono tornate a far sentire la loro voce.
“L’uomo progetta e dio ride” fa dire a un certo punto l’autrice dalle sue righe ispirate a Maria Casares. Ci piace l’idea di un dio che ride, anche alla nostra intervista…

 INTERVISTA

1-  Lui è « rock », ha vinto il Nobel, la fine è tragica, l’auto lussuosa, la casa è in Provenza, il guidatore è un grande editore parigino, lascia quattro donne che l’hanno amato e che lui ha amate, a suo modo, insomma più glamour di così si muore…

Può darsi che dall’esterno la vicenda abbia l’aria glamour o rock, ma in realtà la vita di Camus lo era molto poco.
Certo tutto il cerimoniale del Nobel, che aveva vinto nel 1957, è molto sfarzoso, ma è stata una parentesi che lo ha angosciato e stressato e non un contesto in cui si è sentito a suo agio.
Camus guidava una vecchia Citroën scassata, non amava la velocità, aveva previsto di tornare a Parigi da Lourmarin in treno con la moglie e i figli. È per un capriccio del destino che si è trovato nell’auto potente (ndr una Facel Vega) del suo editore Michel Gallimard e che in quell’auto ha perso la vita.

2- È un libro investigativo il tuo: alla base c’è una ricerca approfondita, di luoghi, di memorie, di articoli, diari e lettere, trasmissioni televisive, biblioteche, cimiteri, un girovagare in Francia sulle tracce di Camus… Devi esserti anche divertita a riempire i tasselli di un puzzle, raccontaci un lampo, una sorpresa, qualche avvenimento nella tua ricerca letteraria.

Consultando i diari che Catherine Sellers ha legato alla Bibliothèque Nationale de France, ho scoperto che, dopo la morte di Camus, l’attrice si è ricordata di avere nella macchina fotografica delle foto scattate a Lourmarin con tutta la famiglia: Albert, la moglie Francine e i gemelli. Nel diario si legge che le porta a far sviluppare e poi che va a prenderle.
Ma non immaginavo di ritrovarle in una parte dell’archivio.
È stato molto emozionante vederli tutti e cinque in costume da bagno, in posa, durante questa strana vacanza.

3- Albert Camus: che uomo ne viene fuori da questa tua ricerca ? Che idea ti sei fatta ? Ci sono dei punti di contatto tra lo scrittore e l’uomo, oppure hai percepito, “sentito” anche delle maschere in lui ?

Tutti portiamo delle maschere, più o meno consapevolmente.
È un riflesso sociale e una forma d’intelligenza psicologica: solo i bambini molto piccoli hanno la spontaneità di essere uguali con tutti e in ogni circostanza. Crescere significa perderla.
Quindi Camus aveva le maschere che abbiano tutti, moltiplicate per il numero d’interlocutori con chi aveva a che a fare che sono molti più di quelli che posso avere io.

4- Se guardi nello specchietto retrovisore, cosa ti ha regalato questo libro ?

Questo libro mi ha regalato una forma d’intimità con vite di artisti affascinanti e fuori dal comune.
E più tardi un editore entusiasta e presente, convinto di ciò che stava pubblicando e promuovendo.
E poi l’avventura del Premio Strega che è stata sorprendente per me come per “L’Orma” e ci ha coinvolti tutti con un’intensità inedita.
Ci siamo divertiti.
Mi ha regalato anche un riscontro di pubblico che non avevo ancora avuto e di cui sono felice e grata.

5- C’è un motivo per cui scrivi ? Cerchi le storie o le storie ti vengono a trovare ?

No, non c’è un motivo. Scrivere è “il vizio assurdo” che non salva da nessun male esistenziale, pur restando ineludibile per chi ce l’ha.
Nella maggior parte dei casi ad essere assurdo, perché sproporzionato, è lo sforzo rispetto all’esito.
Ho recentemente ascoltato Duras in un’intervista del 1980 dire che si scrive perché è meglio che non fare niente, meglio, così lo capisco io, che lasciarsi sommergere dal vuoto e dall’inazione a cui potrebbe essere votato uno scrittore.
È meglio, ma non salva. Ogni storia è diversa.
Alcune s’impongono, altre vanno inseguite.

6- E lo Strega ti ha stregata ?

Lo Strega è una parentesi fuori dallo spazio-tempo normale : tutto è organizzato in funzione dei libri selezionati, come se fossero la cosa più importante della stagione in corso.
Restare indifferenti all’organizzazione, alle platee immense, all’attenzione suscitata nei media non è umano.
Credo che tutti siano stati un po’ stregati. Soprattutto chi non c’era mai stato prima.

7-Cosa c’è dietro la curva ?

Non lo so. È raro che si sappia e ci si può sbagliare.

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IL LIBRO: Vedove di Camus di Elena Rui (L’Orma editore, maggio 2025), 180 pagine, 18€

Elena Rui, nata a Padova nel 1980, vive in Francia dal 2005. Ha insegnato italiano ad Albi, Tolosa e Parigi. Ha già pubblicato La famiglia degli altri (Garzanti, 2021) e la raccolta di racconti Affetti non desiderati (Arkadia, 2024). Vedove di Camus è il suo ultimo romanzo.

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Eraldo Mussa
Torinese, cresciuto in Liguria al confine con la Francia, forse per questo mi sono sempre sentito un “altro italiano”. Laureato in Lettere, giornalista, rallysta e pubblicitario nella vita professionale. “Se unisco i punti della mia vita, le automobili sono state il mio fil rouge.” Contatto: eralmussa(at)gmail.com

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