Julia Kristeva. Giustizia e perdono: due assiomi per rafforzare la fede nel futuro.

La Notte della giustizia all’alba del perdono” (Edizioni Dehoniane), uscito a febbraio in Italia, è un libro in cui Julia Kristeva, semiologa e psicoanalista francese di origine bulgara, affronta il tema dei giovani radicalizzati nel contesto dei malesseri della nostra civilizzazione. Un saggio molto attuale sull’inutilità della condanna convenzionale del “male assoluto” e sull’opportunità del perdono che scaturisce da un atto d’amore verso l’individuo e non da un’assoluzione senza ragione d’essere.

Julia Kristeva
Julia Kristeva, foto John Foley

Secondo Julia Kristeva, Professore emerito dell’Université Paris VII Diderot e autrice di numerosi saggi, per uscire dall’impasse catastrofico del presente, fondato sul nichilismo diffuso, alimentato dal culto del male radicale, occorre percorrere la via del perdono inteso non come dogma provvidenziale, né gioco dello spirito, ma come una pacificazione degli individui che intendono rifondare la società.

L’autrice tenne questo discorso in omaggio a Vladimir Jankélévitch: La nuit de la Justice à l’aube du pardon, nel 2015 a Bordeaux, per tagliare le ali al male radicale nel tempo storico presente ed avviare il discorso come promessa del futuro.

kristeva - La notte della giustiziaNessuno disconosce il disfacimento della odierna vita sociale, specie degli adolescenti, la pulsione della morte che, più forte dell’empito della vita, porta alla distruzione propria ed e a quella degli altri in una furia cieca ed ossessiva che dà un piacere insensato ed il vuoto dell’apatia. Ma è altrettanto vero che in ogni individuo è insita la possibilità di rigenerarsi attraverso l’avventura psicoanalitica che invita ad intraprendere un viaggio interiore dentro se stessi, quello che la Kristeva chiama : Je me voyage, espressione ellittica spostando l’oggetto dell’attenzione dall’amore esterno ad un io che si fa pellegrino e tenta di non guardare più al passato, ma si dirige verso il futuro e crea perciò legami imprevisti.

L’itinerario è sempre quello che s’ispira a Sant’Agostino : sospendere provvisoriamente il tempo dell’io, il tempo cioè dell’odio e trasferirsi (transfert) nel tempo dell’Essere Assoluto per svincolarsi dei propri atti passati e vederli per quello che sono : fuga nell’abominio. Nell’accezione comune non si può perdonare il fatto in sé, il furto o l’omicidio, ma di solito si perdona la persona che l’ha commesso per puro atto di amore. La giustizia invece, più severamente, pretende un’eguaglianza di giudizio che tutti accomuna nel valutare le persone. Il perdono invece si fonda sull’ineguaglianza degli individui, ma entrambi sono le facce d’una stessa medaglia. Ogni giudizio è aperto al perdono che libera il passato e promette un soccorso agli esseri umani, come succede in Dostoevskij con il personaggio Raskolnikov, lo studente di Delitto e Castigo che ha optato per la morte della vecchia e si macera nel suo senso di colpa. Diventa l’implacabile giudice di se stesso. Lo ha fatto per evitare il suicidio. Ma, può capitare che in questo abisso di depravazione e di condanna si apra alla fine per lui, nella persona di Sonia, il desiderio di un altrove che ristabilisca la rinascita, una promessa di pace che ridia la voglia di sapere più approfonditamente e che si riveli salutare per la propria energia psichica e questo non può accadere senza ritrovare Dio. In Siberia, accanto a Sonia che lo ha seguito, si libererà dal senso di sconfitta che lo perseguita da sempre.

Così i giovani delle periferie francesi, delle banlieue, malati nell’anima, che desiderano credere, ma non sanno a cosa credere, di cui s’è occupata ultimamente la Kristeva, entrati in un mondo senza bene né male, incapaci di avere alcun valore, irretiti nel male radicale che loro tuttavia negano, potranno essere recuperati con l’ascolto e la riflessione che li pone davanti al loro operato, inteso come itinerario esplorativo della loro vita che si può concludere con una promessa di pace per il futuro.

Un libro, questo (con traduzione ed introduzione di Cristiana Dobner), che racchiude un grande significato e la speranza d’un nuovo umanesimo all’alba del XXI secolo, su come rinascere dalle proprie ceneri. Julia Kristeva, la sola donna presente ad Assisi il 2 ottobre del 2011, durante l’incontro interreligioso che vi si tenne per propiziare la pace, ebbe a dire, facendosi portavoce degli intellettuali: Osiamo scommettere sul rinnovamento continuo, sulle capacità degli uomini e delle donne a credere e a sapere insieme, perchè nel multiuniverso circondato dal vuoto, l’umanità possa proseguire a lungo il suo destino creativo.

Gae Sicari Ruffo

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Julia Kristeva
La Notte della giustizia all’alba del perdono
Pubblicazione:  1 febbraio 2018
Tradotto con commento di Cristiana Dobner
Edizioni Dehoniane

In una riflessione che presta ascolto alla Bibbia ebraica e alla voce dei teologi, al pensiero di Freud e alla letteratura di Dostoevskij, Julia Kristeva affronta il tema dei giovani radicalizzati nel contesto dei malesseri della civilizzazione. L’impotenza del discorso politico, l’inarrestabile crescita del populismo, l’affermazione di culti identitari e l’esplosione della pulsione di morte sono sintomi di un disagio che, in alcuni casi, produce l’incapacità di distinguere il bene e il male, l’interno e l’esterno, il soggetto e l’oggetto. E’ un quadro che richiede di mobilitare tutti i mezzi, politici ed economici, «senza dimenticare quelli che ci danno la conoscenza delle anime», per accompagnare con la delicatezza dell’ascolto necessario, con un’educazione adatta e con la generosità che si impone, questa dolorosa malattia che irrompe su di noi. «Domandare perdono per il male commesso, accordare il proprio perdono per il male subìto – scrive Julia Kristeva – sono due condizioni necessarie perché l’avvenire cessi di ripetere il passato e rinasca la speranza». 

Sommario:

Introduzione. Il nucleo incandescente : Je me voyage (C. Dobner).  La notte della giustizia all’alba del perdono.  1. La liturgia di Kippur.  2. Il giudizio estetico fra perdono e promessa.  3. Il perdono parlato : il caso di Dostoevskij.  4. Freud o dell’interpretazione come un perdono.  5. Accompagnare i « radicalizzati » : la malattia d’idealità e il male radicale.

Julia Kristeva, semiologa e psicanalista bulgara naturalizzata francese, è professore emerito all’Università di Parigi VII. Ha collaborato con Michel Foucault, Roland Barthes e Jacques Derrida. In italiano sono apparsi di  recente: In principio era l’amore. Psicoanalisi e fede (Il Mulino 2015), Del matrimonio considerato come un’arte (con Philippe Sollers, Donzelli 2015), La vita, altrove. Autobiografia come un viaggio (Donzelli 2017).

Cristiana Dobner, monaca carmelitana scalza, ha studiato Lettere e Teologia in Italia, Spagna e Francia. Collaboratrice dell’Osservatore Romano ed editorialista del Sir, ha tradotto testi di Karl Rahner, Hans Urs von Balthasar, Giovanni della Croce, Edith Stein, Etty Hillesum. Con EDB ha pubblicato L’eccesso. Carlo Maria Martini e l’amore per Gerusalemme (2014).

 

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