Raffaella Bettiol e il suo libro di poesie “Nel domestico giardino”

La rubrica Missione Poesia ospita per il mese di aprile le recensioni ai libri di due poeti, la prima delle quali si riferisce all’opera Nel domestico giardino, di Raffaella Bettiol, un’opera che esaudisce il desiderio originario del poeta, ovvero quello di connettere i propri versi, e di conseguenza la propria interiorità, con la natura, intesa come flora: che sia una natura straordinaria o semplicemente ordinaria, domestica (come suggerisce il titolo) non ha importanza, purché la connessione avvenga, e sia determinante per l’autore e per chi lo legge. La prefazione del libro è di Umberto Piersanti.

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Raffaella Bettiol è nata a Venezia e vive a Padova. Tra le sue raccolte poetiche si ricordano Un’anima segreta (Panda 1997), Ipotesi d’amore (Marsilio 2006), Una sprovveduta quotidianità (Pequod 2008). Nel 2002, per Archinto, ha curato l’antologia Il mio bicchiere da viaggio – Otto poeti italiani d’oggi. Ha scritto numerosi saggi su poeti italiani contemporanei. Ha curato, assieme a Bruno Pellegrino, la biografia: Giuseppe Bettiol – Una vita tra diritto e politica  (Cleup 2009). Nel 2022 ha pubblicato il libro Umana fragilità (La biblioteca dei Leoni. Collabora con la rivista on line “Pelagos letteratura” diretta da Umberto Piersanti. È presidente onoraria della Società Dante Alighieri e già Presidente dell’UCAI, Unione Cattolica Artisti Italiani, sez. di Padova. Il suo ultimo libro di poesie s’intitola Nel domestico giardino ed è uscito nel 2025 per Arcipelago Itaca Edizioni.

Approfondimenti sulla poetica di Raffaella Bettiol ai link seguenti:
https://altritaliani.net/una-sprovveduta-quotidianita-di-raffaella-bettiol-in-missione-poesia/
https://altritaliani.net/poesia-con-raffaella-bettiol-umana-fragilita/

Nel domestico giardino
 

Nel domestico giardino

Così come tanti autori si sono occupati, e continuano ad occuparsi, del rapporto tra l’uomo e la natura, e potremmo fare infiniti esempi in questo senso – a partire dal De rerum natura di Lucrezio, per arrivare a La Pioggia nel pineto di D’Annunzio, solo per nominare due autori, lontanissimi e contrari, ma ugualmente potenti in quest’ambito – anche Raffaella Bettiol decide, a questo punto della sua carriera di autrice, di cimentarsi con questa dimensione relazionale, e di farlo in una modalità insolita, per niente scontata né banale ma, al contrario, di grande impatto emotivo ed emozionale. Per leggere questo libro con il giusto approccio diventa necessario calarsi in primis in una realtà multiforme e quotidiana che mette in rilievo anche le più piccole forme di vita vegetale, dona loro un senso ben preciso, un ruolo necessario, e le inserisce in una connessione di grande rilievo con l’interiorità di chi scrive. Si potrebbe sottolineare che l’uso del correlativo oggettivo, per l’intersezione dei sentimenti con le piante stesse, è uno strumento molto utilizzato dalla Bettiol tanto da far confluire, in diversi testi, quello stato d’animo vissuto in un determinato momento, che spesso è definito dalla sofferenza, nel consapevole e amorevole ascolto, nell’accoglienza incondizionata, in una reazione più che adeguata, si potrebbe dire empatica, del fiore o della pianta a cui l’autrice si rivolge.
E penso alla chenzia, ad esempio, a cui l’autrice dedica due testi (a dire il vero sono diversi i fiori a cui sono dedicati due testi, per la rosa sono addirittura quattro, quasi a voler indicare che i fiori – che soffrono la solitudine – devono anche essere raccontati in più poesie, vicine tra loro). La chenzia, dicevo, sola, nel vano di una scala, vive come in una prigione, nella scrittura delle foglie, con l’anima altrove e senza risposte. Inevitabile chiedersi quanto abbia inciso lo stato d’animo della Bettiol quando, in quel lontano marzo 2017, si è connessa con questo fiore a tal punto da immedesimare la sua esistenza, il suo luogo e la sua modalità di vivere, il suo sentire, con tutto ciò che la riguarda direttamente: […] Assetata volge lo sguardo/a bagliori d’un lontano giardino/senza nutrirsi delle certezze/d’una terra umida colma di semi./Chiusa in una quieta prigione/di spoglie pareti/vive nella scrittura di foglie che/aculei penetrano fin dentro l’aria,/ma la sua anima è forse altrove/avvinta nel suo essere e nel suo pulsare/in quello che non vedi/a cui non sai dare risposte. E la relazione continua anche nel secondo testo dedicato a quel fiore che, se pure scritto a distanza di tempo, ovvero nel luglio del 2022,  s’inserisce nella stessa scia e, per quanto possibile, consente all’autrice di rilanciare la relazione della vita della chenzia con la propria, associandola all’inesorabile decadenza data dal trascorrere del tempo: Lentamente vedo disseccarsi le foglie/abbandonare la vita senza lamenti/ritagli di luce rapire la linfa/esausta d’attese/non c’è acqua che possa nutrire/o carezza di mano. […] Oltre la vetrata l’estate asseta/il verde d’un giardino.

