A Parigi: La « Settimana della cucina italiana nel mondo » – Edizione 2019

altritaliani edizione 2019Anche quest’anno l’organizzazione a Parigi della quarta edizione della “Settimana della cucina italiana nel mondo”, dal 18 al 24 novembre, inizia sotto i migliori auspici. Non solo, concretamente, per la tempestività con cui si stanno adoperando l’Ambasciata, il Consolato Generale, l’ICE, l’Istituto Italiano di Cultura, il Comites e gli altri organismi pubblici e privati che già negli anni scorsi avevano concretizzato nelle numerose manifestazioni l’idea nata e coordinata al Ministero degli Esteri di promuovere ulteriormente con la gastronomia la conoscenza dei territori, e dunque delle industrie non solo alimentari, dei beni artistici, culturali e di tutto ciò per cui questi territori diventano ulteriormente attraenti non solo turisticamente (all’organizzazione complessiva partecipano anche il Ministero delle Politiche Agricole, quello del Turismo rientrato in quello dei Beni Culturali, e quello dell’Istruzione); ma gli auspici fanno seguito anche ai recenti eventi di rilievo tra l’Italia e la Francia proprio nei settori alimentari e delle bevande.

Emilia Gatto, Console Generale e Ugo Ciarlatani, Consigliere per conto di Teresa Castaldo Ambasciatrice a Parigi, hanno presentato l’organizzazione della Settimana, ancora nel pieno successo che “Eataly”, a pochi mesi dall’apertura, ha nella loro città, ossia nella capitale del Paese più concorrenziale nel settore.

Intanto “Campari” cerca d’acquisire “Rhumantilles” che sembra lontana oltreoceano ma ha un’attrattività tale per cui la fusione non può che aumentare il prestigio d’ambedue le aziende. Viceversa l’offerta d’acquisizione da parte di “Lactalis” di “Nuova Castelli” (distributrice del “Parmigiano Reggiano”, della “Mozzarella di Bufala Campana” e del “Gorgonzola”, titolare dei marchi “Castelli”, “Mandara” e “Alival”, e che ha 13 siti in Italia e uno rispettivamente in Polonia, Ungheria e Stati Uniti) conferma ancora l’attrattività degli investimenti in Italia in questo settore (dopo quelli a suo tempo effettuati di “Lactalis” nella “Parmalat”, nella “Locatelli”, nell’”Invernizzi”, nella “Galbani”, nella “Vallelata” e nella “Cadermartori”).

Inoltre la Francia è sempre il secondo Paese per le esportazioni dei prodotti agroalimentari dell’Italia (nel 2018: 4727 milioni di EUR, con una crescita: +4,3% che ha fatto seguito a quelle degli anni precedenti) e, per quanto riguarda gli alimentari e le bevande, la bilancia commerciale rimane a favore dell’Italia (nel 2018 rispettivamente: per 303 mil. tra i 3476 mil. d’esportazioni e i 3173 mil. d’importazioni, e per 137 mil. tra i 495 mil. d’esportazioni e i 358 mil. d’importazioni).

Dei rapporti nel settore alimentare tra i due Paesi fa parte pure il gemellaggio nel 2018 tra il Centro Agroalimentare di Roma e il Mercato Internazionale di Rungis.

Infine la “Settimana” avviene dopo che l’Italia è passata in testa alla classifica mondiale degli spumanti: nel luglio scorso c’è stato infatti il seguente comunicato dell’ICE: “A Londra, The Champagne & Sparkling Wine World Championship 2019, la più importante classifica mondiale dei vini spumanti, ha decretato il sorpasso storico dell’Italia a scapito della Francia. Con 71 medaglie d’oro e 92 d’argento, l’Italia passa davanti alla Francia, che ha raccolto 61 medaglie d’oro e 49 d’argento. I vini francesi ricompensati sono tutti della regione Champagne, mentre l’Italia conquista il primo posto grazie alla varietà dei suoi territori e di vini spumanti. Tra le marche italiane, Ferrari Trentodoc, in testa alla classifica dei vini spumanti con 15 medaglie, sorpassa la casa francese Louis Roederer, e il Lambrusco che ha conquistato 7 ori e 7 argenti”!

Al di là di tutti questi avvenimenti che confermano ulteriormente i successi del settore agroalimentare italiano, rimangono tuttavia le considerazioni sui suoi benefici di benessere e culturali: la “dieta mediterranea” contribuisce non solo alla longevità (in Piemonte c’è stata la donna più anziana del mondo; in Sardegna, nelle Marche e in altre regioni sono pure presenti persone più longeve che altrove, un barbiere italiano a New York mangiando ogni giorno la pasta ha tagliato i capelli fino a 107 anni!), e i piatti come i bicchieri con i prodotti tipicamente genuini meritano d’essere pure ammirati per l’atmosfera che attirano intorno: ce lo ha insegnato Camilleri (altro longevo), seppure neanche in francese (nelle recenti serie di FR3) sia traducibile lo spirito del dialogo tra Montalbano e il ristoratore Calogero sui purpitelli, i calamaretti e le vongole! Montalbano resta comunque un esempio di come ci si deve rinforzare lo spirito a tavola senza avere in testa e senza fare nient’altro. Camilleri, con questi richiami nell’era dei telefonini a tavola, ha anche superato Flaiano, che sosteneva che gli italiani si riconoscono tali e uniti solo a pranzo, come gli inglesi al thè!

