Libri per l’estate 2021 – Le nostre proposte

Una bella lista di titoli, dall’ultimo premio Strega alle biografie e ancora romanzi e gialli. Una selezione che ci arriva dalle amiche lettrici del ‘Té letterario’ del gruppo ExpatClic e che renderà ancor più piacevoli le nostre vacanze estive.

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Non so voi come vi sentiate quando entrate in libreria, ma personalmente io mi sento un po’ come cappuccetto rosso nel bosco: persa.
Trovo sempre più difficile scegliere in questa sorta di mare magnum che è ormai diventata l’editoria. Si pubblica moltissimo e, si dice, si legge pochissimo, così almeno si lamentano gli editori, che mi domando perché continuino a pubblicare ‘a salve’, piuttosto che investire sui loro lettori (pochi, ma buoni). Io mi fido degli amici, degli amici lettori, amici intimi: non c’è nulla di più intimo del poter parlare dell’ultimo libro letto, trovare qualcuno con cui condividere il piacere della lettura è cosa rara e pertanto preziosa.
Devo dire che la pandemia in questo senso è stata di grande aiuto. Già nella primavera dell’anno scorso ho iniziato a frequentare un circolo letterario ‘a distanza’, il ‘Té letterario’, organizzato dall’associazione Expatclic e proprio a queste nuove e preziose amiche mi sono rivolta per avere idee e consigli da proporvi.

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Cominciamo dall’ultimo premio Strega, il grande concorso letterario appena concluso non può restare fuori da questa lista, tanto più che noi del ‘Té letterario’ abbiamo giocato a far la giuria e dunque abbiamo letto i 12 e ovviamente gli ultimi cinque finalisti del premio.

Sono due i nomi che a noi preme proporre: Maria Grazia Calandrone con il suo bellissimo ‘Splendi come vita’, un libro che con grande nostro dispiacere è stato escluso dalla cinquina finale, ma che tutte noi abbiamo molto amato e per qualcuna di noi è stato persino terapeutico: i destini della vita a volte e miracolosamente s’incrociano con le trame dei libri che ci scorrono tra le dita, e così è stato che mentre Cristina leggeva il libro della Calandrone, la sua mamma l’ha lasciata, andando a ‘splendere altrove di altra vita’. Pertanto ‘Splendi come vita’ è un libro che ci sta a cuore e che vi consigliamo a cuore aperto come una sorta di cura dell’anima. Perché sappiamo quanto bene possa fare.

« Splendi come vita » – Maria Grazia Calandrone – Casa editrice Ponte alle Grazie

SINOSSISplendi come vita fa quello che fa la letteratura alla sua massima potenza: ridà vita a ciò che non c’è più, illuminando di riflesso la vita del lettore. Ma lasciamo che a parlarne sia l’autrice.
«Splendi come vita è una lettera d’amore alla madre adottiva. È il racconto di una incolpevole caduta nel Disamore, dunque di una cacciata, di un paradiso perduto. Non è la storia di un disamore, ma la storia di una perdita. Chi scrive è una bambina adottata, che ama immensamente la propria madre. Poi c’è una ferita primaria e la madre non crede più all’amore della figlia. Frattura su frattura, equivoco su equivoco, si arriva a una distanza siderale fra le due, a un quotidiano dolore, a un quotidiano rifiuto, fino alla catarsi delle ultime pagine. Chi scrive rivede oggi la madre con gli occhi di una donna adulta, non più solo come la propria madre, ma come una donna a sua volta adulta, con la sua storia e i suoi propri dolori e gioie.

Altro finalista Strega 2021 che teniamo a promuovere è Borgo sud, per noi Donatella Di Pietrantonio era la vincitrice del Premio, non avevamo dubbi, ma la vita è piena di sorprese e non poche amarezze.

