‘Sous l’oeil du chat’ di Anna Felder.

‘Sous l’œil du chat’ della scrittrice italo-svizzera Anna Felder viene oggi pubblicato dalla Maison ‘Le Soupirail’ per la prima volta in traduzione francese. ‘La disdetta’, titolo originale in italiano, veniva pubblicato nel 1974 dalla Einaudi per volontà di Italo Calvino. Il grande autore italiano aveva capito che in Anna Felder c’era una voce nuova e originale nel paesaggio italofono. Ce ne parla Florence Courriol Seita che si è occupata della traduzione in francese di questo romanzo sempre attuale ed intrigante.

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È di poche settimane fa la pubblicazione in traduzione francese del romanzo ‘La disdetta’ di Anna Felder. A pubblicare questo piccolo e originale lavoro è la altrettanto piccola ed originale casa editrice ‘Le Soupirail’. Editrice indipendente che ha sede in Normandia, diretta da Emmanuelle Moysan. La Maison ‘Le Soupirail’ è particolarmente fiera di aver acquisito i diritti de ‘La disdetta’ della scrittrice italo svizzera Anna Felder, romanzo mai édito in francese, e la cui autrice oggi riceve il ‘Gran Premio svizzero di letteratura 2018’. Scrittrice raffinata e complessa avvezza a raccontar le dinamiche delle relazioni familiari.

A tradurre ‘La disdetta’ è la traduttrice Florence Courriol Seita con la quale abbiamo scambiato alcune impressioni sul viaggio che ha portato ‘La disdetta’ a diventare ‘Sous l’oeil du chat’. Questo è il titolo della versione francese e si tratta infatti di una storia in cui a narrare le vicende è proprio un gatto:

«Mi prendevano per un gatto perché facevo bene la mia parte. Un altro era un chicco d’uva nera, o un vecchio, un merlo femmina. Io ero un gatto».

L’IO narrante è infatti un gatto, che vive nella casa abitata da una famiglia composta da padre, il figlio con la moglie e una sorella adolescente. La famiglia passa i suoi ultimi giorni in una casa che ha sempre abitato, dalla quale non si è mai mossa e che ora è costretta a lasciare per via di uno sfratto imminente. Lo sfratto o la disdetta appunto.
Dei personaggi della storia sappiamo poco o niente, neanche i loro nomi, ad essere protagonisti reali sono i loro tic, le loro abitudine meccaniche ed ossessive, gli spazi della casa, del giardino, del vicinato: luoghi e anime senza nome, che il gatto coglie nella loro essenza, nei loro movimenti, come un vero felino che fiuti odori, vibrazioni, sensazioni.

In un’intervista, tratta da « Un regard oblique (et ironique) sur le monde » del giugno 2002, Anna Felder rivela :

Anna Felder – Foto Yvonne Bohler

« Les chats me plaisent énormément, j’en ai un actuellement. Si, au lieu du maître de maison, c’est un chat qui parle, les mots ont une saveur différente, ils provoquent une curiosité différente à la fois pour celui qui écrit et pour celui qui lit. Ce qui me plaisait également, c’était d’entrer dans l’esprit et dans l’optique d’un chat, qui peut grimper sur un arbre, sur le toit d’une maison, et qui peut donc voir d’en haut. Le chat peut scruter le monde depuis des endroits où l’homme ne peut aller, et il a par conséquent une liberté qui ressemble un peu à celle de l’écrivain. Lorsque j’écris, je cherche à scruter les jardins, les secrets d’autres maisons ; mais, comme un chat, la littérature aussi essaie, tout en faisant cela, de ne pas se faire entendre, d’être discrète ».

«Si abitava nell’idea di cambiar casa stando fermi al nostro posto» osserva il gatto. Ed è proprio questa incapacità a muoversi che Anna Felder racconta, l’ancoraggio alla vita quotidiana, il perbenismo borghese ormai in rovina e lo fa con una lingua estremamente ellittica e complessa, perché complesse sono le ragioni umane, sfuggenti le personalità dei protagonisti.

