Siamo tutti Egizi? Sulla riapertura del Museo Egizio di Torino

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Riapre con un nuovo strepitoso allestimento il museo egizio di Torino, il secondo nel mondo dopo quello del Cairo.

Solo i reperti di Tuthankamon possono tenergli testa ed emerge l’interrogativo di sempre sul perchè tanto fascino suscitino i nuovi allestimenti. Che significato hanno per noi i Faraoni, i sacerdoti, le piramidi, gli scavi archeologici, i miti?

La vicenda appunto di Tuthankamon, il sovrano bambino, della sua tomba scoperta avventurosamente per un’intuizione stregonesca, le maschere d’oro che ne coprivano il volto, i tesori, hanno reso celeberrima la vicenda ma non sono da meno Schiaparelli, gli egittologi collegati a Torino, la promozione degli scavi dei Savoia.

E che dire dalla fortunosa scoperta attraverso la stele di Rosetta, del significato dei geroglifici? Di Champollion?

Sono vicende popolari ormai, come popolare è l’altra grande narrazione del tentativo di instaurare ad Amarna, la città monoteista, il culto di Aton, il sole, da parte di Ackenaton, la tremenda vendetta dei sacerdoti di Ammone, il tempio di Karnak.

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Ma forse la vicenda più misteriosa è quella collegata a Ramesse II che dovette essere il faraone di Mosè, quello che vide affondato il suo esercito nel Mar Rosso e che non riuscì a riprendere Israele, ormai sfuggitogli nel deserto. Non c’è traccia di questo evento così ricco di echi nella Bibbia, in nessuna stele, in nessun obelisco.

Eppure i faraoni amavano celebrare le loro imprese e il successore in genere copriva di silenzio le imprese del predecessore, per esaltare se stesso. Perchè mai non si parla dell’Esodo?

E l’unica donna Faraone, Hatschepsut, protagonista di una straordinaria storia di amore? E la sua tomba costruita dall’architetto che l’amava?

Perchè la fissazione della tomba è proprio l’elemento misterioso
che ci fa riflettere sui Faraoni.

Le Piramidi, le case di eternità piene di divinità, di Basthet, la dea gatta, del dio Falco, di vascelli che evocano il grande viaggio per l’eternità.

Il libro dei morti prova a raccontarlo, il viaggio dell’al di là. Prova a indicare formule per la resurrezione, quando il soffio di vita ritornerà. Ma l’al di là resta buio.

Non c’è tuttavia nessun altro popolo, ne’ antico ne’ moderno, con una pari tensione per scoprire il futuro oltre le vita. Per questo gli Egizi suscitano tanto stupore

Chiunque affronti il problema della morte non può non ricorrere col pensiero ad essi. Mesi per curare il corpo che doveva esser pronto per la resurrezione.

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E la Piramide? Libri e libri, una biblioteca di Babele sulla Piramide… Ma essa esprime il significato, o meglio la ricerca dell’ordine universale, l’altra punta della ricerca degli Egizi. Tutto ciò che è quadrato in terra diviene triangolo in cielo.
E’ questo l’ordine universale? L’interrogativo proposto dalla piramide è ancora lontano dalla soluzione.

Ma chi si pone in questa ricerca non può non dirsi egizio.

Carmelina Sicari

Il Museo Egizio di Torino rinasce. Dal 1° Aprile 2015, un nuovo allestimento, un nuovo percorso espositivo:

Per saperne di più:

http://www.museoegizio.it/

2 Commentaires

  1. Siamo tutti Egizi? Sulla riapertura del Museo Egizio di Torino
    Sì, siamo tutti Egizi. Il pensiero greco non sarebbe concepibile senza la precedente sapienza egizia, che esso ereditò, anzi di cui esso è figlio. Chissà se i manuali (scolastici ed universitari) se ne accorgeranno mai. Non credo. Sarebbe una rivoluzione copernicana.
    Qualche riferimento:

    http://www.editions-harmattan.fr/index.asp?navig=catalogue&obj=livre&no=1174&hc_location=ufi

    http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/rhr_0035-1423_1946_num_132_1_5536?hc_location=ufi

    • Siamo tutti Egizi? Sulla riapertura del Museo Egizio di Torino
      Grazie dell’attenzione. La riflessione sulla morte mi sembra faccia di questa civiltà la più notevole del mondo antico.

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