Europee. I sovranisti non sfondano e la futura maggioranza sarà aperta ai liberali e ai Verdi.

Tranne che in Italia (con Salvini) i sovranisti non sfondano e la partecipazione popolare al voto dimostra che il progetto europeo è ancora nel cuore di molti. La vecchia alleanza popolari – socialisti dovrà aprirsi ai liberali e forse ai verdi che in Germania e in Francia sono i veri vincitori. In Italia la Lega stravince e diventa Lega nazionale con ampi successi finanche nel sud. Crollano i 5 Stelle mentre il PD ritorna ad essere il secondo partito.

Due parole di commento ai risultati del 26 maggio, scritte all’alba di una nuova legislatura europea. E questo è già un commento : legislatura nuova, ma non rivoluzionaria. L’Europarlamento è cambiato (rispetto a quello eletto nel 2014), ma non è stato stravolto nei suoi equilibri interni. Scendono i gruppi popolare e socialista ; salgono quelli dei liberali (in cui si prevede l’ingresso di En Marche), dei Verdi e dell’estrema destra; ma non nasce affatto quella situazione di ingovernabilità che alcuni avevano preventivato. La maggioranza politica attorno a cui ruoterà l’Europarlamento resta di centrosinistra, passando dal binomio popolari-socialisti alla troika popolari-socalisti-liberali. Non sarà certo una rivoluzione. Semmai il vero cambiamento verrà dal (probabile) maggiore dinamismo dei gruppi che si sono rafforzati. In realtà si creeranno maggioranze diverse a seconda dei temi su cui l’Assemblea di Strasburgo sarà chiamata a pronunciarsi. Questo fenomeno esisteva già, ma adesso sarà ancora più percettibile. Ma in questo non ci sarà nulla di male: avremo un Parlamento europeo più vivo, più dinamico e più determinato nell’affermare le convinzioni dei suoi membri (per esempio sul terreno dell’ambiente, visto il successo dei Verdi in vari Paesi dell’Unione). L’Europa volta pagina, ma non è sull’orlo del baratro.

Non lo è tanto più che i cittadini sono andati alle urne. E la democrazia è sempre un buon segno, come la partecipazione. Alcuni telegiornali francesi hanno cantato per mesi la litania dell’ « abstention probable protagoniste des élections européennes » e sono stati per fortuna smentiti dai fatti. L’astensione è crollata rispetto a cinque anni fa. I francesi, gli italiani, i tedeschi e così via sono andati a fare la passeggiata verso i seggi. La democrazia è viva, anche se ammaccata. L’Europa è viva, malgrado i suoi problemi. I cittadini pensano dell’Europa quel che Churchill pensava della democrazia : « Ha mille difetti, ma non è stato ancora inventato nulla di meglio ».

In Italia i risultati parlano chiaro. Fin troppo chiaro. La Lega stravince avendo sventolato le sua bandiere politiche su immigrazione, sicurezza, tasse e pensioni. Il paragone con i dati del 2014 mostra fino a che punto sia impressionante l’installazione della Lega nelle regioni meridionali, in cui i suoi voti aumentano di dieci o venti volte. Si può pensare quel che si vuole della questione migratoria (si può ad esempio notare che ormai da due anni il numero degli sbarchi in Italia è ai minimi termini e che la dimensione reale di questo problema è ben diversa dalla sua percezione da parte dell’opinione pubblica), ma non si può ignorare il fatto che gli italiani 1) sono disorientati di fronte all’arrivo dei barconi; 2) pensano che l’integrazione dei migranti giunti da dieci anni a questa parte sia un pericolo ; 3) soprattutto sono disgustati dall’atteggiamento che gli altri Paesi europei e le stesse autorità comunitarie hanno avuto e continuano ad avere nei confronti della loro situazione ; a proposito dei migranti, gli italiani si sentono presi in giro dall’Europa e da questo punto di vista il successo della Lega è anche una sorta di grido d’allarme e di dolore di molti italiani.

Il Movimento 5 Stelle ha bruciato in un anno l’adesione popolare che aveva ottenuto alle politiche del marzo 2018. Questa forza politica rastrella voti quando spara i suoi « no » e quando imbraccia crociate anti-sistema. Li perde a palate quando è chiamata a gestire la situazione politica nazionale e quando tenta di risolvere i problemi. Il « capo politico » Di Maio ha dichiarato « Abbiamo abolito la povertà ». Words, words, words, diceva Shakespeare ; Parole, parole, parole, cantavano Mina e Dalida. Gli italiani non si accontentano più delle parole pentastellate. Vogliono fatti e i fatti mettono il Movimento grillino davanti alle proprie contraddizioni. Che fare con la Tav ? Sbloccare davvero i cantieri delle opere pubbliche ? Qualunque risposta i Cinque Stelle scelgano di dare a queste – e a tante altre domande – finiscono con lo scontentare una parte della loro base e del loro elettorato. I cinque Stelle hanno sguazzato nell’ambiguità. L’accesso al potere li costringe a fare scelte per loro difficili. Compresa la gestione del « reddito di cittadinanza », che ha deluso una parte dell’elettorato del sud. Dunque i grillini hanno pagato in queste elezioni un prezzo politico altissimo, dimezzando i loro voti. Un disastro che fatalmente si ripercuoterà sul governo che hanno con la Lega.

Resta il Partito democratico, che è, dopo la Lega, il vero vincitore di queste elezioni europee in Italia. Il PD deve ancora rispondere a molte domande circa i suoi programmi e le sua strategie. Ma è almeno riuscito a lanciare un messaggio di rinnovamento e di cambiamento. Mentre in Francia i socialisti sono ridotti in una situazione patetica, in Italia la formazione politica del centrosinistra riesce a risalire la china e ottiene la fiducia di un quarto degli elettori. Non è certo la fine del travaglio del PD. Ma è un buon inizio per cercare un vero rilancio in un Paese che ha enorme bisogno di dialettica democratica tra grandi forze politiche. Alla fine saranno i cittadini a scegliere, ma i partiti devono offrire loro programmi coerenti e plausibili. Il resto della sinistra italiana è completamente affondato. Piaccia o non piaccia Zingaretti, il PD è oggi più che mai necessario alla democrazia italiana. Staremo a vedere se sarà all’altezza di questa sfida. Su questo, nessuno può mettere la mano sul fuoco.

Alberto Toscano

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