Flaminia Cruciani e la sua raccolte poetica ‘Piano di evacuazione’

In Missione poesia, Piano di evacuazione, di Flaminia Cruciani: un libro impostato sulla ricerca, attraverso il linguaggio della poesia, di un senso al vivere per confutare l’arrendevolezza dell’uomo all’apparenza, al conformismo, alle dinamiche che portano al non riconoscimento del mistero della vita, basandosi sulla falsificazione del reale, sino a renderlo invivibile.

Flaminia Cruciani Poesia
Flaminia Cruciani, foto di Dino Ignani

Flaminia Cruciani, vive a Roma, si è laureata in “Archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente antico” e per lunghi anni ha partecipato alle annuali campagne di scavo a Ebla in Siria, in qualità di membro della “Missione archeologica italiana a Ebla”. Dopo il Dottorato di Ricerca in “Archeologia Orientale” ha conseguito una seconda laurea in “Storia dell’arte” e un Master in “Architettura per l’Archeologia – Archeologia per l’Architettura” per la valorizzazione del patrimonio culturale. Si è specializzata, inoltre, in “Discipline Analogiche” e pratica la professione di Analogista. ha, inoltre, inventato il “Noli me tangere®”, uno strumento di aiuto fondato sulla metafora e sul potere evocativo delle immagini. Nel 2008 ha pubblicato Sorso di notte potabile (Edizioni lietoColle) e Dentro (Edizioni Pulcinoelefante). Nel 2013 ha pubblicato Frammenti (Edizioni Pulcinoelefante), mentre Lapidarium è uscito nel 2015 (Edizioni Puntoacapo). Del 2016 è Semiotica del male (Edizioni Campanotto), con la prefazione di Tomaso Kemeny, finalista al premio Camaiore e al Premio Gradiva- New York. Suoi testi letterari sono stati tradotti in spagnolo, rumeno, coreano e inglese e sono presenti in numerose antologie italiane e straniere. ha collaborato con la rivista “Qui libri” e collabora con diverse testate giornalistiche. È stata selezionata fra i giovani poeti italiani contemporanei per il “Bombardeo de Poemas sobre Milán”, opera del collettivo cileno Casagrande.Un’ampia scelta di suoi testi è stata stampata, nel gennaio 2017, sulla rivista “Journal of Italian traslation” curata da “Department of Modern languages and literatures”, Brooklyn, New York. È tra i fondatori e gli ideatori della “Freccia della Poesia” e del movimento culturale “Poetry and Discovery”.

Conosco Flaminia Cruciani da diversi anni, considerandola un’autrice di grande spessore cultuale e di ottime doti personali di comunicazione ed empatia. Di lei apprezzo moltissimo la dinamicità con cui si muove – anche fisicamente – nel campo della poesia per assurgere a testimone di eventi di grande spessore a livello nazionale, capaci di coinvolgere poeti da tutto il territorio per partecipare a incontri, reading, iniziative simboliche di protesta e affermazione di diritti civili che spaziano nei vari campi del sociale, della politica, dell’economia. Ritengo la sua ricerca di linguaggio e di intersezione interdisciplinare dei linguaggi in poesia, un progetto molto utile anche allo sviluppo linguistico dello scrivere – che poi è uno dei compiti, o dei meriti, della poesia – e considero i suoi testi come tra i più innovativi in questo ambito – anche se non di facile approccio per tutte le platee-.  Flaminia sarà ospite agli incontri del Thè con la poesia a Bologna, presso il Grand Hotel Majestic, mercoledì 18 aprile 2018.

Piano di evacuazione

Cruciani Piano di evacuazioneA introdurre la raccolta poetica di Flaminia Cruciani “Piano di evacuazione” troviamo una poesia di Paolo Ruffilli che intente il senso come il cogliere, lo staccare, lo strappare e che sembra suggerire di come le voci che incontriamo siano trascritte, ma a margine della nostra vita… Per l’autrice questo testo appare come una dichiarazione di poetica in quanto, tutto il libro che andremo a leggere è impostato sulla spasmodica ricerca di un senso al vivere per confutare l’arrendevolezza dell’uomo all’apparenza, al conformismo, alle dinamiche che portano al non riconoscimento del mistero della vita, ma si basano sulla falsificazione del reale, sino a renderlo invivibile. La poesia, in ogni caso, assume il ruolo di una metapoesia, nel duplice assetto metaforico per affrontare e rappresentare sia la ricerca di senso che il significato stesso, l’importanza del fare poesia e la mancanza, spesso, di un approccio utile e sincero al suo farsi.

