Matera, oggi Capitale europea della cultura. Da Guido Piovene: Viaggio in Italia.

Rubrica Un libro Una città. Matera è oggi, e per tutto l’anno, Capitale europea della cultura. Tra i suoi celebri Sassi, che ne fanno un luogo unico al mondo, sono in corso numerose iniziative culturali ed artistiche che hanno consentito un boom turistico insolito per le bella e tranquilla Basilicata. Quella che ci viene raccontata da Guido Piovene, scrittore e giornalista, nel suo celebre “Viaggio in Italia”, è una città meridionale degli anni cinquanta, non molto dissimile da quella odierna. Infatti, uno dei pregi di Matera è proprio di aver mantenuto la sua fisionomia di case e grotte, un paesaggio “infernale ma pieno di colore”, ricco di sugestione e di vita. Un paesaggio arcaico, tanto che Pasolini ne fece scenario del suo Vangelo secondo Matteo, ma allo stesso tempo, come dimostrano le tante iniziative di quest’anno, un paese moderno, colto e aggiornato. Piovene, già allora, ne colse le magnifiche contraddizioni.

Matera, da Viaggio in Italia di Guido Piovene

Una pianura arida e semidesertica a quattrocento metri sul livello del mare e improvvisamente interrotta da un baratro tra le rocce, in fondo a cui corre un torrente. Sul ciglio di quel baratrosi affaccia una città, o almeno la metà di essa; in parte antica e in parte nuova, con uffici e negozi. Ma le pareti della rocciache scoscendono verso il torrente sono fittamente coperte, dal ciglio fino al fondo, di abitazioni umane: case o grotte scavate nella pietra; più spesso, case e grotte insieme, perché dietro il prospetto fabbricato, l’abitazione si prolunga nel monte. Di fronte alle pareti rivestite di case e sforacchiate di caverne, dall’altra parte dello spacco, si alza un alto muro di roccia, ma questo invece è grigio e nudo, traforato a sua volta di grotte e loculi preistorici, abbandonati da millenni.
La parte superiore della città, che guarda nell’imbuto è una normale cittadina di tipo pugliese. Vi sono belle chiese, una cattedrale romanica con sculture barbariche, San Giovanni, romanica e orientaleggiante; e sparso un po’ dovunque , in chiese e palazzi, il barocco. Si può percorrerlo senza avere il sospetto di quegli orridi popolati, che si spalancano all’improvviso davanti a noi. Essi prendono il nome di Sassi, ed hanno l’attrattiva dell’inverosimile.

Sembra che Matera si affacci a un sottosuolo scoperchiato e abitato che nell’insieme forma una città maggiore. Una tale adunanza di semicavernicoli, in cui si prolunga senza soluzione di continuità l’esistenza della preistoria, non ha paragone in Europa, ed è tra i paesaggi italiani che generano più stupore. Spaccata da valli rupestri, Matera è una specie di Siena del Sud, più remota nel tempo, che dovrebbe attirare i visitatori. Ne affluiscono, infatti, in numero limitato, essendo per lo più studiosi di problemi sociali, politici, giornalisti, le figure del dopoguerra, attratti dal “caso” dei Sassi, oppure etnografi, archeologi, perlustratori di caverne.

I Sassi di Matera sono due, separati da uno sperone: il primo detto Barisano, e un altro detto Caveoso. Li sovrastano come da un empireo, chiese, torri, palazzi: il Duomo, il palazzo Giudicepietro ed i torrioni del Castello. Li domina una strada che corre lungo la cornice. I giri delle strade che vi scendono dentro, come di cerchia in cerchia, suggeriscono ai pigri il facile paragone con l’Inferno dantesco. Con la parete nuda, forata di loculi, che si leva di fronte, questa città del sottoterra alla luce del sole è funeraria e densa di colore nel tempo stesso, e vi formicola una vita incredibilmente fitta.
Le vie sono ingombre di carri e delle frotte dei bambini; dentro le case e grotte, dalle porte socchiuse, si scorgono aratri, zappe, asini, muli, e quei commestibili appesi, salumi, peperoni, cipolle, aglio, zucche, meloni, che assumono nel Sud quasi un valore ornamentale.
(Viaggio in Italia – Guido Piovene ed. BCDE, pagg. 745 e 746).

La redazione Altritaliani

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