« Borgo Sud » – Donatella Di Pietrantonio – Giulio Einaudi Editore – Supercoralli

SINOSSI – È il momento più buio della notte, quello che precede l’alba, quando Adriana tempesta alla porta con un neonato tra le braccia. Non si vedevano da un po’, e sua sorella nemmeno sapeva che lei aspettasse un figlio. Ma da chi sta scappando? È davvero in pericolo? Adriana porta sempre uno scompiglio vitale, impudente, ma soprattutto una spinta risoluta a guardare in faccia la verità. Anche quella più scomoda, o troppo amara. Così tutt’a un tratto le stanze si riempiono di voci, di dubbi, di domande. Entrando nell’appartamento della sorella e di suo marito, Adriana, arruffata e in fuga, apparente portatrice di disordine, indicherà la crepa su cui poggia quel matrimonio: le assenze di Piero, la sua tenerezza, la sua eleganza distaccata, assumono piano piano una valenza tutta diversa. Anni dopo, una telefonata improvvisa costringe la narratrice di questa storia a partire di corsa dalla città francese in cui ha deciso di vivere. Inizia una notte interminabile di viaggio – in cui mettere insieme i ricordi -, che la riporterà a Pescara, e precisamente a Borgo Sud, la zona marinara della città. È lì, in quel microcosmo così impenetrabile eppure così accogliente, con le sue leggi indiscutibili e la sua gente ospitale e rude, che potrà scoprire cos’è realmente successo.

Ad onor del vero, occorre dire che il vincitore dello Strega 2021 è senz’altro una scelta originale e fuori dagli schemi: « Due vite » di Emanuele Trevi, non viene da una grande casa editrice (Neri Pozza Editore) e non è un libro facile, racconta la storia di due scrittori poco conosciuti ed è un opera che poco si presta alle classificazioni (non è un romanzo, né un saggio, né una biografia o auto-biografia, ma forse tutto questo insieme), è un’ode all’amicizia, scritta con eleganza e precisione.

SINOSSI – «L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità». Così scrive Emanuele Trevi in un brano di questo libro che, all’apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. (…) La distanza giusta, lo stile dell’unicità di questo libro non stanno nell’impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l’amicizia.
Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all’ultimo trasparente e felice,quel legame che accade quando «Eros, quell’ozioso infame, non ci mette lo zampino».

♥Approfondimento: A Emanuele Trevi il Premio Strega con “Due vite” (video YouTube 1min 40)

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Lasciamoci alle spalle le grandi dispute letterarie e ritorniamo a noi, alle nostre piccole essenziali cose da lettori, ritorniamo alle letture proposte dalle nostre amiche lettrici del ‘Té letterario’ e a Cristina che non a caso ci consiglia ‘Momenti di trascurabile felicità‘, che come il titolo e lei stessa ci dice è “il racconto scorrevole di quei brevi ed intensi attimi di felicità che a leggerli nessuno può dire di non averne vissuto almeno uno. Fa bene leggerli e dopo averlo fatto succede di sorriderne e riviverli”.

«Momenti di trascurabile felicità» – Francesco Piccolo – Giulio Einaudi Editore – L’Arcipelago Einaudi

SINOSSI – Possono esistere felicità trascurabili? E allora come chiamare quei piaceri intensi e volatili che punteggiano le nostre giornate, accendendone i minuti come fiammiferi nel buio? Per folgorazioni e racconti, staffilate e storie, Francesco Piccolo compone un suo perfido e irresistibile catalogo dell’allegria di vivere.

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Antonio non frequenta il ‘Té letterario’, Antonio è il fratello di Cristina, di cui lei ci parla spesso e a cui fa riferimento come ad un oracolo quando vuole un consiglio su cosa leggere: prima di andare in libreria Cristina va da Antonio e va sempre a colpo sicuro. Per noi del circolo è diventato ormai ‘Il mancato libraio’, non sappiamo che lavoro faccia, ma certo non è il libraio. Antonio è nato lettore, da bambino c’è chi ruba caramelle, lui rubava i libri alla mamma. Ci fidiamo dunque e raccogliamo con entusiasmo questo suo consiglio di lettura e non è certo un caso che ci consigli proprio una parodia del mondo editoriale, dove i protagonisti dell’intrigo sono proprio gli scrittori, gli editori, gli agenti letterari e ovviamente i lettori.

