Italia e Francia: Costituzioni a confronto.

Il 1946, anno d’elaborazione delle Costituzioni sia in Italia che in Francia.
Numerosi accademici italiani e francesi alla giornata di studio organizzata dalla Società “Dante Alighieri”, dalla “Maison d’Italie” della Cité universitaire di Parigi e da Maurizio Ridolfi, coordinatore del progetto “Il 2 giugno”. Ecco tutto in un resoconto sui diversi punti ed aspetti trattati.

Colloque Maison italie

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum”: considerazione che vale anche nella distinzione tra “prima” e “seconda Repubblica” italiana. Chi l’ha creata diffondendola nel giornalismo, in TV, in rete e in politica ignorava che una nuova Repubblica o un nuovo Stato in sostituzione di quella o quello precedente si ha con una nuova Costituzione in sostituzione di quella precedente. Non si ha dunque una nuova Repubblica neanche se all’interno della stessa Costituzione sono stati possibili i cambiamenti nelle modalità al suo interno previsti (art.138 della Costituzione italiana) e la si ha dunque solo quando, come in Francia nel 1958, la V Repubblica ha sostituito la IV del 1946 appunto con una nuova Costituzione.
Diabolicum” rimane in Italia allora solo l’intento d’assegnare a una “prima” Repubblica fatti e misfatti dei partiti precedenti, e a una “seconda” o addirittura “terza” Repubblica i programmi dei partiti attuali, poiché con le generazioni sono cambiati sì i loro nomi e i contesti tecnologici, sociali e geopolitici, ma anche con le sue revisioni è tuttora in vigore la Costituzione del 1947.

La firma alla Costituzione

Costituzione italiana che era allora nata, come ha approfondito Alessandro Giacone (Professore a Grenoble, esperto della Storia d’Italia del dopoguerra e autore di testi sui principali protagonisti della Repubblica), non solo riportando nei primi articoli gli stessi principi generali della Costituzione della IV Repubblica francese, ma riportandoli pure a delle date quasi sincronizzate nelle rispettive elaborazioni. Egli le ha esposte alla giornata di studi di ambedue le Costituzioni organizzata il 26 gennaio alla “Maison d’Italie” della “Cité Universitaire” dal Direttore Roberto Giacone e dal Presidente della “Dante Alighieri” di Parigi Michele Canonica, con interventi di accademici italiani e francesi che hanno opportunamente evidenziato i contesti di creazione e funzionamento delle 2 Costituzioni.

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Jacques de Saint-Victor, Alya Aglan e Michele Canonica

Alessandro Giacone ha tra l’altro osservato che mentre la Costituzione italiana (dopo i principi fondamentali dei primi articoli ai quali ha anche contribuito, tra i più giovani, Aldo Moro) ha dato la precedenza assoluta alla forma di governo parlamentare (anche con le riserve sul doppione legislativo delle Camere) per opporla ad altri rischi d’assolutismo com’era precedentemente avvenuto negli organi istituzionali, quella francese ha preso maggiormente in considerazione gli aspetti pratici: per cui a favore della fluidità del sistema il Senato è stato trasformato in “Conseil de la République” (con membri eletti in parte dai deputati, in parte dai francesi d’oltremare, in parte indirettamente dagli organi di rappresentanza territoriali) con funzioni solo consultive e di partecipazione con la Camera all’elezione del Presidente della Repubblica.

Jacques de Saint-Victor (Professore all’Università di Parigi XIII, editorialista di “Le Figaro”, autore di saggi politici e nel 2018 dell’“Histoire de la République en France” ed. Economica) ha esposto alcune delle norme a favore della stabilità: divieto di sciogliere la Camera (denominata “Assemblée Nationale”, termine prima usato per Camera e Senato congiunti) nei primi 18 mesi di legislatura, che equivalevano a quelli entro cui dovevano esserci state due crisi di governo; maggioranza assoluta alla Camera per la mozione di censura o il rifiuto di quella di fiducia posta dal governo; esecutivo solo nel programma e nella persona del Primo Ministro responsabile verso il legislativo (fino alla riforma del 1954 che ha esteso la responsabilità ai Ministri). “Lacci e lacciuoli” che secondo i partiti di destra e sinistra rinforzavano dunque il sistema (come ha ricordato lo storico Frédéric Fogacci) ma che si sono dimostrati poi inutili ad evitare 22 crisi di governo in 12 anni, con la Camera eletta con il sistema proporzionale e con i drammi delle guerre d’Indocina e Algeria.

“Lacci e lacciuoli” che non hanno allora dato torto a de Gaulle quando ha affermato nei “discours” de Bayeux e d’Épinal la necessità di riconoscere al Presidente della Repubblica poteri esecutivi più sostanziali di fronte al regime esclusivo dei partiti, come (oltre a presiedere il Consiglio dei Ministri) quello di nomina dei Ministri al di fuori di questi. Nonostante egli riconoscesse la funzione legislativa del Senato verso cui il Governo doveva essere ugualmente responsabile, e nonostante egli anticipasse così la Costituzione della V Repubblica, non sono allora mancati i sospetti antidemocratici che lo riguardavano (come ha ricordato Alya Aglan, Professoressa alla Sorbona e autrice di testi di Storia in particolare dalla 2a Guerra Mondiale), in quel periodo in cui il pluripartitismo era anche caratterizzato dai primi embrioni d’un’unione socialista europea.

