Le calende di Santa Lucia… Quando non esistevano le ‘previsioni meteo’ di oggi.

Questo nuovo racconto di Stefano di Maria, in arte il Narratografo, riguarda quelle che in alcune zone del Molise vengono chiamate “Calende di Santa Lucia” (un’altra tradizione legata al 13 dicembre). In tutta l’Italia prendono nomi e seguono metodologie differenti a seconda della zona.

Nel passato si pensava che nei giorni dal 13 al 24 dicembre si potesse definire lo scenario meteorologico dell’intera annata a seguire. Il 13 dicembre, giorno in cui si iniziava la conta delle “calende”, corrispondeva al mese di gennaio dell’anno successivo, il 14 dicembre corrispondeva a febbraio e così via fino al 24 dicembre che rappresentava dicembre. Addirittura sui calendari si segnava il tempo meteorologico della mattina e quello del pomeriggio creando una relazione tra la prima quindicina del mese corrispondente e la seconda quindicina di giorni. Ai contadini questo metodo arcaico serviva per programmare semine e raccolti, sperando di ricevere neve e sole nei tempi giusti.

In coda al racconto troverete un calendario che riporta la dozzina di giorni dove potete annotare sole, pioggia e neve e fare le previsioni per il prossimo 2020.

***

racconto Altritaliani
Foto Stefano di Maria

Cola naso viola e le calende di Santa Lucia

Ci penso sempre, in questi giorni dell’anno, a Cola naso viola e alla coperta massiccia che si portava appresso. Non era uno troppo normale ma neanche dava fastidio e dal giorno di santa Lucia si allontanava come fanno i cani maschi quando cercano l’amore. Cola naso viola, però, se ne andava per parlare con il cielo di dicembre.

Nessuno glielo chiedeva, nessuno lo obbligava ad andare ma il giorno stesso che tornava gli offrivano delle bevute di vino che gli facevano le guance rosse…in perfetto abbinamento al nasone viola! Gli offrivano da bere perché volevano sapere cosa aveva visto in montagna pur facendo la parte di chi non credeva a neanche mezza parola di quelle di Cola, mentre invece…

“Cò, porta neve e porta grano
l’anno nuovo nel mio campo?”

E Cola sulla mano, sottovoce, si faceva il conto:

“Il pollice non vale,
L’indice è la primavera,
il medio fa l’estate,
l’anello attorno al dito è santa Lucia,
e il mignolo è l’inverno.”

E guardandosi il palmo, dito per dito, dalla falange di sopra fino a quella di sotto, chiamava:

“Aprile-maggio-giugno.
Luglio-agosto-settembre.
Ottobre-novembre-dicembre.
Gennaio-febbraio-marzo.”

Ogni volta lui doveva raccontare che sopra a una montagna aveva un capanno di pietra che gliel’aveva suggerito una pecora solitaria in fuga dal gregge e dai lupi. Quindi era un posto sicuro e messo così in alto che il cielo si vedeva tutto attorno. A santa Lucia, saliva e accendeva un fuoco per fare un po’ di scorta di carbone. Per gli altri undici giorni, che facesse freddo o meno, il fuoco non lo accendeva più per non diluire fumi grigi nel cielo.

Dal tredici del mese in poi guardava l’andare delle nuvole, l’avvicendarsi del sole e della pioggia o l’eventuale depositarsi della neve. Per un cielo sereno la falange restava pulita. Viceversa, per il mal tempo Cola prendeva il carbone e si colorava la falange. Al pomeriggio faceva lo stesso, colorando o lasciando pulita la stessa falange sulla mano opposta. Quindi la prima mano raccontava del tempo fino a mezzodì mentre la seconda mano andava dal mezzodì al tramonto. Il giorno successivo scendeva di una falange e registrava, su una mano e sull’altra. Il giorno dopo ancora e tutti quelli a seguire continuava il suo lavoro. Il 25 dicembre scendeva in paese, ringraziava santa Lucia per il dono della vista, augurava il buon Natale a tutti e dinanzi alla taverna gli chiedevano:

“Devo rifare il tetto alla casa:
a marzo, negli ultimi quindici giorni mica piove?”

Cola iniziava a contare: per la primavera guardava l’indice e per la seconda quindicina doveva chiedere alla mano destra. Marzo era segnato sulla prima falange sopra sopra:

“Biagio, la falange è nera. Il tetto fallo ad aprile!”

Il sindaco si informava su come sarebbe stato il cielo di fine agosto per la banda e lo sparo del santo patrono:

“Fine agosto porta sereno!”

Gli chiedevano dell’autunno:

“Quando posso andare per boschi a tirare giù legna asciutta?”

Rispondeva:

“Settembre, prima e seconda quindicina, sarà di sole.”

Lo trattenevano così tanto che manco pietà del sonno avevano. E lui rispondeva a tutti, anche alla signora che:

“Mia figlia vuole sposarsi nel mese di luglio…”

E alla terza falange di entrambe le mani, il colore era nero:

“Signò, pioverà…
…ma un matrimonio bagnato è un matrimonio fortunato.
Fateli sposare!”

Le richieste sul tempo previsto per i giorni del raccolto erano le più insistenti e quando le profezie erano poco piacevoli, Cola veniva anche insultato e rimaneva a bocca asciutta!

Alla fine della fiera le sue mani erano sporche di tutto quel carbone che s’era ficcato anche nelle impronte digitali delle falangi pulite.

Ci penso sempre, in questi giorni dell’anno, a Cola naso viola e da oggi prenderò nota del tempo tra il 13 e il 24 di dicembre, segnando il tempo della mattina e quello del pomeriggio per ipotizzare come saranno le prime due settimane e le ultime due settimane di ciascun mese. Nel prossimo 2020 vedrò se le teorie di Cola sono attuabili anche oggi o se l’inquinamento le ha totalmente stravolte.

Il Narratografo

Vinchiaturo, dicembre 2019

racconto Altritaliani

1 COMMENTAIRE

  1. Grazie dell’articolo.
    Ci provo.
    Nel prossimo 2020 vedrò se le teorie di Cola naso sono attuabili oggigiorno o se l’inquinamento le ha totalmente stravolte.

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