Il canto della ragione. 19 domande a Valerio Cappozzo su Francesco De Sanctis.

La collana “19 domande” è stata ideata dalla Società Dante Alighieri nel contesto della nuova Enciclopedia infinita per un pubblico di lettori non specialisti che vogliono avvicinarsi a figure e opere di alta cultura. Anche questo volume di Valerio Cappozzo, professore di Letteratura italiana e direttore del dipartimento di Italianistica presso la University of Mississippi (USA), rispecchia appieno quel “gusto per la semplicità” che Francesco De Sanctis – protagonista del testo – aveva sempre considerato “la forma della vera grandezza”. recensione Altritaliani

Valerio Cappozzo, 19 domande su Francesco De Sanctis. Il canto della ragione, intervista a cura di Valeria Noli, Roma: Enciclopedia infinita, Società Dante Alighieri, 2018.

Attraverso l’approccio immediato e il linguaggio diretto dell’intervista, accompagnato dalle domande mirate di Valeria Noli, Valerio Cappozzo tratteggia con parole chiare e ricche di suggestioni il ritratto al contempo umano e intellettuale di un grande Maestro che mise sempre al centro della propria attività i giovani e la loro educazione, nell’ottica di un legame inscindibile tra la formazione culturale e l’alimentazione di uno spirito critico, civile e politico.
Cappozzo, filologo e critico letterario, ha recentemente pubblicato un Dizionario dei sogni nel Medioevo. Il Somniale Danielis in manoscritti letterari (Firenze, Olschki, 2018), ma i suoi ambiti di ricerca spaziano dal Medioevo, in particolare Dante e Boccaccio, a Carlo Michelstaedter (ha curato il volume collettivo Storia e storiografia di Carlo Michelstaedter per le edizioni della sua università nel 2017) a Giorgio Bassani (sul quale ha curato due volumi collettanei, Lezioni americane di Giorgio Bassani nel 2016 e ora in corso di stampa Dal particolare all’universale. I libri di poesia di Giorgio Bassani, entrambi pubblicati da Giorgio Pozzi Editore, Ravenna).
Pare dunque il cicerone più adatto per accompagnare i lettori alla scoperta delle molteplici sfaccettature dell’intellettuale campano, propugnatore di un’idea di cultura come “strumento per migliorare se stessi e il mondo” (p. 6) e ideatore di un nuovo metodo di pensare la lingua, l’arte e la letteratura, indissolubilmente intrecciate alla storia civile, allo scorrere degli eventi e ai valori morali e civili che appartengono ad ogni epoca e, necessariamente, ne informano anche i prodotti artistici e intellettuali.

19 domande di Valerio Cappozzo
Francesco De Sanctis

Diciannove domande, dunque, cui corrispondono altrettante istantanee che focalizzano, di volta in volta, le diverse anime di De Sanctis: dalle prime esperienze scolastiche al percorso da insegnante, dall’impegno politico militante alla conseguente incarcerazione a Castel dell’Ovo nel 1850, dal ritorno a Napoli (dopo aver peregrinato tra Malta, Torino e Zurigo) alla carriera istituzionale.

In De Sanctis – elemento che Cappozzo mette bene in evidenza – “l’intellettuale e il politico sono indivisibili, o ancor meglio, sono complementari” (p. 29) e si saldano nella figura del critico militante, profondamente legato al contesto storico e civile di appartenenza e fervente partecipatore della vita politica contemporanea. La sintesi compiuta dalla sua figura si può ben vedere proprio all’apice della carriera politica: dopo l’Unità d’Italia, infatti, per ben quattro mandati De Sanctis fu eletto Ministro della Pubblica istruzione e si concentrò nella realizzazione di un nuovo progetto di percorso educativo completo, dalla prima alfabetizzazione fino all’università. Il punto di vista desanctisiano, che si allineava con quello delle classi dirigenti postunitarie, vedeva infatti la scuola come una “grande funzione nazionale” (G. Bini, Romanzi e realtà di maestri e maestre, in Annali d’Italia, vol. 4, Intellettuali e potere, a cura di C. Vivanti, Torino, Einaudi, 1981, p. 1206), necessaria per la formazione della coscienza dell’individuo e per la sua crescita sociale.

L’esperienza diretta di docente e il rapporto dialogico e appassionato con gli studenti – i quali, durante le lezioni, entravano con lui “in comunione di spirito, ed in quell’attrito mandavano scintille” – contribuirono a sviluppare e perfezionare negli anni la sua idea di “insegnamento etico-civile” (pp. 63-64) e quell’approccio innovativo allo studio della Storia e delle opere letterarie che trovò compimento nella stesura della sua formidabile Storia della letteratura italiana (1870-1871), per lungo tempo modello metodologico per la creazione di manuali scolastici per l’apprendimento della letteratura nazionale.

19 domande di Valerio Cappozzo Altritaliani

Cappozzo ci accompagna fino a tale approdo intellettuale e letterario portando alla nostra attenzione ogni singolo aspetto che contribuì a plasmarne l’impianto: dall’incursione nella poesia durante la prigionia napoletana, al rapporto con la religione – che per De Sanctis doveva necessariamente andare di pari passo con la morale e non farsi “idolatria del dogma” (p. 49) –; dall’interesse puntuale per la lingua italiana, eredità delle lezioni del purista Basilio Puoti – da cui il giovane Francesco aveva appreso un italiano che era “un’altra cosa” (p. 14) rispetto a quello che conosceva e utilizzava, preso a modello per le sue stesse lezioni di grammatica e stile negli anni Quaranta dell’Ottocento – alla concezione della Storia come “insieme degli accadimenti uniti dalle idee”, il cui meccanismo narrativo basato sull’utilizzo della memoria (p. 56) e l’espressione attraverso simboli, allegorie e metafore è alla base anche della Storia della letteratura, che scorre attraverso gli accadimenti umani “senza mai finire, senza mai indebolirsi” ma “assorbendo nuovi stimoli in ogni epoca che percorre” (p. 56).

L’ultimo quesito dell’intervista tira in ballo Benedetto Croce, divenuto editore degli scritti desanctisiani nonché collettore degli appunti di alcuni studenti che avevano seguito le sue lezioni e ne erano stati ispirati e stuzzicati nella curiosità e nel senso critico, facendosi a partire dal 1897 “curatore, commentatore, prefatore del maestro ideale che lo ha preceduto” (p. 69). Cappozzo chiude dunque con questa ideale consegna del testimone da un intellettuale all’altro, dal maestro al discepolo destinato a diventare a sua volta maestro, in un flusso che, pur nelle “dovute differenze” tra gli uomini, ha creato una continuità – una Storia, appunto –, in cui la “coerenza metodologica” tramandata di mente in mente ha contribuito “alla fondazione di quello che è stato in parte il pensiero critico novecentesco”.

Valerio Cappozzo

Un testimone che Cappozzo stesso raccoglie, riproponendoci questo ritratto “più maneggevole” (p. 6) – pur nella sua accuratezza scientifica, che lo correda anche di una concisa biografia e un’essenziale bibliografia di riferimento per eventuali approfondimenti – di una figura così alta e complessa della nostra Storia culturale e continuando, così, a portare avanti quell’idea di cultura e di formazione che De Sanctis ha contribuito a costruire e cementare lungo tutto il suo percorso intellettuale e umano.

Elisa Pederzoli

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