Era anche il periodo in cui, dall’esame dei documenti diplomatici francesi esposto da Maurice Vaïsse (Professore a “Sciences Po”, membro delle Commissioni per la pubblicazione dei documenti dei Ministères des Affaires Etrangères e de la Défense e autore di libri sulla politica estera della Francia), contemporaneamente alle incertezze elettorali in Francia si esponevano in questi le prime rivalità tra USA e URSS nel dominio dell’Europa e del mondo e i loro primi sospetti atomici.

Rivalità che si delineavano anche nei documenti diplomatici italiani: Antonio Varsori (Professore all’Università di Padova, membro del Comitato per la Pubblicazione dei Documenti del Ministero degli Affari Esteri, uno dei maggiori storici e autore di libri sull’Italia del dopoguerra) ha ricordato come già nei primi rapporti degli Ambasciatori Quaroni dal 44 al 46 e Brosio dal 46 al 51 a Mosca, Saragat dal 45 al 46 a Parigi e Tarchiani a Washington dal 45 al 55 si stava formando il quadro internazionale che avrebbe poi ancorato l’Italia nel contesto occidentale e nei suoi sviluppi successivi (NATO, CECA e CEE dopo il fallimento della CED).

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Michele Canonica e Maurizio Ridolfi, coordinatore del progetto « Il 2 giugno »

Un’Italia nuova, il cui riscatto dal passato in una guerra perduta dalla parte sbagliata è stato più forte delle contraddizioni che lo hanno determinato: il referendum del 46 più favorevole alla Repubblica nel Piemonte ex sabaudo che in Campania (come ha ricordato Canonica), e favorevole alla Repubblica nonostante le tradizioni fossero quasi dappertutto più monarchiche che repubblicane, come ha evidenziato Maurizio Ridolfi (Professore di Storia Moderna all’Università della Tuscia di Viterbo, Socio della Società italiana per lo studio della storia contemporanea e coautore tra l’altro di “Monarchia e Repubblica: Istituzioni, culture e rappresentazioni politiche in Italia: 1848-1948”, ed. Mondadori 2011). Contraddizioni simboleggiate perfino dal passato di De Gasperi come ex deputato austriaco, ex deputato, ex Ministro degli Esteri ed ex Presidente del Consiglio del Regno, e da lui riscattate non solo come prima figura storica della Repubblica (come Deputato, Presidente del Consiglio e Presidente provvisorio di questa), ma fin da quando aveva ripreso i contatti con Sturzo e gli altri esuli con cui (come ha ricordato il suo biografo Giuseppe Tognon, Professore all’Università LUMSA di Roma) aveva allora cominciato a progettare il lavoro di riscatto del Paese.

Il Rettore dell’Università LUMSA Francesco Bonini (professore di Storia delle istituzioni politiche e autore tra l’altro di “L’Italia europea: dall’unificazione all’unione” ed. Studium 2018) ha rilevato che tra i pregi della Costituzione italiana sono da considerare non solo la sua durata, ma anche l’equilibrio tra quella del mandato presidenziale (7 anni) e quella massima (5 anni) della legislatura nella forma di governo parlamentare, e le possibilità di autonomie regionali e locali pur non essendo federativa come quelle tedesca, jugoslava o sovietica.

Patrizia Dogliani, Professoressa di Storia Contemporanea all’Università di Bologna e specialista di storia comparativista dell’Europa ha ricordato proprio in quest’ambito i parallelismi tra Francia e Italia preesistenti al 1946 che hanno dato luogo ai principi comuni delle rispettive Costituzioni, e infine Eric Vial, Professore all’Università di Cergy-Pontoise e specialista e autore di numerosi libri sull’Italia della prima metà del secolo scorso, ha evidenziato come a questi stessi parallelismi non potessero corrispondere quelli dei 2 Paesi alla Conferenza della Pace.

La giornata organizzata da Michele Canonica e Roberto Giacone, con gli interventi dei numerosi accademici di alto rilievo, è servita dunque a ricordare che i principi comuni alle rispettive Costituzioni (e quelli riportati da quella della IV a quella della V Repubblica in Francia) rimangono, come le affinità storiche e culturali, fondamentali al di là delle contingenze politiche nei rapporti tra la Francia e l’Italia.

Lodovico Luciolli

1 COMMENTAIRE

  1. Grazie Lodovico per questo servizio di informazione lineare e trasparente, che pur senza mancare di profondo senso critico, permette a tutti di approfondire temi importanti che ci toccano da vicino, con estrema semplicità e soprattutto con la serenità d’animo che i talk show non permettono di avere. Grazie!

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