Fra profumi e suggestioni i giardini segreti di Grasse capitale mondiale della profumeria

Il lusso polveroso del passato nella patria del pittore Jean-Honoré Fragonard.

Esiste fra Grasse e i profumi una stretta correlazione e non solo perché fin dal ‘700 la città della Costa Azzurra vanta il primato mondiale della profumeria: il clima mite favorisce qui la coltura di erbe come la salvia, il rosmarino, la menta, le verbene, il timo, la cedrina, erbe le cui essenze distillate rientrano in vario modo nella composizione dei profumi, ma è soprattutto la coltivazione della “rosa centifolia”, che ha un profumo inimitabile, a ricevere un formidabile impulso.

La città era nota in Europa già nel Medioevo per le pelli e le concerie, poi giunse alla corte di Francia Caterina de’ Medici (Firenze 1519 – Blois 1589), sposa di Enrico II (1547), che lanciò la moda dei guanti profumati come segno di lusso e di raffinatezza. La nipote di Lorenzo il Magnifico portò con sé dall’Italia il suo profumiere preferito René Le Florentin che tenne il suo atelier sul Pont au Change e divenne famoso per i suoi profumi e le sue pozioni. Numerosi profumieri italiani si installarono da allora a Parigi, soprattutto sotto il regno di Maria de’Medici.

Nel ‘700 i guantai-profumieri di Grasse ottennero uno Statuto speciale che li distingueva dai comuni conciatori, essi conoscevano bene la sapienza antica di mettere assieme gli estratti naturali, i processi di fissazione per estrarne le essenze, le alleanze di spiriti e di alcoli in grado di aggiungere quel tocco in più capace di rendere raro e prezioso un profumo normale.  Anche il più frettoloso turista di passaggio per Grasse non potrà sottrarsi al piacere di visitare qualcuna delle profumerie più antiche e famose: Fragonard, Gallimard, Molinard.  Dopo aver fatto un breve giro delle sale si può anche creare e preparare il proprio profumo e ricevere alla fine un attestato di profumiere, è possibile ordinare la propria personale formula che arriverà per posta ovunque voi siate.

Attenti però, l’odorato, capace di grandi godimenti, in grado di percepire sensazioni, associarle, scinderle, comporle, può divenire qui improvvisa saturazione e stordimento. Ci si può perdere e perfino boccheggiare, drogati dall’intensità degli aromi, fra gli alabastron egi­ziani, i lekytos, gli aryballos, i balsamari di Cartagine e di Atene esposti nelle vetrine. Ci si può perdere in questo artificiale paesaggio olezzante, che sprigiona essenze acri e dolciastre, esprime antitesi, scopre nuove tonalità. Le commesse spruzzano gli aromi con cautela, ne conoscono i pericoli e le confusioni.

Tappa imperdibile è il Museo internazionale della profumeria, (2 Bd du Jeu de Ballon   www.museesdegrasse.com), dove un molto  interessante percorso rende conto del linguaggio e dell’evoluzione dei profumi nel corso di quattro millenni. Su 3500 mq di superficie vengono narrati 4000 anni di storia sulla nascita e la storia del profumo.  Costruito attorno al muro di cinta della città del ‘300 tra il palazzo settecentesco dei Pontevès e l’edificio contemporaneo, il Museo si articola attorno a uno scalone che facilita la circolazione nelle sale.  50.000 oggetti vengono fatti ruotare in mostra attraverso una selezione di 3000 pezzi alla volta.  Il percorso va dalla civiltà dell’antico Egitto, dove i profumi venivano usati sia per sedurre che per curarsi, (con unguenti e oli profumati venivano imbalsamati i cadaveri), alle civiltà greca e romana e giunge  fino ai tempi moderni. In una piccola serra crescono le piante più usate in profumeria, la mimosa del Tanneron, la violetta di Torrette-sur-Loup, la lavanda di Valensole, il gelsomino e la rosa di Grasse.

La visita si snoda lungo una successione di vetrine dove sono sistemati gli alambicchi degli antichi alchimisti, porta-profumi di lacca, di legno, palissandro, flaconi di porcellana dura di Meisser e Limbach, in oro e rubini, ampolle di cristallo, di vetri di Boemia, di smalti d’Inghilterra e d’Olanda.  Libri, documenti dedicati al linguaggio suggestivo dei pro­fumi completano la storia della profumeria fra crisi e mutamenti, innovazione e ricerca, da quando con le corna di zebù veniva trasportato lo zibetto, materia prima di origine animale impiegata come fissatore, fino alle preziose confezioni Art Nouveau, i Lalique, Poiret, Coty e ai classici contemporanei Chanel, Dior, Lanvin, Schiaparelli.

Ma il pezzo più importante ed emozionante per quanto evoca di storia e di sventura è il lussuoso necessaire da viaggio di Marie-Antoinette ordinato dalla regina di Francia poco prima dello scoppio della rivoluzione che l’avrebbe condotta alla ghigliottina.

In questo mondo vago e fluttuante si può ancora sognare di crinoline e falpalà, di rosee Veneri e delicate fanciulle, le stesse fissate sulla tela dal pittore Jean-Honoré Fragonard (Grasse 1732-Parigi 1806), figlio di un guanta­io-profumiere, che sarebbe divenuto l’artista alla moda della società parigina pre-rivoluzionaria.

Appena usciti dal Museo, si può visitare la casa di campagna dove Frago­nard si rifugiò durante la Rivoluzione. Dalla storia degli aromi si viene di colpo catapultati nel cuore di un mondo frivolo e felice, fra le scene idilliache de « I progressi d’amore nel cuore di una fanciulla », quattro grandi copie dei pannelli che Madame Du Barry commissionò al pittore di Grasse per il Pavillon di Louveciennes, (gli originali sono a New York) e che allora la dama rifiutò. « L’appuntamento », « Lettere d’amore », atmosfere di sogno, bellezza e leggerezza, non ancora lacerate dai corruschi lampi di nubi e saette, che preannunciavano la fine, irrimediabile, di un mondo e di una società di lì a poco decapitati dalla lama tagliente della ghigliottina.

Villa Fragonard a Grasse

Francesca Graziano

Sito della Villa museo Jean-Honoré Fragonard

Pagina Facebook del Musée international de la Parfumerie

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