« Cose da fare a Francoforte quando sei morto » – Matteo Codignola – Adelphi Edizioni

SINOSSI – La Fiera di Francoforte viene spesso raccontata – o meglio, immaginata – come una specie di festa mobile vagamente esoterica, dove, in un tintinnio di calici, e a volte in un fruscio di lenzuola, signore e signori molto lungimiranti decidono cosa il pubblico dovrà comprare e leggere (soprattutto comprare) nei dodici mesi successivi. Non è una rappresentazione completamente fittizia, ma per arrivare a un’immagine più convincente di questo strano mestiere, e del suo rito più fastoso, ci vogliono quelli che i militari americani chiamerebbero boots on the ground. Che qui il narratore indubbiamente indossa già partendo da Milano, o non sopravviverebbe alla telefonata hot con cui il suo compagno di viaggio, un fotografo con la singolare perversione di ritrarre solo scrittori, occupa per intero le sette ore di strada. E che non si toglie nemmeno durante una Buchmesse, se possibile, più convulsa di tante, dove la caccia a un improbabile bestseller si incrocia con l’inquietante apparizione di un agente che non avrebbe più dovuto essere in questo mondo – a meno che non sia tutta la rumorosa baracca a essersi inavvertitamente trasferita nell’altro. Non c’è molto da aggiungere, per un libro che è solo una commedia. Se non un’avvertenza: ogni riferimento a persone esistenti, o a fatti realmente accaduti, non è per niente, ma proprio per niente, casuale.

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La nostra amica Francesca del ‘Té letterario’, che ora si trova in Sardegna (è sarda, non è turista, ci tengo a precisarlo…) da sotto l’ombrellone ci propone una bella biografia, che lei stessa definisce “una bellissima storia di emancipazione femminile. Si parla di un corpo di aviazione russa composto esclusivamente da donne che ha dato del filo da torcere ai reggimenti tedeschi durante la Grande Guerra patriotica (il GM). Scorrevole e ben scritto e con l’ultima delle ‘streghe’ ancora in vita a raccontare”.

« Una donna puo’ tutto – 1941: volano le Streghe della notte » di Ritanna Armeni – Casa editrice Ponte alle Grazie

Le chiamavano Streghe della notte. Nel 1941, un gruppo di ragazze sovietiche riesce a conquistare un ruolo di primo piano nella battaglia contro il Terzo Reich. Rifiutando ogni presenza maschile, su fragili ma agili biplani, mostrano l’audacia, il coraggio di una guerra che può avere anche il volto delle donne. La loro battaglia comincia ben prima di alzarsi in volo e continua dopo la vittoria. Prende avvio nei corridoi del Cremlino, prosegue nei duri mesi di addestramento, esplode nei cieli del Caucaso, si conclude con l’ostinata riproposizione di una memoria che la Storia al maschile vorrebbe cancellare. Il loro vero obiettivo è l’emancipazione, la parità a tutti i costi con gli uomini. Il loro nemico, prima ancora dei tedeschi, il pregiudizio, la diffidenza dei loro compagni, l’oblio in cui vorrebbero confinarle.
Contro questo oblio scrive Ritanna Armeni, che sfida tutti i «net» della nomenclatura fino a trovare l’ultima strega ancora in vita e ricostruisce insieme a lei la loro incredibile storia: «Ci sono i sentimenti, la sofferenza e il lutto, ma c’è anche la patria, il socialismo, la disciplina e la vittoria. C’è il patriottismo ma anche l’ironia; la rabbia insieme alla saggezza. C’è l’amicizia. E c’è – fortissima – la spinta alla conquista della parità con l’uomo, desiderata talmente tanto da scegliere di morire pur di ottenerla».

