Poesia con Damiano Rondelli. ‘È ora che tutto È’, la sua raccolta d’esordio

Riprendiamo gli articoli della nostra rubrica Missione Poesia con la presentazione di Damiano Rondelli che, al suo esordio poetico, ci propone È ora che tutto È (Puntoacapo, 2025), una raccolta densa di significati che spaziano dall’amore al sacro, in una continua connessione tra le sue sperienze di vita, la sua professione di medico e il desiderio, sempre maggiore, di frequentare la parola poetica.

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Damiano Rondelli (Faenza 1963), si laurea in Medicina e Chirurgia e si specializza in Ematologia presso l’Università di Bologna. Dopo un periodo di ricerca sul trapianto di midollo osseo a Seattle, WA (USA) nel 1995 inizia la carriera di Ricercatore universitario a Bologna. Nel 2002 si trasferisce all’Università dell’Illinois a Chicago (USA) per dirigere il Trapianto di Midollo Osseo e dal 2011 è Professore e Capo della Divisione di Ematologia/Oncologia. È autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. Negli ultimi 12 anni ha intrapreso un progetto di ‘Global Health’ che lo ha portato a collaborare con centri ematologici in Nepal, India, Bolivia, Cuba, Ucraina, Nigeria, Rwanda. Ha ricevuto una laurea Honoris Causa in Medicina dall’Universidad Major de San Andrés in La Paz, Bolivia (2023); il Public Service Award della Società Americana di Trapianto e Terapie Cellulari (2022); l’Humanitarian Award dell’Institute of Medicine of Chicago (2024). Appassionato di storia della medicina, nel 1999 cura un volume dal titolo Storia delle Discipline Mediche (Hippocrates Editore, Milano), con una seconda edizione allargata nel 2003. Nel 2017-2018 contribuisce con vari articoli alla rivista Hektoen International – A journal of Medical Humanities. Nonostante l’attività professionale (da molto tempo solo in lingua inglese) ha sempre coltivato l’amore per la poesia. È ora che tutto È (Puntoacapo, 2025) rappresenta la sua raccolta di esordio.

Non conosco personalmente Damiano Rondelli, se non per interposta persona. Mi è stato segnalato dall’amico Visar Zhiti, grande intellettuale e autore albanese. Entrambi vivono a Chicago e frequentano gli stessi ambienti culturali. Mi colpisce ovviamente la sua carriera in qualità di medico, ma non il fatto che ami la poesia. Le discipline scientifiche e umanistiche spesso trovano un punto d’intersezione e varie assonanze tra di loro. L’autore sarà ospite della rassegna Incontri d’arte che la nostra associazione organizza a Bologna presso il Caffè Letterario Piano Piano il 22 settembre e sarà certo un piacere incontrarlo. In questo articolo parleremo del suo libro di esordio poetico.

È ora che tutto È

Nella nota introduttiva all’opera, l’autore ci presenta la sua dichiarazione di poetica, ovvero la necessità di trovare uno spazio adeguato a pensieri rimasti incatenati a parole comuni, col desiderio di un’eco che risuoni quando si incontrano cose, fatti o persone (e aggiungerei luoghi), in un particolare momento, ma senza preavviso, come un imprevisto che fa capire che ogni istante contiene il peso della vita e il suo fine ultimo, e con una speranza riposta nella Bellezza che potrà salvare l’umanità. Ma è l’amore (che move il sole l’altre stelle, direbbe Dante) che unito alla fede, attiene principalmente ai versi del poeta, in ogni sua forma e manifestazione, come vedremo.

Non per niente Rondelli, in exergo al libro, pone una citazione da I Fratelli Karamazov di Dostoevskij: Fratelli non abbiate paura dei peccati degli uomini, amate l’uomo anche col suo peccato, perché questo riflesso dell’amore divino è appunto il culmine dell’amore sulla terra. Amate tutta la creazione divina, nel suo insieme e in ogni granello di sabbia.