Ed è così che, scorrendo le pagine del libro, si scoprono voci di fiori che si fanno sempre più umane, che assorbono le intemperie dell’animo della poetessa, instaurando con lei un modo tutto nuovo di comunicare, che diventa anche un nuovo modo di stare al mondo, e di capirlo: Una viola fra gli sterpiha un’anima che non diserta le nubi/nella sua vita estrema; Gli ultimi girasoli… in ansia di luce/in un novembre piovoso/che non risparmia le nebbie/la notte si volgono al bagliore/di un lampione; Queste ortensie così vivide/non sono vere ma finzioni… una maschera indossano/assenti ad ogni richiamo. Non so perché ma viene in mente anche la poesia di Palazzeschi, dedicata ai fiori, a quei fiori che con un’amara ironia sono lo specchio di una vita fatta di meschinità, di apparenze, di falsità dove tutti indossano maschere…

Ma, certo, è in una delle poesie dedicate alla rosa, quella che parla delle Rose di serra, che l’approccio alla vita, al senso di finitudine che accompagna l’uomo, al destino che incombe su ognuno senza possibilità di scampo, in una sorta di pessimismo dal sapore leopardiano, che si scoprono, a mio avviso, i versi più profondi e più veri, quelli che aprono alla congiunzione di un significato col significante, senza possibilità di equivoci, con immagini e metafore che restituiscono tutta l’essenza della poetica di questo libro, forgiata a suo modo sull’ineludibile: Breve la vita!/rose recise, rose di serra/un giorno, forse, qualche ora/e già s’inclina lo stelo/imbruna il petalo.//In questo vaso inviolate/da vento o pioggia/nulla sapete d’un inquieto sole…di un lontano roseto/dove il pensiero riposa […]

Ancora una volta, Raffaella Bettiol ci sorprende con la fragilità del suo pensiero, con la dolcezza amara dei suoi versi, con la profondità di una poesia che sembra irrorare leggerezza, ma che ci prende per mano e ci accompagna alla scoperta di un giardino interiore, fatto di complessità, di attimi e di luoghi in cui incontriamo la vita vera.