Da Il Gattopardo di L. Visconti

E come immaginare “Il Gattopardo” senza il timballo che “irrompe” alla cena a Donnafugata, quando Angelica è presentata alla famiglia del principe di Salina? Filippo Maria Battaglia, nei suoi articoli su “Panorama”, ne aveva riportato la seguente descrizione di Tomasi di Lampedusa: “L’oro brunito dell’involucro, la fragranza di zucchero e di cannella che ne emanava non erano che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un vapore carico di aromi, si scorgevano poi i fegatini di pollo, gli ovetti duri, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi impigliate nella massa untuosa, caldissima dei maccheroncini corti cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio”; e la seguente descrizione di Mary Taylor Simeti: “È un pranzo tutto di forza, splendore e piacere, in cui l’unico accenno alla morte viene dalle venefiche ma patetiche fantasie della povera Concetta, sconfitta nel suo amore per Tancredi dalla prorompente vitalità e bellezza di Angelica, nello stesso modo in cui il timballo sconfigge l’elegante brodaglia che i commensali temevano di trovare”. Quanto ha poi scritto Claudia Cardinale sulla maniacale precisione di Visconti anche ai pasti non di scena, e la metamorfosi da lui fatta di Burt Lancaster da attore di western a “principe” di Salina, e di Delon da “Rocco e i suoi fratelli” a “Tancredi”, confermano che tutto quel capolavoro e tutta la trama, dal ballo alle contraddizioni, sarebbero state impossibili e non avrebbero probabilmente avuto altrettanto successo all’estero senza quella cena.

Mary Taylor, più giovane di tre anni di Claudia Cardinale, da New York (dove suo padre era stato Direttore del Metropolitan Museum of Arts) era arrivata in Sicilia pressoché contemporaneamente alla produzione del film (1962), incuriosita dalle attività di Danilo Dolci. C’è rimasta, avendovi sposato l’agronomo Antonio Simeti, con il quale ha trasformato l’attività dei loro terreni tra Partinico e Castellammare del Golfo da vitivinicola ad azienda d’agricoltura biologica. Autrice di articoli sui supplementi sui viaggi del “New York Times” e del “Financial Times”, ha fatto conoscere la Sicilia e la cucina siciliana con i libri: “Pomp and Sustenance: Twenty-Five Centuries of Sicilian Food”, “Fumo e arrosto: Escursioni nel paesaggio letterario e gastronomico della Sicilia”, “Mandorle amare: una storia siciliana tra ricordi e ricette” e “Sicilian Summer: An Adventure in Cooking with my Grandsons”.

Ha contribuito così a diffondere negli USA una conoscenza della cucina siciliana e italiana oltre quella che Prezzolini (il cui “Maccheroni” è del 1957) aveva precedentemente descritto (e che Battaglia ha riportato su “Panorama”): «Gli spaghetti sono penetrati in moltissime case americane dove il nome di Dante non viene mai pronunziato. Inoltre l’opera di Dante è il prodotto d’un singolare uomo di genio, mentre gli spaghetti sono l’espressione del genio collettivo del popolo italiano, il quale ne ha fatto un piatto nazionale, ma non mostra di aver invece adottato le idee politiche e il contegno del grande poeta»!

E l’ha diffusa nello stesso modo in cui Burton Anderson, andato da Direttore a Parigi dell’“International Herald Tribune” in vacanza in Toscana, c’è rimasto ed è diventato per “The New York Times” « the leading authority on Italian wines”. Partendo da un articolo sullo “Herald Tribune” dal titolo “ »Wine for People with Patience« , egli si è poi dedicato interamente a scrivere i libri “The Wines & Winemakers of Italy”, “Biondi Santi: the family that created Brunello di Montalcino”, “Atlas of the Wine Roads of Tuscany”, “The Wine Atlas of Italy”, “Franciacorta, Italy’s Sanctuary of Sparkling Wine”, i “Treasures of the Italian Table” e altri con cui, entrato nella “Hall of Fame” di New York, ha “spalancato” ai produttori italiani le porte del mercato Usa (secondo l’espressione usata da Nomisma a un recente convegno con alcuni di questi a Palazzo Antinori a Firenze, dove si è ricordato che dalla fine degli anni 80 le esportazioni sono triplicate a tre milioni di ettolitri).