Cinque sono le sezioni che compongono il libro: Incipit, Cartoline viaggiate e volti agli incroci, Angoli dell’anima, La Bellezza ci salva, precedute da un’ottima prefazione di Visar Zhiti il quale ci dice che: la poesia è stata inventata per preservare la parola emotiva e lo scorrere dei giorni, come un diario spirituale che si scrive anche per gli altri […] e che Damiano Rondelli ama tanto questo diario che ce ne ha regalato uno egli stesso. Il diario in questione, si compone principalmente di amore in varie forme, come accennato sopra, tra cui l’amore per la poesia che, se pure lontana dalla sua attività lavorativa, fatta di grande complessità e spostamenti, è entrata a far parte della sua vita: egli l’ha cercata e – ci dice ancora Zhiti – l’ha trovata in quei viaggi, nel lavoro, nella famiglia, e più di tutto in sé stesso, nella fede.

Ma all’amore si aggiunge la necessità, che si insinua fortemente tra le pagine del libro, nelle sue varie sezioni, di parlare della dimensione del sacro, senza ombra di dubbio collegata all’amore stesso. La si sente quasi a pelle questa necessità. Magari velata in altri ragionamenti, in descrizione di luoghi, in dediche ad amici o personaggi, ma sempre presente.
Ed è su questo aspetto che mi vorrei soffermare, in un cammino che percorre tutto il libro. In uno dei primi testi, nella sezione.

Incipit che apre la raccolta, un brevissimo poemetto in quattro stanze dal titolo Solo con te, l’autore apre un dialogo molto intenso e commovente con la figura di Maria, rappresentandola come madre e come donna, oltre che come santa. La voce del poeta, a confronto con lei, sembra assurgere a preghiera di venerazione e di supplica – viene quasi in mente la celeberrima Preghiera alla Vergine che Dante, nel XXXIII del Paradiso, fa dire a San Bernardo, per supplicarlo di intercedere per lui, per ottenere la visione divina, e di lasciare intatti i suoi sensi dopo la visione stessa -. Scrive Rondelli: […] In silenzio siedi/e la mia voce forte,/irruente e irriverente/ascolti:/eppure ogni sillaba/vibra già in te, e ancora si compie/il sacro gesto,/il mio essere qui/in te riposto,/generato. […] Ed è come se tutti gli sforzi fossero rivolti a ottenere un ascolto, quasi una culla di comprensione, un ostinato riparo (magari reciproco) dalla solitudine: […] Permettimi solo stasera/poggiare il capo vorrei/sulle ginocchia dolenti -/un figlio perdesti/per riaverlo Padre – posso solo lasciarmi/cadere qui,/uno straccio ricopre braccia e gambe/e l’intero corpo forse perso. […] Poi l’ammirazione prende il sopravvento, le distanze si allungano di nuovo, il poeta ritorna alle parole originarie: […] Muto continuo/- dopo un attimo scomparve -/ad esplorare quei tratti,/ora ti somiglia/ti ricorda/ti appartiene,/gli sei madre/e a me/senza volto. […]

Alla figura di Maria sono dedicati altri due testi: A la senõra Maria (davanti al mistero di un destino) dove probabilmente il riferimento non è di proposito alla Madonna, ma più a una persona che ha sofferto, che forse non c’è più, ma le cui sembianze si confondono con la prima, in un turbine inevitabile di pensieri e assonanze: […] Il fiato rallenta/e lei mi regala/degli occhi l’azzurro/a cullare pazienti/parole impossibili/subito assenti/finestre ormai chiuse/del giorno sbiancato -//ora buio il silenzio/incensa l’altare. Anche nell’altro testo, Ti prego, la figura della propria madre si confonde con la figura della Madre divina, come se la preghiera del poeta riguardasse entrambe, si rivolgesse a tutte e due, una scomparsa e l’altra assunta al Cielo, entrambi possibili ascoltatrici: […] Madre,/carissima Madre/ch’io possa indegno/supplicare/la tua mano/sugli occhi umidi […] Ti prego.

