Giorgio Manganelli ovvero la demistificazione del linguaggio.

Un ricordo dello scrittore, traduttore, critico letterario, a trent’anni dalla morte avvenuta a Roma il 28 maggio del 1990.

a 30 anni dalla morte

Tra le novità la riscoperta della sua attività di giornalista con pezzi culinari.
Lui si vantava di collaborare su diverse riviste in questa direzione e di essere anche un’autorità in merito.
Anzi una volta mi invitò a cena in un ristorante molto noto in cui lui era altrettanto noto. Ma non ci fu verso di cenare perché ogni portata veniva da lui respinta ora con un pretesto ora con un altro.
Poi alla fine capii che era una dimostrazione del suo potere o meglio del potere della sua scrittura.
Gli aveva anche dedicato una copertina Playboy!
Eppure tanta estrosità si accompagnava alla dote tipica di uno scrittore, anzi di un grande scrittore: la ricerca della lingua e dello stile.

E qui un altro breve aneddoto.
Una volta in discussioni letterarie in cui emergevano le sue simpatie prime fra tutte per Nabokov, l’autore di Lolita, mi permisi di dissentire. Si adombrò e mi avverti’:
Attenta io possiedo un lessico.
Voleva dirmi di non cimentarmi con lui con le parole ed aveva perfettamente ragione. Ammutolii. Era indubitabile. Il suo lessico era straordinario, ricchissimo di sinonimi, carico di suggestioni, inimitabile.

Non c’è, se non Camilleri, un altro scrittore che come lui abbia fatto in questa direzione ricerca accurata. Manganelli era maestro di ironia e di sarcasmo, giocava con le parole, ricavandone registri “inopinati”, orizzonti straordinari, funambolici e musicali.
-Il mio cervello, aggiunse quella volta, funziona in maniera diversa.-

In effetti era così, non nella dimensione dannunziana della parola che è tutto né in quella della scarnificazione del lessico, dell’essenzialità dei termini, ma nella direzione di una copiosità della lingua, di una sua variazione davvero imprevedibile.

Manganelli, che aveva fatto parte del gruppo ’63 definito di ‘neoavanguardia’, aveva come eroe prediletto Pinocchio a cui aveva dedicato un libro parallelo uscito da Einaudi nel ’77 ed un’idea della letteratura esposta nel saggio altrettanto famoso che quello di Eco: Opera aperta, dal titolo: La letteratura come menzogna, pubblicato da Feltrinelli nel 1967.

La letteratura è camuffamento e dunque menzogna, non ha nessun compito morale ma è ilarotragedia (Hilarotragoedia è un’opera del 67) senza consegnare messaggi pedagogici.

Nell’incipit di Pinocchio un libro parallelo la realtà che sembra tranquilla, è quella del pezzo di legno che il falegname si accinge a piallare per trasformarlo quando all’improvviso il pezzo di legno ride.
La distorsione della realtà sardonica irridente, sorprende ma è catartica.
La sanità morale non consiste nell’accettazione della realtà ma nella sua demistificazione.
È il linguaggio lo strumento di questa demistificazione ed il riso.
Anche il serpente gigantesco che sta per aver la meglio sul burattino viene sconfitto e muore, perché è preso e vinto dal riso.

Carmelina Sicari

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