Alcuni testi da: Il domestico giardino

L’ippocastano

Insiste il ricordo
di quell’ippocastano
giochi infantili tra i rami
scorsa di vite smarrite
cadono castagne matte
la madre attende un figlio
la guerra non è finita
incessante il sorvolo
di areoplani
il padre sotto la sua ombra scrive
imperturbabile all’irrompere del vento
vento di bora che spezza i rami
l’albero non ha voce per gridare
ed è incerto il mattino
ma profuma la magnolia
nella sua veste bianca
un po’ consola.
(22-9-2024)
 
***
 
La fiaba del giardino

Non chiedermi nulla della vita
non so risponderti,
ogni domanda s’annulla
nel fitto di gelsi e palme.
Storditi dalla calura
lentamente camminiamo
un verde silenzio di sguardi
ci avvince
in pacata voluttà.
Lieve il vento sull’umida pelle.
(28-8-2017)

***
 
Vivo d’anime il giardino

Rastrema il gelo
preme la fame d’un raggio
la quadratura d’un giorno di sole
polvere e fumi salgono dalle case,
non cede la morsa del freddo
nel nebbioso richiamo d’un’eco
geme il giardino di sgomento
per non morire cela germogli
dentro la dura scorza della terra,
affioreranno forse ma non ora
gravida di nubi la stagione
misura la forza d’ogni vita,
le anime impaurite cercano rifugi
da quel viatico e fanno ressa
gemono tra venature d’alberi
le radici protese al futuro.
(20-1-2021)
 
***
 
Il verde e le viole

Invadono il verde le viole
molle la fanghiglia le circonda
a passi rapidi sali il sentiero
qualcuno forse una donna già attende
non posso raggiungerti
inutile chiamare
fitti i rami s’addensano
in un incauto incesto
e tutto si confonde in un turbinio
di foglie
d’algoritmi smossi da cerchi d’acqua
nel frangere copioso della pioggia
sul breve intervallo d’una vita.
(2-6-2024)
 
***
 
Primule gialle

…corrono veloci i ragazzi
le sciarpe e i capelli al vento
vanno liberi incontro
al mattino luminoso
nessuno può fermarli
squillano gaie
le primule gialle
al breve istante di sole.
(20-4-2010)

Bologna, aprile 2026

Cinzia Demi

P.S.: “MISSIONE POESIA” è una rubrica culturale di poesia italiana contemporanea, curata da Cinzia Demi, per il nostro sito Altritaliani di Parigi. Altri contributi e autori qui: https://altritaliani.net/category/libri-e-letteratura/missione-poesia/

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Cinzia Demi
Cinzia Demi (Piombino - LI), lavora e vive a Bologna, dove ha conseguito la Laurea Magistrale in Italianistica. E’ operatrice culturale, poeta, scrittrice e saggista. Dirige insieme a Giancarlo Pontiggia la Collana di poesia under 40 Kleide per le Edizioni Minerva (Bologna). Cura per Altritaliani la rubrica “Missione poesia”. Tra le pubblicazioni: Incontriamoci all’Inferno. Parodia di fatti e personaggi della Divina Commedia di Dante Alighieri (Pendragon, 2007); Il tratto che ci unisce (Prova d’Autore, 2009); Incontri e Incantamenti (Raffaelli, 2012); Ero Maddalena e Maria e Gabriele. L’accoglienza delle madri (Puntoacapo , 2013 e 2015); Nel nome del mare (Carteggi Letterari, 2017). Ha curato diverse antologie, tra cui “Ritratti di Poeta” con oltre ottanta articoli di saggistica sulla poesia contemporanea (Puntooacapo, 2019). Suoi testi sono stati tradotti in inglese, rumeno, francese. E’ caporedattore della Rivista Trimestale Menabò (Terra d’Ulivi Edizioni). Tra gli artisti con cui ha lavorato figurano: Raoul Grassilli, Ivano Marescotti, Diego Bragonzi Bignami, Daniele Marchesini. E’ curatrice di eventi culturali, il più noto è “Un thè con la poesia”, ciclo di incontri con autori di poesia contemporanea, presso il Grand Hotel Majestic di Bologna.

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