‘Il treno degli emigranti’, un omaggio in musica agli immigrati italiani [Vidéo]

Mi chiamo Silvana Di Liberto, sono una cantante italiana e da molti anni vivo in Spagna. Vorrei condividere con voi una canzone composta da Giampiero Avruscio che ho pubblicato nel mio canale youtube:  “Le train des émigrants” (“Il treno degli emigranti”), un omaggio in musica agli immigrati italiani, sullo sfondo del disastro della miniera di Marcinelle in Belgio nel 1956, in lingua francese e italiana.

Canzone composta da Giampiero Avruscio. Voce: Silvana Di Liberto. Arrangiamento musicale e mixaggio: Carmelo Labate (Studio K – Cosenza). Tromba: Jack Lucchese. Immagini video: Andrea Antico e integrazioni di Silvana Di Liberto. Traduzione in francese: Rosanna Fortunato e Marilina Russo.

Perchè questo video?  Perché si ricordi la nostra Storia…, scrive Giampiero Avruscio.

Conoscere i sacrifici, gli sforzi, le sofferenze vissute dai nostri padri e dai padri dei nostri padri…vuol dire avere coscienza delle nostre radici, conoscere la nostra Storia, da dove veniamo, la nostra identità… perchè non succeda come in natura per gli alberi che non hanno radici, che qualsiasi colpo di vento possa abbatterli!

8 agosto 1956: scoppia un incendio nella miniera di carbone di Marcinelle, distretto Bois du Cazier in Belgio. Morirono tra le fiamme 262 persone, di cui 136 emigrati italiani. Il 23 giugno 1946 fu firmato il protocollo Italo-Belga, che prevedeva l’invio di 50 mila lavoratori italiani in cambi di carbone. Nel 1956 fra i 142 mila operai nelle miniere del Belgio, 63 mila erano stranieri di cui 44 mila emigrati italiani (oltre il 30%).

foto Camille Detraux – A Marcinelle l’attesa e l’angoscia delle famiglie dopo la tragedia sul lavoro.

Quella non fu la prima e neanche l’ultima tragedia sul lavoro. In seguito ad uno scoppio nella fabbrica metallurgica Siepmann-Werke di Belecke in Germania avvenuto il 9 marzo 1963, morirono 20 persone, tra cui alcuni emigrati italiani di Pietrapaola, provincia di Cosenza.

Ho composto questa canzone: “Il treno degli emigranti” perché non venga dimenticata la storia delle migliaia di persone che come la mia famiglia, hanno dovuto lasciare la propria terra, dal sud al nord dell’Italia, nella speranza di dare un futuro migliore ai propri figli.

il treno degli emigranti
Silvana di Liberto

La parte musicale è stata curata magistralmente nell’arrangiamento e nel “mixaggio” dall’amico ed ex compagno di liceo Carmelo Labate dello studio K di Cosenza. Le immagini video sono state ricercate da Andrea Antico con integrazioni di Silvana Di Liberto, la cui calda e appassionata voce di cantante poliglotta Italo-Spagnola, l’ha arricchita di emozioni.

Jack Lucchese, con le sue magiche note di trombettista Jazz, ha notevolmente dato spessore e poesia ad alcuni passaggi musicali. La canzone è in versione italiana, in lingua Cosentina e in versione francese, la cui traduzione è stata curata dalle prof.sse Rosanna Fortunato e Marilina Russo.

Nel testo della canzone si fa un riferimento letterario al Poeta Siciliano Ignazio Buttitta, che proprio nell’occasione della tragedia di Marcinelle scrisse: “Lu trenu di lu suli” e alla canzone di Marilena Monti: “L’emigrante e la valigia”.

Nota finale: ancora oggi la vocazione migratoria dell’Italia continua…al tempo dei miei genitori e dei loro genitori si lasciava la campagna per andare a lavorare in fabbrica e all’estero per miseria economica, per fame. Oggi i nostri giovani emigrano da laureati e specializzati per miseria di opportunità. Londra ad esempio è considerata la città più a nord d’Italia per la numerosità di cittadini italiani presenti. Questo succede per la Sanità ospedaliera, per i Ricercatori, ma anche per molti altri settori…e un Paese che lascia andare via i giovani, è un Paese che non ha un futuro!

Giampiero Avruscio

Il treno degli emigranti (testo in italiano)

Parte il treno, se ne va lontano per arrivare fino a domani,
porta occhi e volti scavati per la vita che li ha segnati,
hanno tutti lo stesso nome, sopra il treno, il treno del sole,
portano sguardi e valige pesanti, sopra quel treno: gli emigranti.
Lasciano la casa, la piazza e gli amici, lasciano la festa del paese,
lasciano la terra dove sono nati per un pezzo di pane onesto e sudato,
per la speranza di un lavoro: nel cuore lacrime, nelle mani il sudore…
prega la mamma, la Madonna e i Santi perché li accompagnino: gli emigranti.
Sopra i binari il treno sferraglia, saluta il mare, saluta la campagna…
cambia il tempo e i colori, cambia la lingua e i sapori,
passano i mesi e passano gli anni e la vita è sempre più pesante,
e anche adesso che viene Natale, stringono i denti…e vanno avanti.
(Lettera)
Miei cari vi scrivo che io sto bene, nello scoppio che c’è stato io non c’ero, ma li conoscevo tutti quanti, quei morti nello scoppio, quegli emigranti, e a Natale più non torneranno a portare ai bambini il loro regalo, ma anche Gesù Cristo quando è nato, era dentro una capanna, come un emigrato.

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