Anna Felder nel 1973 invia il manoscritto de ‘La disdetta’ alla Einaudi, a riceverlo è Italo Calvino e proprio lui lo proporrà all’editore torinese per la collana dei Coralli.

Domanda: Perché Calvino propone alla pubblicazione ‘La disdetta’?

Florence Courriol Seita : Se guardiamo alla lettera di risposta che Italo Calvino scrisse ad Anna Felder il 17 maggio del 1973, leggiamo queste osservazioni:

« Mi pare che Lei sia una scrittrice con una personalità molto netta. Il suo modo di raccontare attraverso oggetti, quasi nature morte; o comunque organizzazioni visive dello spazio, o «messe in scena» di momenti della vita quotidiana è interessante e compiuto e richiama esperienze della poesia contemporanea (ho in mente soprattutto esempi anglosassoni). […] Ma soprattutto quello che per me dà il piacere della lettura, è il Suo humour sommesso e trattenuto e continuo. […] C’è uno humour, uno sguardo freddo che io apprezzo molto».

Ecco qui riassunte le caratteristiche della ‘Disdetta’ che più piacquero a Calvino, ragion per cui raccomandò il libro all’editore Einaudi. Secondo me, il grande autore italiano capì che in Anna Felder c’era una voce nuova e originale nel paesaggio italofono e per questo volle pubblicarla in Italia presso Einaudi. Apprezzò la compattezza del racconto, il sapore linguistico originale, l’aspetto teatrale e visuale molto pregnante nel libro. In una parola, penso, un’atmosfera molto particolare.

Domanda: Lo stesso Calvino diceva che non esiste lettura, ma solo rilettura e che la traduzione è la più profonda delle riletture. Che cosa hai scoperto nella traduzione/rilettura de ‘La disdetta’?

Florence Courriol Seita : Tradurre La disdetta è stata una vera sfida (ma se non mi piacessero le sfide non tradurrei, o almeno non tradurrei testi di quel genere): sfida perché dovevo lasciarmi dietro gli eventuali a priori razionali e adottare la posizione e la visione di un gatto; sfida perché stavo traducendo un monumento della letteratura ticinese, come mi ricordavano molti amici svizzeri contentissimi che finalmente il gatto potesse cambiare lingua!
Lavoro che richiedeva – ma come per tutte le traduzioni – un’attenzione estrema, una precisione nella scelta dei vocaboli, nella ricostruzione del ritmo che rendesse il flusso dei pensieri del gatto. Più che «scoprire», forse ho capito sempre più quanto sia essenziale proporre al pubblico francofono una voce nella sua originalità, cioè non esitando a ricreare effetti di straniamento presenti nel testo che potessero sorprendere il pubblico e cioè proponendo al lettore di arrivo un testo nella sua complessità intrinseca, penso ad esempio alla punteggiatura molto particolare di Anna Felder, alla sintassi esigente.
Lo scopo infatti non è quello di agevolare la lettura del pubblico, ma di proporre nella sua interezza una scrittrice che non si «interessa a ciò che non è direttamente evidente, […] ama gli scarti, […] i paradossi […] e ama penetrare i misteri di ciò che è nascosto», come dice Georges Güntert, in ‘L’esempio di Anna Felder’.
Come preciso nel mio « Avant-propos » all’edizione francese: « Il faut faire voir et entendre au lecteur ce flou singulier qui s’inscrit dans un projet d’écriture mûri et que tout se joue sur le rendu aussi exact que possible de l’atmosphère à la limite du mystérieux et de l’insaisissable, où le mot a une importance fondamentale – il est pesé comme les corps et les objets semblent être disséqués ».

Come già altrove detto, la scrittura della Felder è scrittura per palati fini, per il lettore che ama la complessità e ama essere « urtato » da nuove voci e nuovi orizzonti.
Un lavoro di traduzione che ha profondamente coinvolto Florence Courriol e che le ha permesso di scoprire e riscoprire la ricchissima letteratura italiana fuori d’Italia, qui del Ticino, che merita davvero di essere diffusa all’estero.

