Oltre la favola: Pinocchio e l’attualità di Collodi a 200 anni dalla nascita

A duecento anni dalla nascita di Carlo Collodi, le avventure di Pinocchio si rivelano ben più di una favola per bambini. Un viaggio filosofico e simbolico tra le inquietudini del Novecento, la crisi dell’identità e il bisogno universale di liberarsi dai fili per diventare finalmente se stessi. Ce ne parla Carmelina Sicari.

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« Le avventure di Pinocchio », 1883, illustrato da Mazzanti.

Il bicentenario della nascita di Carlo Collodi ci offre l’occasione ideale non solo per celebrare un classico senza tempo, ma per riscoprire la sconcertante attualità del suo capolavoro. Ben oltre la dimensione della favola per l’infanzia, le avventure di Pinocchio anticipano le grandi inquietudini del Novecento, muovendosi tra filosofia, sociologia e crisi dell’identità. In un mondo in cui spesso ci si scopre privati della propria autenticità, la storia del burattino più famoso del mondo si rivela una potente metafora della condizione umana.

Capita di sentirsi un burattino anche senza la celebrazione dell’anniversario collodiano.
Pinocchio è apparso in un momento in cui il pupo faceva il suo ingresso nella letteratura e non solo come espressione fantastica e letteraria bensì in una dimensione sociologica e filosofica.
Pupi tutti”, grida un personaggio pirandelliano al culmine dell’esasperazione, “Lo spirito di Dio entra in noi e si fa pupo” e così era il titolo di un’opera dello scrittore di Caltanisetta Rosso di San Secondo: “Marionette, che passione”.
La scoperta di una non autenticità, di una limitazione della libertà e della soggettività sono i temi del Novecento. Pinocchio fa testo con i suoi incontri che ne rivelano la fisionomia occulta della separazione dall’io.

Tutti gli incontri sono paradossali: il giudice che offre l’amnistia per i colpevoli, ma quando Pinocchio dichiara di essere innocente allora sentenzia : “E tu resti in carcere !”.
Ma anche l’omino di burro e il paese dei balocchi, così i medici allocchiti che affermano che se il burattino non è morto deve essere per forza ciuco e esprimendo in tal modo la loro sapienza nel campo.

Pinocchio ha una vita parallela alla nostra. Uno dei suoi maggiori interprete è Manganelli che scrisse “Un libro parallelo”.
I piani del testo intriso di simboli e di riferimenti illustri sono espliciti, quello della realtà dura in cui operano mistificatori come il gatto e la volpe, l’altro letterario carico di influssi alti e infine uno profondo simbolico: un Pinocchio che si accosta a tutti i piani e riesce a conquistare se stesso, concludendo “com’ero buffo quando ero un burattino” che poi dovrebbe essere la conclusione di ogni formazione, del raggiungimento di ogni sé.

Nei tre piani l’elemento comune e fondamentale è proprio il cambiamento, la metamorfosi. Non è un caso che il famoso libro di Apuleio (Le metamorfosi, noto anche con il titolo L’asino d’oro) sia il fondamento dell’ultima trasmutazione del burattino in asino e soprattutto il simbolo massimo di Pinocchio è il burattino dal naso lungo che entra nella pancia della balena, infilandosi tutto intero nel mistero della morte e dell’oscurità, là dove avviene la più profonda delle mutazioni.

Dall’asinità apuleiana fino al buio profondo della pancia della balena, il viaggio di Pinocchio si configura come un archetipo universale di morte e rinascita. È proprio attraverso l’esperienza dell’oscurità e del paradosso che si compie la metamorfosi necessaria a conquistare la propria reale soggettività.

Quella battuta finale, « com’ero buffo quando ero un burattino », risuona così come il traguardo universale di ogni autentico percorso di formazione: il momento esatto in cui, smettendo di essere mossi dai fili del mondo, si impara finalmente a essere se stessi.

Carmelina Sicari

LINK INTERNO
Pinocchio. Le avventure di un burattino commentate da Giorgio Agamben e…Manganelli (nel suo “Pinocchio. Un libro parallelo” (1977) :
https://altritaliani.net/pinocchio-le-avventure-di-un-burattino-commentate-da-giorgio-agamben-emanganelli/

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Carmelina Sicari
Carmelina Sicari è stata Dirigente Scolastico del Liceo Classico di Melito Porto Salvo e dell'Istituto Magistrale di Reggio Calabria. Si occupa da tempo di letteratura contemporanea e di semiotica con opere su Pirandello e sull'Ariosto. Ha collaborato a molte riviste letterarie tra cui Studium, Persona, Dialoghi… Ha all'attivo numerose pubblicazioni su La canzone d'Aspromonte, Leopardi e il Novecento letterario. Continua a sostenere nel presente il Movimento culturale Nuovo Umanesimo di Reggio Calabria di cui è stata ideatrice.

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