Ora, nel percorso di lettura di questo lavoro si ha spesso la sensazione, ad avviso di chi scrive, di trovarsi di fronte a un’esperienza che unisce la poesia del reale alla fantascienza della mente, intesa nel senso più ampio del confronto e, sicuramente, come risvolto innovativo di ricerca: a volte, infatti, è come se le parole dell’autrice andassero oltre il liminare del loro sapere, straripassero dal loro contenere e si avvicinassero a zone estranee, quasi di non conoscenza, facendo diventare la poesia una sorta di esperienza di verità impossibile da rivelare (cosa che del resto è spesso riscontrabile anche dichiaratamente dalla stessa Cruciani, qua e là tra i versi: ho pensieri sfondati dai paradossi della normalità/come un angelo barbone/in equilibrio sul presente/perché c’è più materia che antimateria?). D’altra parte, la stessa poesia sopra citata di Ruffilli, posta in exergo al libro, conferma questa teoria: Ruffilli è poeta che combina la lingua, che attraversa la cifra letteraria fine a se stessa, con l’equilibrio tra la parola sperimentale e la comunicazione propria della poesia, il ritmo, la musica e la poetica. Per la Cruciani è lo stesso: la cifra stilistica dell’autrice si riversa in questa commistione che trova il suo archetipo nel futurismo di Marinetti, in quelle “parole in libertà” – prova ne sia anche l’ultima sezione del libro, fatta di poesia prettamente visiva, ma non priva di contenuto – e in quella dimensione umana che attiene più al futuro che al passato, in una sorta di contenitore dove si riversano linee carsiche transneuronali, technoparole, rigurgiti di scienze matematiche e fisiche, incursioni in archeologie umanistiche ma anche postmoderniste: c’è un last minute/venerdì paro con gli Argonauti; Viaggio in seconda classe in questa esistenza scomoda/basta un click per collegarti a questa grande fregatura virtuale; Perché non si può ricordare il futuro?; Qui tutto si gioca fra passato presente futuro/chissà cosa fanno negli universi paralleli?; Il mio cane nacque fra sei giorni/ha un pelo maculato come il morbillo/tre ore fa sarà catturato dall’accalappiacani/mentre abbaiava al fuoco senza vigile/che stava dirigendo il traffico.

Naturalmente, la ricerca della Cruciani che tende a un oltre da raggiungere, è fatta anche, come dicevo in apertura, di contenuti, che hanno a che fare con l’impegno civile e morale di indagine sulla realtà, sul comportamento dell’uomo e del poeta, sulla possibilità di salvezza pensando proprio alla realizzazione di un piano di evacuazione, titolo, e fine ultimo del libro, e che si innestano con riflessioni sulla poesia stessa e sul suo farsi. E’ così che nel partecipare al destino della materia l’autrice sperimenta come il mondo le sia stretto e come il camminare fra le pagine diventi simile al camminare sul fuoco a piedi nudi come sia necessario il sangue, la sofferenza, (per scavare nella poesia e nella vita e trovare il vero).

Flaminia Cruciani
Flaminia Cruciani

In questo cammino, l’indagine della realtà, risulta messa in grande rilievo, dall’utilizzo di una terminologia a tratti religiosa dove i sintagmi: diocesi dell’abbondanza, ali spezzate d’infinito, volto crescente di Dio, battezzato alla mia lava, miracoli di riserva, angelo barbone (solo per citare quelli della poesia che apre il libro, ma che ritornano con altre modalità in altri testi) sono il viatico per porre una domanda fondamentale che, ancora una volta tiene le fila del discorso sulla vita e sulla poesia che, di nuovo, si intrecciano: chi ha poggiato l’universo sulla curvatura dello spaziotenpo?/Chi ha ordinato l’alfabeto alle sue particelle elementari? Un oste bendato, senza istruzioni per l’uso, con le/unità semantiche in mano. E se, nella visione dell’autrice, la realtà è quella di una corsa verso il disfacimento dell’universo dove si vive nell’illusione costante, avvolti nel filosofico velo di Maja – senza afferrare la differenza tra ciò che è e ciò che appare -, in uno scenario di finzione che induce al consolidamento di false credenze, false conoscenze, dove Dio – il cui talento è l’imperfezione mentre si avvale del tempo che è suo giullare –  diventa quasi il burattinaio di un uomo incapace di scegliere e reagire – sebbene ne abbia le armi, laddove il quadrante della materia è l’intelligenza -, è proprio quest’ultimo a diventare il bersaglio prediletto della poesia: l’uomo è accusato/è lui il colpevole dell’irreversibilità/ […] incriminato per il tramonto delle possibilità/ […] è praticamente un falsario/incapace di mantenere in bilico e celebrare/i confronti fra gli istanti contemporanei/privato di solenne conoscenza … l’uomo è Colpevole di prevedibilità e certezze e non combatte per la sua salvezza. Anche il poeta tentenna, viene preso da mille paure: ho paura di addormentarmi/e non trovare più al risveglio/l’ospitalità plurale del tempo/il limite condiviso/il futuro vacante/il volto inferiore dell’istante, vorrebbe smascherare le concatenazioni sfigurate/dei congegni di questo inganno, trovare la chiave per fuggire e ritrovare slanci ideali, creativi, possibili per realizzarsi nella vita e nell’arte, per tentare – anche se non rimane più niente – un’uscita di sicurezza,  un piano di evacuazione da condividere con il lettore che sarà arrivato al termine di questo libro.