Florence Courriol Seita : Anna Felder è una scrittrice ticinese contemporanea nata nel 1937 a Lugano, che vive ora tra Aarau e il Ticino. Ha scritto una decina di romanzi e racconti, così come pièces teatrali e radiodrammi per la RSI: l’ensemble della sua opera è stata premiata proprio quest’anno col ‘Gran Premio svizzero di letteratura’. La sua scrittura particolare si riconosce dal « rifiuto delle convenzioni, la scelta di accostamenti precisi e rivelatori, la riduzione all’essenziale, sintomi tutti di universalità che contano ben più dei regionalismi lessicali qua e là rilevabili », come mette in evidenza Gian Paolo Giudicetti.
Il suo stile riconoscibile fra tutti evita la superficialità, è misurato e sobrio. I suoi romanzi, per la maggior parte tradotti in tedesco, stentano a essere diffusi nello spazio francofono: sinora è stato tradotto solo il primo Tra dove piove e non piove. La Felder resta per lo più sconosciuta al pubblico fuori dalla Svizzera.

Domanda: Che differenza passa tra il titolo italiano ‘La disdetta’ e il francese ‘Sous l’œil du chat’? Perché questa scelta?

Florence Courriol Seita : Il titolo mi ha dato del filo da torcere. Il titolo originale scelto da Anna Felder è ‘La disdetta’, termine che ritroviamo poi in diversi punti all’interno del testo. Termine polisemico in italiano, perché significa ‘sfortuna’, ma è anche un’espressione giuridica, cioè una «dichiarazione unilaterale, comunicata all’altra parte, dell’intenzione di sciogliersi dal contratto».
A pagina 33 del romanzo si dice : «Chi andava a pensare che invece si correva giorno per giorno incontro alla disdetta», che significa ‘verso l’avviso di esproprio’, ma anche, in un doppio gioco di senso, ‘verso la sfortuna’.
Ora, in francese non esiste tale espressione polisemica. Il titolo stesso è un enigma posto da una sorta di gatto sfinge, mistero che occorre svelare per poter entrare nel suo regno.
In francese non esiste una parola che concentri questi due sensi di ‘sfratto’ e ‘sfortuna’. In un primo momento si era pensato di giocare sulla parola ‘chat’ con un possibile « chagrin ».
Abbiamo preferito dare la priorità alla visione sfalsata del gatto e al punto di vista globale della narrazione e dunque è nato « Sous l’œil du chat ».
Una soluzione che permette di evidenziare che la ‘fatalità’ è guardata, osservata attraverso il prisma del gatto, che è proprio il primo ad esser informato dalla notizia dello sfratto.

Come dice la stessa Anna Felder in un’intervista del 2002: « Dans La disdetta il est question d’une famille qui habite dans une vieille maison qui devra bientôt être détruite. Les locataires devront quitter la maison, et les chats, c’est bien connu, s’attachent davantage au lieu qu’aux hommes ».

Ovviamente un testo cosi complesso ha creato non poche difficoltà di interpretazione, di aggiustamento e di scelte non sempre facili ed evidenti. La traduttrice ha dunque sentito il bisogno di confrontarsi regolarmente con l’autrice. Un costante dialogo che ha aiutato Florence Courriol a immergersi nell’atmosfera del testo.
Anna Felder è perfettamente consapevole delle sfide linguistiche che il suo testo impone, ecco qui infatti una risposta che l’autrice italo svizzera dà alla sua traduttrice nel ricco scambio regolarmente avuto durante la traduzione del romanzo:

«Capisco le difficoltà di interpretazione e traduzione che si presentano in pagine come queste, in cui vorrebbe prevalere la fantasia « gattesca » nella sua (forse) estrosa immaginazione. Sarà dunque lecito anche per te scavalcare la pura logica e travestirti un momento da gatto … Così io ti saluto oggi con un carissimo miao, Anna » (Mail del 4 settembre 2017).