Così, dunque, anche quest’anno i prodotti italiani meritano un’attenzione ben oltre la pasta o la pizza classificate come patrimoni dall’UNESCO. Per quanto riguarda la Francia, anche gli acquisti di terreni di Depardieu in Puglia, di Carole Bouquet a Pantelleria (per il gusto di produrvi il moscato), e quelli (in corso di trattativa) del gruppo della famiglia Descours (già proprietaria dei vigneti del Château La Verrerie nel Lubéron e dello champagne “Piper-Heidsieck”) d’ulteriori terreni del Brunello di Montalcino (già con un ben rilevante flusso turistico) testimoniano l’attrattività complessiva dei luoghi partendo dai gusti culinari più genuini.

La Console generale Emilia Gatto

D’altronde, soddisfacendo meglio il palato, si soddisfa meglio la lingua: e la diffusione di quella di Dante all’estero! Paolo Romani, Vice Presidente della “Dante Alighieri” a Parigi, era presente alla presentazione a testimonianza(contraddicendo Prezzolini!) della partecipazione anche di questo ente alla “Settimana” la quale, per merito anche delle energie di Giovanni Sacchi, Direttore dell’ICE, di Laura Giovenco, Delegata dell’“Accademia Italiana della Cucina”, di Vincenzo Cirillo, Presidente del Comites e di Manuela Barberis del Consolato, anche quest’anno si estenderà oltre i fornelli e la tavola, e oltre la capitale: a Orléans già il 12 novembre sarà presentato dall’autore Luca Maroni il libro “Leonardo da Vinci e il vino” (in occasione del cinquecentenario della morte dell’autore di studi anche in questa materia); a Lilla il 15 novembre avrà luogo una gara di pesto tra allievi francesi e italiani delle scuole alberghiere, i cui vincitori saranno candidati alla gara al Palazzo Ducale a Genova nel 2020; il 18 novembre per l’inaugurazione parigina a “Eataly” inizierà un ciclo di presentazioni di piatti da parte dei suoi cuochi, e al Consolato avrà luogo un concerto e una degustazione di vini insieme all’”Associazione delle dimore storiche italiane” che li producono; il 20 novembre alla sede del Montepaschi Parigi avrà luogo un seminario sull’olio d’oliva con la partecipazione (tra gli altri) di Riccardo Garosci, Presidente del “Comitato scientifico per l’educazione alimentare” del Ministero della Pubblica Istruzione; nel week-end dal 22 al 24 novembre un “marché central italien” sarà organizzato in un luogo di cui s’attende la conferma dalla Mairie di Parigi, dove intanto l’”Istituto Italiano di Cultura” il 19 novembre proietterà il film “Alla salute” di Brunella Filì, il 20 novembre farà un “Conciorto” (spettacolo concerto) e il 21 novembre un “atelier” di cucina sarda.

Inoltre il 20 novembre alla Mairie di Bourges avrà luogo (organizzato dal Comites) il “Festival de cuisine et de culture indépendante italienne” e, dopo la serata di gala del 25 novembre all’Ambasciata (solo su inviti), avranno luogo: il 26 novembre al “Lycée hôtelier Bayet” di Tours: la tavola rotonda “La gastronomie, levier du développement durable: l’expérience de Tours et de Parme” (con la partecipazione di Lorenzo Kihlgren Grandi, esperto di storia della cucina a Sciences Po); e il 27 novembre al “Cellier de Claivaux” di Digione: “L’événement dédié à l’histoire de la moutarde, depuis son origine italienne à son évolution dans la gastronomie française” (con la collaborazione, oltreché di Cirillo, di Massimo Mori, proprietario del “Mori Venice Bar” e dell’”Armani Caffè”).

Il 24 novembre, a conclusione della settimana, con la partecipazione d’Ilaria Zilioli del “DIRE” (“Donne italiane Rete Estero”) sarà infine incrementata la collaborazione tra le “cheffes” italiane e quelle francesi, nell’ambito della rete europea “Cheffes d’ici et d’ailleurs”, che fa capo a Marina Miroglio e Katarzyna Vermont.

Per i dettagli di tutte le manifestazioni si rinvia al sito:
https://consparigi.esteri.it/consolato_parigi/it/il_consolato/eventi
il quale mette a disposizione per la richiesta di maggiori informazioni l’indirizzo:
parigi.stagista2@esteri.it

La console generale d’Italia Emilia Gatto può essere allora giustamente orgogliosa non solo di quella settimana fino alla sua conclusione ma anche, a seguito dei contatti presi con alcune scuole alberghiere della sua circoscrizione al fine d’incrementare gli scambi d’allievi cuochi con quelle italiane, d’aver portato il miglior spirito di Erasmus in cucina!

Lodovico Luciolli

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