Sono andata a sbirciare la bibliografia di Ritanna Armeni e sinceramente le sue pubblicazioni mi sembrano tutte molto interessanti, pertanto consiglio anche a voi di dare uno sguardo alle sue biografie, sempre incentrate su figure di donne italiane e straniere coinvolte negli eventi storici del loro tempo e di cui in qualche modo, in maniera voluta o fortuita, hanno saputo rendersi protagoniste (Tutti i testi nel catalogo della Casa editrice Ponte alle Grazie).

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Ancora Francesca, per gli amanti del giallo, ci propone un romanzo dal meccanismo perfetto tra atmosfere gotiche e buona cucina: “Risate e intrighi garantiti” ci assicura Francesca.

« Il borghese Pellegrino » di Marco Malvaldi – Sellerio (Consigliato anche nella versione audibile, con un interprete definito « da 10 e lode »).

SINOSSI – A cinque anni di distanza dal suo primo, fortuito, caso criminale (raccontato nel precedente Odore di chiuso), Pellegrino Artusi è ospite di un antico castello che un agrario capitalista ha acquisito con tutta la servitù, trasformando il podere in una azienda agricola d’avanguardia. È stato invitato perché è un florido mercante, nonché famoso autore della Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, il libro con cui codificava la cucina italiana e contribuiva anche, con i sapidi aneddoti uniti alle ricette, a diffondere nei tinelli delle case la lingua nazionale. Oltre al proprietario, Secondo Gazzolo, con la moglie, completano il gruppo altri illustri signori. Il professor Mantegazza, amico di Artusi, fisiologo di fama internazionale; il banchiere Viterbo, tanto ricco quanto ingenuo divoratore di vivande; il dottor D’Ancona, delegato del Consiglio di Amministrazione del Debito Pubblico della Turchia; Reza Kemal Aliyan, giovane turco, funzionario dello stesso consiglio; il ragionier Bonci, assicuratore con le mani in pasta; sua figlia Delia che cerca marito ma ancor più avventure. Riunisce tutti non solo il fine conviviale, ma anche un affare in fieri. Sono infatti gli anni d’inizio secolo in cui la finanza europea si andava impadronendo del commercio internazionale del decadente Impero Ottomano. Accade che, tra un pranzo, un felpato attrito di opinioni e interessi, un colloquio discreto, viene trovato morto un ospite; è chiuso a chiave in camera da letto ma il professor Mantegazza è sicuro: è stato soffocato da mani umane.
Marco Malvaldi, l’autore, si sente a proprio agio nell’ambiente fiduciosamente positivistico dell’epoca, rappresentato con allusiva esattezza (nell’epilogo del romanzo si spiega come tutto il contorno è storicamente vero). D’accordo con il suo eroe Pellegrino Artusi considera la buona cucina una branca della chimica, una scienza complessa, rigorosa e stuzzicante quanto la sublime arte dell’investigazione.

Sempre intorno al ‘Giallo’ e ancora di Marco Mavaldi, Francesca ci consiglia la serie di racconti «Sei casi al Bar Lume».

Sei racconti, con protagonisti i quattro vecchietti del BarLume e il barista Massimo, pubblicati per la prima volta in diverse antologie poliziesche di questa casa editrice. Trame varie e vivaci in cui fa capolino la chimica, primo amore di Malvaldi. Nessun luogo come un bar è più adatto a osservare la gente, per ascoltare e capire.

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Tengo personalmente a ringraziare Francesca, Cristina e suo fratello Antonio e tutte le amiche del ‘Té letterario’ che con il loro amore per la lettura hanno saputo rendere meno odiosi e più sopportabili questi lunghi mesi di pandemia.

Sperando di aver solleticato la vostra curiosità di lettori auguriamo a tutti voi buone vacanze, in salute e serenità. Soprattutto restate curiosi!

Carla Cristofoli e tutta la redazione di Altritaliani

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