Florence Courriol Seita : Mi è sembrata molto bella questa sua dichiarazione, questo suo consiglio. Spero infatti di essere riuscita a “mettermi nei panni” di quello che è diventato il “nostro” gatto, di me e di Anna; di essere riuscita a “tradurre gattescamente”, andando al di là della razionalità umana, coltivando anche l’indefinitezza rivelatrice che avvolge tutto il romanzo, per ‘dare a vedere’ e ‘a sentire’ al pubblico francofono il sapore originale della Disdetta in tutti i sensi.

In conclusione e per sollevar dal dubbio la traduttrice, ho avuto la fortuna di leggere sia ‘La disdetta’ che ‘Sous l’oeil du chat’ e pertanto posso ben dire che la Courriol è riuscita a entrare efficacemente nel tessuto narrativo di Anna Felder. In entrambe le letture io sono diventata ‘gatto’ e ho potuto infiltrarmi nel convento delle Suore vicine di casa, ho potuto accocolarmi sul letto del Padre malato, io l’unica ammessa ad ascoltarne i segreti inconfessabili, io la sola ad ammirare le giovani curve della figlia che mostra il suo corpo incurante della mia presenza, io a sorridere sorniona delle cattive allieve alle lezioni di canto della moglie del figlio.
Io, cosi come, ne sono certa, anche il lettore francese che si troverà davanti a questo bel romanzo, sono riuscita a seguire lo sguardo ‘felpato’ e severo del gatto felderiano.

Intervista a cura di Carla Cristofoli

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Anna Felder, “Sous l’œil du chat”, tradotto in francese da Florence Courriol Seita, Le Soupirail, 2018.

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Foto di © Ayse Yavas

Anna Felder est née en 1937 d’une mère italienne et d’un père lucernois; elle a grandi à Lugano où elle a fait toute sa scolarité. Après des études de lettres italiennes et françaises à Zürich et à Paris, achevées par une thèse sur Eugenio Montale, elle a enseigné au gymnase d’Aarau jusqu’à sa retraite en 1999. De nombreuses années durant, elle s’est occupée de l’intégration des enfants d’immigrés italiens dans les écoles suisses. Des années 60 à aujourd’hui, elle a écrit quatre romans, de nombreux récits, pièces radiophoniques et textes pour le théâtre, recevant des prix au niveau national – signalons trois Prix Schiller, en 1975 pour La disdetta, en 1982 pour Nozze alte et en 1998 pour l’ensemble de son œuvre – mais aussi la plus haute distinction accordée aux écrivains du canton d’Argovie, l’Aargauer Literaturpreis (en 2004). Elle vit aujourd’hui entre Aarau et Lugano. En 2018, elle est lauréate du Grand Prix Suisse de Littérature de l’OFC.

3 Commentaires

  1. Gentile Signora Carla Cristofoli, ho letto con grande partecipazione e piacere su « Altritaliani » (segnalatomi dalla traduttrice Florence Courriol), la Sua presentazione della versione francese Sous l’oeil du Chat del mio romanzo La disdetta.
    Vi ho ritrovato i punti salienti del libro, esemplarmente riproposti nei pregi (e difficoltà!) della traduzione.
    Le scrivo per dirLe grazie anche da parte mia, con i più cordiali saluti,
    Anna Felder

  2. Che bella scoperta! Cerchero’ di leggere il libro in italiano, se lo trovo e poi in francese per restare fedele alla definizione di Calvino sulla traduzione che condivido. Grazie Carla Cristofoli per questa « perla » della nostra letteratura e poi io amo le scritture ellittiche perché lasciano spazio e aprono orizzonti al lettore. Una bella segnalazione scritta con vivacità e freschezza.

    • Grazie a te di averci letto. Siamo felici di averti dato un nuovo spunto di riflessione. Buona lettura, sicuri che amerai questo splendido ‘gatto’ quanto noi.

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