Alcuni testi da: “Piano di evacuazione:

Partecipo al destino della materia
provo il mondo mi sta stretto
cammino fra pagine di fuoco a piedi nudi

l’attesa è desiderio incarnato
vertigine invisibile il passato
inopportuno il rumore del tempo

il funambolo alchemico origina dall’intimità
della luce, interpreta il dominio delle ali
saccheggia la fine in terra sconsacrata […]

*****

Ogni uomo sarà salato col fuoco
e ogni vittima sarà salata col sale

Where am I in my body?
Sono ospite guardiano di questo corpo
dove originano i vapori terrestri dei miei desideri
nella rete di ossa mio padre giace
pensiero lacerato in filigrana di neuroni
nel temporale dell’ippocampo giace

elevato pensiero a godimento di nulla
in quale regione abita l’amore?
Nelle valli ombrose dei reni laboriosi
tra gli ostinati calcoli alla cistifellea
annidato fra le cisti al seno

non scorre col sangue tra le placche di calcio vile nelle vene
ma io so che di tutte le dimore ha scelto quella degli umori
una casa rarefatta che cambia quota
con le intenzioni di chi l’amore lo porta
come una disgrazia in versi. […]

*****

[…]Prova e riprova, la ragione corrode
domande, resiste e approda ai limiti inconsistenti
agita l’imperturbabilità della realtà annunciando soluzioni
inganni a incriminare le gesta della verità.

Ma quale verità?
La verità è un crimine premeditato
la fine della curiosità
è il primo gesto dell’uno contro l’altro
la verità è il segreto del tempo.

L’unica cosa certa è un dettato dell’incertezza. […]

*****

Gli occhi hanno stipiti d’alba
cavalcano l’impresa della fine
con pupille di seta fanno
l’inventario erotico della conoscenza

ho paura ad addormentarmi
e non trovare più al risveglio
l’ospitalità plurale del tempo
il limite condiviso
il futuro vacante
il volto inferiore dell’istante
e accompagnare il mondo
alla resa dei conti
sarò vetta o sogno sleale
nella traccia di questa durata.

Voglio un millennio di magnolia assoluta
risorgere in errore superlativo
il puro incanto di allucinazioni artigianali
smascherare le concatenazioni sfigurate
dei congegni di questo inganno
ascendere il mistero corporeo
in nave egea nel racconto della rosa mutabilis
al faro di clorofilla del pensiero.

Come diamo i nomi alle cose?

Ceci n’est pas une pipe

questo non è un testo

non vi ingannate non è la mia voce che parla

questa non è la mia vita

questo non l’ho scritto io

ah nemmeno io.

Se i miei sensi non fossero in salita
e smettessero di profanare la realtà
mi risveglierei dal sonno dogmatico della conoscenza
romperei i vincoli del provvisorio sensibile
scapperei dall’ostaggio fenomenico
sul rinoceronte di Dürer nel 1515
andrei a spasso con Kant e l’ornitorinco

mi perderei nella Babel di Bosch
sarei un ready-made
I would be Grizzly Giant
sarei diesis nelle note di Schön Rosmarin

farei acrobazie da piccantismo
nelle bolle di sapone di Chardin
parteciperei a Le déjeuner sur l’herbe
andrei con Deridda alla banca del vero
a riscuotere la cambiale della percezione

e vedrei simultaneamente le sei facce del cubo di Husserl
i fenomeni farebbero pettegolezzi sul noumeno
interdetto il traffico di stupefacenti
nella giurisdizione dell’intelletto

in mongolfiera sorvolerei la Critica della ragion pura
decapitato il Ground di Peirce
nella rivoluzione dell’intrinseco
sarebbero svelati i veri nomi dell’evidenza.

Al diavolo l’intuizione dell’ente
lo schematismo trascendentale
il carico fiscale dell’appartamento cognitivo
ipotecato il mondo, battuta all’asta la rappresentazione

vietato l’accesso al distretto delle ipotesi
il velo di Maya in riparazione sartoriale
giustiziate le contraddizioni della fisica.

Ordinerei un Long Island e io sarei l’altro
I’m a frog.

E se la percezione non mantiene la parola data?
E se fossero soltanto isole?

Anyway
gli eventi sono un impasto di spaziotempo
dai salta, scavalca lo spazio
scusa reggimi un momento il tempo
ed è sempre l’ora del tè
ma non è servito qui e neanche ora.

Cinzia Demi

Bologna, 16 aprile 2018

 

LAISSER UN COMMENTAIRE

Please enter your comment!
Please enter your name here