L’arresto di Battisti e il polso della politica italiana.

L’arresto di Cesare Battisti, mai omonimia fu più infausta, è stata salutata da tutti gli italiani, con viva soddisfazione (per i media la soddisfazione è sempre viva). Tuttavia, questi 37 anni di latitanza di un delinquente comune diventato politicizzato in carcere e poi terrorista con quattro omicidi sul groppone, sono stati costellati da episodi incresciosi se non grotteschi, fino alle sue ultime battute.

Per la verità ci hanno messo del loro anche gli amici di altri paesi, specie la Francia, che ha ospitato e dato ogni onore al Battisti, anche con feste, interviste, comparsate televisive, pubblicazioni di acclamati (da loro) romanzetti gialli, quasi che il pluripregiudicato fosse un intellettuale perseguitato politico e non appunto un assassino, quasi che fuggisse da una dittatura e non da una democrazia che voleva solo difendere i valori di una Costituzione nata proprio dall’antifascismo e dalla lotta partigiana che ci ha consentito di liberarci, con l’ausilio di altri paesi, tra cui la stessa Francia, da una dittatura e di instaurare così un ordinamento democratico che, peraltro, per molti versi, ha tratti di credibilità finanche superiori a quella francese che molti con ironia chiamano una “Repubblica monarchica”.

Cesare Battisti

In Francia, Battisti è stato prima protetto e poi favorito nella fuga verso il Brasile, dove fu accolto con ulteriori onori. A salvare e considerare così a lungo il terrorista è stato non solo il teorema del socialista Mitterand, non solo Hollande che gli andò finanche a fare una cortese e solidale visita, ma lo stesso Sarkozy che si rifiutò di consegnarlo alla giustizia italiana, il tutto con il plauso degli “intellettuali francesi” che ci guardavano sul tema con ostilità e diffidenza.

Eppure, la Francia non è una nazione lontana, sono i nostri cugini, loro lo sanno che noi siamo una democrazia parlamentare, si badi bene, non presidenziale come la loro; sanno bene che abbiamo un ordinamento che prevede delicati equilibri tra i poteri, proprio a garanzia del rispetto dei principi fondanti della nostra Costituzione, e tuttavia ci hanno trattati, pur di difendere il pluripregiudicato, come una Turchia qualunque.
Ma anche l’Italia non ha mancato di coprirsi di ridicolo, fomentando, ancor più, l’immagine di un paese incapace di dare il giusto peso e valore alle cose, di un paese non concreto, ma strombazzatore, annunciatore, attraverso una svilita politica, di buone novelle propagandistiche che mirano solo a soddisfare le gonfie pance di quelle masse di italiani che l’ISTAT ci informa essere sempre più cattive e rancorose.

Così abbiamo visto ministri che, pieni di orgoglio, dichiaravano che: “il Battisti marcirà nelle patrie galere”, una frase che fa carta straccia di secoli di storia della dottrina penale italiana, dimenticando che la pena (che deve essere certa) non ha l’obbiettivo di far marcire, ma semmai di far capire al condannato le proprie responsabilità, magari con la speranza (a volte vana) di un suo recupero.

Abbiamo dovuto guastare la nostra soddisfazione per la cattura del latitante, assistendo al pietoso, per me, ma per tanti italiani no, teatrino di Salvini che in costume di poliziotto, attendeva il Battisti all’aeroporto insieme al grillino Bonafede, ministro di giustizia. Lo stesso Bonafede, per non essere da meno, poco dopo, ha fatto un post sui social mostrandosi affianco ad alcuni investigatori della riuscita operazione, vestito anche lui in costume, ma di polizia postale (forse costava di meno). Ridicolo.
La cosa solo apparentemente può sembrare effimera se non irrilevante. Invece è rivelatrice di un fatto che l’operazione, che chiameremmo “Pulcinella”, per il discredito continuo della politica, cosi come continua l’involgarimento degli italiani che saranno pure cattivi e rancorosi, ma subiscono da trenta anni un andazzo amplificato dall’uso scellerato dell’informazione spettacolo che ingigantisce questo discredito alimentando anche l’ignoranza e il becerume del nostro amato popolo.