Non c’è alcuna presunzione in questi testi, solo la ricerca di un uomo che tenta di avvicinarsi al sacro attraverso la propria parola poetica, che lo cerca in un’apparizione, in un confronto con l’umano. Sono le parole di Mircea Eliade che ricordiamo: qualcosa di sacro ci si mostra… basta saperlo cogliere, come nel testo Io e te, uomo! Dove l’uomo non può che essere il figlio di Dio, quel Gesù da seguire anche bendati, con quelle braccia allargate che non colmano il vuoto ma donano coraggio o eterna libertà, quel Gesù a cui il poeta chiede: lascia che io muoia/per te.

Nella seconda sezione, Cartoline viaggiate e volti agli incroci, (oltre alle due poesie sopra citate, su Maria) incontriamo ancora la dimensione del sacro. In primis in alcuni testi dedicati a figure di spicco della spiritualità cristiana: Madre Teresa che il poeta descrive in una sorta di apparizione mistica: […] il colore del cielo/già si confonde/la luce minuta che abbaglia/l’incerto orizzonte/dal quale per grazia/comparve. […]; Giovanni Paolo II, raccontato come tutti lo ricordiamo, come un uomo al servizio di Dio: […] il vecchio servo/chinato/mi sfiora,/ancora invoca/grida/il nome del suo re/una volta sola – …]; Papa Francesco, per cui il poeta descrive il momento della morte: Non eravamo/ancora svegli/e nessun preavviso/al buio gelato/dietro alla persiana/chiusa/lasciato sul foglio/bianco/l’unico segno/il tuo sorriso […]. Anche in un testo apparentemente solo descrittivo di un paesaggio, Dalla finestra – testo che ricorda, tra le altre cose, il mondo visto dalla finestra di Emily Dickinson, non possiamo non notare come la connotazione della bandiera che si dimena/senza fiato,/pronta allo schianto non possa non nascondere la fragilità dell’uomo di fronte all’universo, la sua incapacità spesso di accettare una luce, una voce in cui credere, che possa portare sollievo: a balsa e spago improvvisati/ad allusioni ardite/da troppo tempo/nascoste.

Della sezione Angoli dell’anima, vorrei accennare a due poesie. La prima, dal titolo 1979, conversione che, in linea con quanto sopra affermato, non può che essere esplicativa di un percorso che ha portato il nostro autore alla fede. Quando questo accade, si trasforma il sentire, e così, come avviene per ogni altra esperienza di vita, anche questa non può che diventare un’esperienza di poesia, e il giorno che si ravvisa alla fine del testo, non può che essere l’annuncio di quella conversione del titolo, che illumina l’esistenza di un nuovo colore: Arde/crudele la fiamma/soffocando/il rintocco delle onde -//elemosina il perdono/una lacrima […] la cenere d’un tratto/si colora/dispersa sull’asfalto -/ancora un’ora/e sarà giorno; la seconda dal titolo Poesia che, rappresenta la sintesi – a cui mi riferivo in apertura – dell’amore di Rondelli per quest’arte, amore forse sopito per lunghi anni, ed ora assurto a protagonista in parallelo con la sua professione: parole in viaggio/da allora/pellegrine//a schiudere/foschie remote/di lunghe distanze […].

Concludo la recensione al libro citando la poesia che lo chiude, La notte, dalla sezione La bellezza ci salva. Con questo testo la parabola poetica dell’autore completa la sua giusta traiettoria. Dopo la conversione, la ricerca del sacro, la dichiarazione d’amore per la poesia, ecco che arriva, complice la notte, l’abbraccio a tutte le creature, la condanna delle guerre, la comunione con la passione di Cristo e la rinascita, attraverso la Bellezza che ci salva: baciamo la croce il venerdì santo/non più soli/fino al rintocco della campana/libera all’alba.

Prima prova riuscita questa di Damiano Rodelli, dunque, se pur con qualche mancanza o incertezza metaforica e di ritmo, e una versificazione non sempre all’altezza del contenuto ma, tutto sommato, apprezzabile quest’ultimo in maniera completa. So che è già in uscita un secondo libro che, sicuramente, continuerà la volontà dell’autore di portare avanti questo suo desiderio di cimentarsi con la parola poetica, e che – ne sono certa – lo porterà a scavare ancora più profondamente dentro sé stesso, per imparare a conoscersi meglio e a conoscere meglio anche gli altri… ed è certo questo uno dei compiti della poesia.

