Un libro Una città – Nuoro e “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta

Nuoro di Salvatore Satta ne ‘Il giorno del giudizio’ è piccolo centro, capitale di minuscoli destini che si ripetono nel tempo e in questo instancabile avvolgersi e svolgersi rivelano la loro umanità universale, che dalla piccola città sarda sepolta dalla neve racconta storie che parlano a tutti.

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Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta, Adelphi ed. 1979.

Le righe che qui sotto propongo sono le ultime propaggini di una narrazione a suo modo epica, di uno dei capolavori della nostra letteratura novecentesca. Un romanzo universale per narrare una città che viene descritta come era ben oltre un secolo addietro. Una città divisa in tre parti, non altro che un “nido di corvi”. La prosa è inarrivabile e le parole credibili, crudeli, amare, pungenti come aghi di spillo.

È il racconto delle vicende di una famiglia della borghesia nuorese molto simile a quella del suo autore, una cronaca gremita di personaggi che hanno scritto la storia popolare della capitale della Barbagia, anche se in fondo Nuoro non era una vera e propria capitale, a cavallo tra i due secoli XIX e XX, temperie in cui è ambientato “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta.

Salvatore Satta nasce a Nuoro nel 1902 e muore a Roma nel 1975. “Il giorno del giudizio” esce postumo per CEDAM nel 1977 e viene ripubblicato dalle Edizioni Adelphi nel 1981. Il libro è il risultato di profonde riflessioni filosofiche, oltre che sforzo narrativo letterario di straordinario valore. I personaggi di quel borgo, allora unicamente costituito, oltre che dal Corso Garibaldi, dai due nuclei urbani di Seuna, popolato per lo più da contadini, e di S. Pietro, residenza dei “majores”, ovvero i ricchi pastori nuoresi, rimarcano la differenza tra le classi sociali esistenti e sono i protagonisti di tante piccolezze umane; soprattutto, più in grande, sono gli interpreti di una società ancora arcaica che tuttavia allora evolveva rapidamente iniziando a fare ingresso nella modernità. Di questa società, del microcosmo cittadino nuorese, in quegli anni, facevano parte uomini e donne che oggi a noi appaiono come maschere tragiche recitanti sul palcoscenico della vita. Personaggi e interpreti della commedia sattiana, lo si scopre leggendo e rileggendo il libro, sono alla fine vittime di un destino che vuole ogni individuo inesorabilmente avulso dagli altri. È una storia tragicamente realistica quanto malinconica, quella di Satta; “Il giorno del giudizio” è il racconto di molteplici infelicità e solitudini, dimostrazione della vanità di ogni cosa, profondità di pensiero, soprattutto, crediamo, capacità di penetrare il mistero della vita, quella di chi è ormai giunto al capolinea della propria esistenza.

Giovanni Graziano Manca

Cattedrale Santa Maria della Neve a Nuoro
La Cattedrale di Santa Maria della Neve a Nuoro

Brano tratto da “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta.

“Riprendo, dopo molti mesi, questo racconto che forse non avrei dovuto mai incominciare. Invecchio rapidamente e sento che mi preparo una triste fine, poiché non ho voluto accettare la prima condizione di una buona morte, che è l’oblio. Forse non erano Don Sebastiano, Donna Vincenza, Gonaria, Pedduzza, Gigia, Baliodda, Dirripezza, tutti gli altri che mi hanno scongiurato di liberarli dalla loro vita: sono io che li ho evocati per liberarmi dalla mia senza misurare il rischio al quale mi esponevo, di rendermi eterno. Oggi, poi, al di là dai vetri di questa stanza remota dove io mi sono rifugiato, nevica: una neve leggera che si posa sulle vie e sugli alberi come il tempo sopra di noi. Fra breve tutto sarà uguale. Nel cimitero di Nuoro non si distinguerà il vecchio dal nuovo: ‘essi’ avranno un’effimera pace sotto il manto bianco. Sono stato una volta piccolo anch’io, e il ricordo mi assale di quando seguivo il turbinare dei fiocchi col naso schiacciato contro la finestra. C’erano tutti allora, nella stanza ravvivata dal caminetto, ed eravamo felici poiché non ci conoscevamo. Per conoscersi bisogna svolgere la propria vita fino in fondo, fino al momento in cui si cala nella fossa. E anche allora bisogna che ci sia uno che ti raccolga, ti risusciti, ti racconti a te stesso e agli altri come in un giudizio finale. È quello che ho fatto io in questi anni, che vorrei non aver fatto e continuerò a fare perché ormai non si tratta dell’altrui destino ma del mio.”

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