Sono trenta anni che assistiamo con crescente indifferenza ai risotti cucinati da D’Alema, al ministro di turno che canta e fa lo showman, alla Carfagna che dai calendari seminuda diventa politico in tailleur, dal Berlusconi che si tiene, nell’indifferenza generale, le olgettine recluse per i suoi piaceri carnali, al Salvini che come un fulmine passa dalla divisa del Milan a quella della beneamata.
La politica è un’altra cosa e richiede studio, letture, serietà, contegno (una parola scomparsa dal nostro recente lessico). E così a forza di politici che invece di studiare la realtà si espongono a fare i cuochi, le spogliarelliste, i cantanti e ballerini, si è perso il senso del ridicolo e anche quello del proprio ruolo di servitori del paese. A forza di personaggi come Scilipoti, Razzi e cazzi vari, alla fine il “qualunquemente” diventa la fotografia del nostro paese. Ed è allora che la tragedia diventa farsa.

Scilipoti e Razzi

La cosa davvero aberrante è che, in tutto questo, i miei amati italiani non credono più alla politica, ma si affrettano a dare consensi e fiducia a chiunque animi la fiera dei sogni, strombazzando su leggendari redditi di cittadinanza o sostenendo con facce convinte che si va in pensione quando si vuole e senza danni. Una volta, all’inizio della fine, si diceva « meno tasse per tutti », oggi si dice « più soldi per tutti », dimenticando che i soldi non ci sono e che siamo, come Paese, indebitati fino al collo. Questa fiera propone appunto sogni e non soluzioni utili alla realtà. È evidente ma gli italiani, da diversi anni, l’evidenza non vogliono vederla, preferiscono lamentarsi (magari in TV, con storie lacrimevoli) più che accettare le dure regole della storia.
Quando il bazar chiuderà questa fiera (perché mentre noi chiacchieriamo all’infinito la storia va avanti) e le luci della festa saranno spente, il risveglio sarà ben amaro.

Veleno

3 Commentaires

  1. Non si può più essere ambigui su queste situazioni..siano terroristi condannati di estrema sinistra rivoluzionaria sia di estrema destra e eversiva..ed il governo deve agire nello stesso modo con fermezza e imparzialita.
    L’arresto di Cesare Battisti, appena estradato dopo il fermo in Bolivia, riapre una ferita mai completamente chiusa in Italia: quella degli Anni di Piombo, periodo a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80 dove terroristi rossi e neri hanno insanguinato il nostro paese.
    Proprio nei primi istanti dopo l’arrivo di Battisti a Ciampino, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha parlato di “decine di vigliacchi assassini che sono ancora liberi in giro per il mondo”. Sono espressioni volgari e inaccettabili.
    Ma non possiamo lasciare al ministro Salvini il monopolio di denuncia di questa situazione contro cui hanno vanamente lottato i precedenti governi di sinistra ,i sindacati e tutta la magistratura e polizia democratica a rischio della vita.
    Ma chi sono questi terroristi, di destra e di sinistra, che ancora si trovano a piede libero? Grazie a quella che è stata ribattezzata come “dottrina Mitterrand”, molti di loro in questo momento si trovano in Francia.
    A sentire le parole di Salvini lo Stato adesso sembrerebbe essere pronto a riportare nelle patrie galere anche altri latitanti. Grazie alla “dottrina Mitterrand” adottata Oltralpe dal 1982, molti terroristi sono ora in Francia in quanto Parigi da allora non concede l’estradizione a condannati per “atti di natura violenta ma d’ispirazione politica”, a patto che questi facessero un’abiura a ogni forma di violenza politica.
    Oltre a questa sorta di asilo politico francese, altri terroristi dopo anni di latitanza hanno ottenuto cittadinanze straniere e quindi teoricamente ma non necessariamente non più estradabili. Altri invece hanno i visti i propri reati cadere in prescrizione.
    Vediamo allora l’elenco dei principali latitanti in Italia per reati di terrorismo:

    Sergio Tornaghi
    Membro della Colonna Walter Alasia di stanza a Milano che poi si unì alle Brigate Rosse. Condannato all’ergastolo per l’omicidio nel 1978 del maresciallo Francesco Di Cataldo. Attualmente si trova in Francia.
    Oscar Tagliaferri
    Altro militante di sinistra milanese, questa volta di Prima Linea, a lui vengono attribuiti l’omicidio di Giampiero Grandi (un presunto pusher) e la partecipazione alla strage di via Adige nel 1978 dove ci furono tre morti. Al momento si dovrebbe trovare in Perù.
    Alessio Casimirri
    Romano e appartenente alle Brigate Rosse uccise nel 1978 il giudice Girolamo Tartaglione, inoltre prese parte anche al commando che sequestrò Aldo Moro. Condannato a sei ergastoli, attualmente si trova latitante in Nicaragua dopo aver preso la cittadinanza nicaraguense.
    Giorgio Pietrostefani
    Insieme ad Adriano Sofri è stato il fondatore di Lotta Continua. Condannato a 22 anni come mandante dell’omicidio Calabresi, il reato andrà in prescrizione nel 2027, adesso vive in Francia.
    Enrico Villimburgo
    Anche lui membro delle Brigate Rosse e anche lui al momento in Francia. Oltre ad aver partecipato al sequestro Moro, è stato condannato anche per gli omicidi Bachelet, Minervini e Galvaligi.
    Vittorio Spadavecchia
    Terrorista di destra ed ex Nar, nonostante le sette richieste di estradizione fatte dall’Italia dal 1982 si trova a Londra. Anche se non indagato, è entrato anche nell’indagine “Mondo di Mezzo” per i suoi rapporti con Massimo Carminati.
    Manlio Grillo e Achille Lollo
    Militanti di sinistra di Potere Operaio, sono stati condannati a 18 per il rogo di Primavalle dove morirono i fratelli Mattei. Il loro reato adesso sarebbei forse prescritto ma da anni si trovano rispettivamente in Nicaragua e in Brasile.
    Alvaro Lojacono
    Prima in Potere Operaio e poi nelle Brigate Rosse, ha diverse condanne per omicidio e rapina oltre a essere sospettato di aver fatto parte del commando di via Fani. Dopo una fuga inizialmente in Africa, è ora in Svizzera dove ha preso la cittadinanza.
    Simonetta Giorgieri
    La “primula rossa” della colonna toscana delle Brigate Rosse è stata condannato all’ergastolo per l’omicidio di Aldo Moro. Anche lei al momento è in Francia » »
    Ndr. L’elenco non è ancora completo….e la cittadinanza assunta all’estero non e criterio assoluto, per gravissimi reati di sangue, per negare estradizione o lo scontare eventualmente la pena nello stato estero.

    Mario Vaudano, Magistrato italiano (in pensione) e già consigliere giuridico e giudiziario presso l’OLAF di Bruxelles (Ufficio europeo Antifrode)

  2. Dopo la pubblicazione di questo articolo, riceviamo questo comunicato e ben volentieri diffondiamo:
    Comunicato dell’UCPI – Unione Camere Penali Italiane:

    Quanto accaduto ieri in occasione dell’arrivo a Ciampino del detenuto Battisti è una pagina tra le più vergognose e grottesche della nostra storia repubblicana.

    È semplicemente inconcepibile che due Ministri del Governo di un Paese civile abbiano ritenuto di poter fare dell’arrivo in aeroporto di un detenuto, pur latitante da 37 anni e finalmente assicurato alla giustizia del suo Paese, una occasione, cinica e sguaiata, di autopromozione propagandistica.

    I ministri Bonafede e Salvini hanno ritenuto di doversi presentare in aeroporto, dove erano stati zelantemente predisposti palchetti, per esibirsi in favore di telecamera, evidentemente al fine di acquisire nell’immaginario collettivo il merito di un evento frutto, come è ben noto, del lavoro ultratrentennale dei vari governi che si sono succeduti nel tempo, al pari delle forze di polizia e dei servizi di sicurezza e di intelligence.

    Addirittura sconcertante è che il Ministro della Giustizia abbia diffuso un video, con sinistro commento musicale, titolando di “una giornata indimenticabile”; e non ci sono state risparmiate foto ricordo del detenuto, con due agenti della polizia penitenziaria al fianco, in spregio di espliciti divieti normativi.

    L’Unione delle Camere Penali Italiane esprime tutto il proprio sdegno e la propria riprovazione per questa imbarazzante manifestazione di cinismo politico in una occasione in cui lo Stato aveva già dimostrato la sua superiorità senza gratuiti clamori. Altro è esprimere legittima soddisfazione per la conclusione di una lunga latitanza di un cittadino raggiunto da plurime sentenze definitive di condanna per gravissimi fatti di sangue, altro è esporre il detenuto, chiunque egli sia, qualunque sia la sua colpa, come un trofeo di caccia, con foto ricordo al seguito.

    Una pagina umiliante e buia di malgoverno, che rappresenta nel modo più plastico e drammatico un’idea arcaica di giustizia ed un concetto primitivo della dignità umana, estranei alla cultura del nostro Paese.

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