Premio Strega: Confessioni di una giurata. I dodici romanzi.

Ho passato questi ultimi mesi in compagnia di dodici romanzi. Sono stata giurata del premio Strega 2021.

Un colpo di fortuna, un bibliotecario gentile che ha pensato a me, ed ecco che ad aprile i dodici romanzi vengono catapultati in formato PDF nel mio computer. Tempo fa leggevo tanto, tantissimo, sempre. Le librerie erano il mio paese dei balocchi. Vivevo e dormivo coi libri. Perdevo la fermata della metro perché avevo il naso nel libro e volevo finire il capitolo, il paragrafo, la pagina. I traslochi erano incubi e le vacanze viaggi cartacei. Poi il lavoro, gli impegni, la vita insomma, e negli ultimi anni gli schermi del telefonino o del computer perennemente accesi, hanno assottigliato il tempo dedicato alla lettura, e i libri, quelli letti per diletto, con piacere e con foga, si sono messi in disparte.

Ma questa primavera avevo un sacco di lavoro e dodici romanzi da leggere: una montagna da scalare. Ho così rimparato a leggere. A leggere tanto, tantissimo. La semifinale (così chiamo calcisticamente il passaggio dalla dozzina alla cinquina) ebbe luogo nel pieno delle selezioni universitarie, quando passavo le giornate al computer, a far sfilare quadri Excel di nomi e voti o a far passare esami orali di ogni tipo. Eppure la sera mi svagavo con mezz’ora di lettura su quello stesso schermo.

Ho così preso gusto ad annotare un file PDF. Ad annotare, ritrovare i miei appunti, sfogliare un libro appiattito sullo schermo. In rosa, in blu, in verde, a seconda, segnalavo a me stessa cosa volevo ricordare, cosa volevo criticare. Ho giocato a cercare una parola, verificare un’occorrenza, ritrovare un nome proprio – le famose concordanze d’antan si offrivano a me con inaudita facilità. Ho anche ritrovato uno dei miei modi preferiti di leggere: leggere traducendo. Non tutto, ovviamente, non sempre, ma per rallentare il ritmo, assaporare le frasi, ascoltare i suoni, segnarmi dei lampi, e davvero tradurre l’italiano in francese è ridiventato per me il più bel modo di leggere. E i miei studenti si sono cimentati su due brani con risultati ondivaghi: esperienza da rifare comunque.

Mi è mancato soltanto non poter far gruppo con gli altri lettori in Francia, che non conosco. Sono stata una giurata solitaria, come quasi tutto fu solitario in questi mesi. Non interessa a nessuno sapere per chi ho votato. Applaudo comunque il libro che avrà vinto. Per caso conoscevo alcuni autori, e non per caso ma per gusto personale due romanzi li avevo già letti prima che fossero selezionati. Tutti mi hanno incuriosita, alcuni commossa, un paio esasperata, pochi trasportata. Per me ognuno si cristallizza in un aggettivo: asettico, struggente, appassionato, esasperante, sebaldiano, asciutto, ingenuo, popoloso, potente, caotico, tragico, corale.

Tanti gemelli tra questi candidati al premio Strega – tutti abbiamo un Doppelgänger che sta in agguato. Tantissime case – già lo si indovina dai titoli Il libro delle case e La casa delle madri, ma anche nelle Ripetizioni o in Borgo Sud o in Cara pace camminiamo per corridoi sconosciuti che possono somigliare ai nostri e in L’anno che a Roma fu due volte Natale o in L’acqua del lago non è mai dolce partecipiamo a traslochi che pesano quanto i nostri. Ci parleranno a chiare lettere, a noi che abbiamo passato tanti mesi chiusi nelle nostre case: ci parleranno delle case dove stiamo, di quelle che abbiamo sparpagliate per il mondo o nella memoria, e di noi che ci abitiamo, coi nostri fantasmi, disastri o demoni.

Mi è piaciuto pensare al Premio Strega abitando in Francia, dove i premi più prestigiosi sono elargiti da giurie degne dei conclavi di un tempo, commistione di strategie editoriali, compromessi stilistici e godurie gastronomiche; qui il nome del vincitore del prestigioso premio Goncourt è proclamato nel ristorante Drouant da dieci giurati straselezionati, tutti editori e/o scrittori. Forse idealizzo il premio Strega, ma mi piace ricordarne la nascita con le parole dell’ideatrice, la scrittrice Maria Bellonci: «Cominciarono, nell’inverno e nella primavera 1944, a radunarsi amici, giornalisti, scrittori, artisti, letterati, gente di ogni partito unita nella partecipazione di un tema doloroso nel presente e incerto nel futuro. Poi, dopo il 4 giugno, finito l’incubo, gli amici continuarono a venire: è proprio un tentativo di ritrovarsi uniti per far fronte alla disperazione e alla dispersione». Siccome gli amici solevano riunirsi la domenica, i circa quattrocento lettori che scelgono il vincitore del Premio si chiamano tuttora «gli amici della domenica», cui si aggiungono i duecento votanti selezionati da una ventina di istituti Italiani di cultura all’estero, quaranta lettori scelti da una ventina di librerie e i venti voti collettivi che emanano da biblioteche, università e circoli di lettura.

Sono stata giurata del premio Strega e ho ascoltato poche presentazioni on line, ho letto alcuni articoli, ma non mi sono sforzata di approfondire criticamente i vari autori, per esempio di leggere altre opere degli stessi autori – salvo il caso in cui le altre opere le avevo già lette per mio gusto personale. Non ho letto da universitaria quale sono di mestiere. Né da specialista quale non sono. Ho letto da lettrice, e da tempo non mi sentivo tanto votata al mestiere di leggere. Per questo scrivo qui la mia gratitudine al bibliotecario gentile e ai libri tutti.

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Isabel Violante

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