Alcuni testi da: È ora che tutto È

Oltre il vento
quella bandiera
si dimena
senza fiato
pronta allo schianto,
si adira ubriaca
e s’incatena
ai tuoi numeri che ignorano
il vento
mentre bacia i tuoi stracci,
tra balsa e spago improvvisati –
inadeguati
ad illusioni ardite
da troppo tempo
nascoste.

(dalla finestra, Seattle 1995)

*

Tra ombre pesanti
di ore
ormai piccole
il vecchio servo
chinato
mi sfiora,
ancora invoca
grida
il nome del suo re
una volta sola –

e leggero
il mio aratro segue
il solco
libero dal mio e dal tuo
peccato.

(A Giovanni Paolo II, 2000)

*

La donna seduta sulla panchina
all’ombra
con abiti modesti
fuori moda
i capelli non lunghi all’indietro
senza perché
il volto arrossato labirinto di
sogni dimenticati

canterellava sottovoce
sorridendo
le mani a tempo
battendo
al sole che le faceva bene
e lei a me.

(Cortina, 2024)

*

Poesia
 
parole in viaggio
da allora
pellegrine

a schiudere
foschie remote
di lunghe distanze

e abbracciarci
di nuovo
nella stanza accanto

almeno
per il tempo
di un respiro profondo

*

La notte
 
È qui
e raccoglie
parole lanciate
come pietre
che hanno frantumato gli orologi
e le ore piccole del rimorso
non trovano più il giorno –
la Bellezza incolla
i cocci migliori dei giorni buttati
ti regala lacrime
per vedere finalmente oltre
ti veste coi manti preziosi
di piccole mani sporche
sul marciapiede a segnare la sua strada,
nostra, non ci appartiene
eppure ci abbracciamo –
la notte ci salva
la Bellezza ci salva
sorregge gli ultimi passi
sul selciato freddo
tra corpi esanimi lasciati dai carri armati –
baciamo la croce il venerdì santo
non più soli
fino al rintocco della campana
libera all’alba.

Bologna, settembre 2026

Cinzia Demi

 P.S.:

_cidpetit_2db8fc4034a725bd5b7594d6e8e98e000a09c538_zimbra.jpg“MISSIONE POESIE” è una rubrica culturale di poesia italiana contemporanea, curata da Cinzia Demi, per il nostro sito Altritaliani di Parigi. Altri contributi e autori qui: https://altritaliani.net/category/libri-e-letteratura/missione-poesia/

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Cinzia Demi
Cinzia Demi (Piombino - LI), lavora e vive a Bologna, dove ha conseguito la Laurea Magistrale in Italianistica. E’ operatrice culturale, poeta, scrittrice e saggista. Dirige insieme a Giancarlo Pontiggia la Collana di poesia under 40 Kleide per le Edizioni Minerva (Bologna). Cura per Altritaliani la rubrica “Missione poesia”. Tra le pubblicazioni: Incontriamoci all’Inferno. Parodia di fatti e personaggi della Divina Commedia di Dante Alighieri (Pendragon, 2007); Il tratto che ci unisce (Prova d’Autore, 2009); Incontri e Incantamenti (Raffaelli, 2012); Ero Maddalena e Maria e Gabriele. L’accoglienza delle madri (Puntoacapo , 2013 e 2015); Nel nome del mare (Carteggi Letterari, 2017). Ha curato diverse antologie, tra cui “Ritratti di Poeta” con oltre ottanta articoli di saggistica sulla poesia contemporanea (Puntooacapo, 2019). Suoi testi sono stati tradotti in inglese, rumeno, francese. E’ caporedattore della Rivista Trimestale Menabò (Terra d’Ulivi Edizioni). Tra gli artisti con cui ha lavorato figurano: Raoul Grassilli, Ivano Marescotti, Diego Bragonzi Bignami, Daniele Marchesini. E’ curatrice di eventi culturali, il più noto è “Un thè con la poesia”, ciclo di incontri con autori di poesia contemporanea, presso il Grand Hotel Majestic di Bologna.

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