Etiopia e Eritrea – Il Colonialismo italiano e la guerra attuale nel Tigrai

Africa 1. L’avventura coloniale del fascismo non ha ancora colonizzato le librerie, ma quasi ci siamo. Vedremo se saprà entrare anche nel dibattito politico. Il tema del corretto rapporto col nostro passato «africano», visti i rivolgimenti epocali a cui assistiamo, dovrebbe essere centrale. Non a caso, lo è in un Paese come la Francia.

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Avevo sette o otto anni. Appesa al muro del soggiorno in casa della mia amichetta c’era una daga scura con macchie ancora più scure ; faceva paura, era minacciosa e incomprensibile per noi. Poi un giorno mamma Dora ci spiego’ con orgoglio che era l’arma con la quale lo zio Ugo, fascista, aveva ucciso i « barbari negri » in Etiopia. Da quel momento non osai più guardare quella macchia sul muro e cominciai ad avere paura dell’esuberante zio Ugo che veniva spesso a casa della mia amica. Piano piano nella coscienza dei bambini si aprono sprazzi di coscienza e di dubbi. Con l’andare degli anni e con i saperi si scopre la Storia e si chiariscono gli enigmi. Lo zio Ugo aveva partecipato all’avventura coloniale del fascismo, ne era stato un protagonista. Dal 4 novembre scorso nel Tigrai, a nord dell’Etiopia e ai confini dell’Eritrea, si sta consumando una guerra silenziosa e terribile dalla quale ci arrivano brandelli di informazioni sempre più tragiche (vedi QUI) : si parla di genocidio, di stupri, di esodo di intere popolazioni, di chiese copte distrutte, di manoscritti preziosi rubati o dati alle fiamme, di una cultura millenaria e cristiana ancora una volta ferita, spogliata della sua bellezza e delle sue peculiarità profonde di civiltà e di tolleranza.

Etiopia, guerra del Tigray

Oggi quella daga sinistra riprende i contorni di un conflitto mai sanato in una zona dell’Africa orientale (il Corno d’Africa) contesa, insidiata, sfruttata da multinazionali del caffè, delle terre rare, del cotone etc. Come in altre parti dell’Africa dimenticata. Oggi in cronaca  a causa del Congo – paese ricchissimo e dove la popolazione è soggetta a fame e epidemie- in mano a fazioni, gruppi di affaristi e signori della guerra. Vere gang di sanguinari mercenari. Uomini e minori, reclutati a forza senza radici, fluttuanti fra una moltitudine di traffici oscuri (le terre rare come il coltan, essenziale ai nostri telefonini e  ai computer) e di interessi capitalistici internazionali. Qui si è ucciso, circa un mese fa, un rappresentante di un governo amico, l’ambasciatore italiano di 43 anni Luca Attanasio. Eliminato circa un mese fa selvaggiamente e per motivi oscuri con il carabiniere Vittorio Iacovacci, sua sola scorta in un viaggio in terre pericolose e il suo autista congolese Mustapha Milambo. L’Africa che, nonostante tutto, tenta di risollevarsi dalle piaghe della povertà, delle epidemie, delle culture ancestrali nei loro aspetti più deleteri e anche continente oscurato ma vivo. Ricco della sua cultura antica multiculturale e multietnica, ricca di saperi, tradizioni, religioni, dove il colonialismo internazionale ancora infierisce sotto mentite spoglie.  Per questo vogliamo  occuparci del Corno d’Africa, una terra a noi vicina e che stava portando avanti politiche di riscatto economico ma che ora è in preda a una guerra dalle radici lontane: il feroce colonialismo italiano fascista, soprattutto in Etiopia.

Cronologia 

5 dicembre 1934. Le truppe fasciste coloniali italiane di stanza in Eritrea, dove il regime aveva già messo le mani ma senza grande rilevanza e dopo due anni di preparazione accurata e dispendiosa in Italia, varcano il confine etiope in seguito a un breve scontro armato a Ual Ual, territorio ricco di pozzi d’acqua. Casus belli che la propaganda fascista aspettava per giustificare l’aggressione dell’Etiopia, ricca terra e piena di ingenti risorse minerarie e agricole.

Ottobre 1935. Comincia la guerra fra Regno d’Italia e Impero d’Etiopia. Uno stato tribale, gerarchico, con aristocrazie potenti e agguerrite e con una tradizione storica e culturale millenaria. L’Italia, nel conflitto, non si accontenta della sua superiorità numerica e tecnologica e fa ampio uso di armi chimiche, tra cui gas asfissianti e iprite, in spregio alla Convenzione di Ginevra del 1925. L’ordine di Benito Mussolini al generale Rodolfo Graziani è chiaro : « …Autorizzo impiego su vasta scala di qualunque gas et dei lanciafiamme. »

Le reazioni internazionali dei pacifisti sono numerosissime ma quelle dei governi di Gran Bretagna, Francia, Belgio sono tiepide ; queste potenze coloniali che già si sono spartite una buona parte del continente africano vogliono solo ammonire Mussolini e tenerlo buono; che non dia troppo fastidio.

30 dicembre 1935. La regia aeronautica italiana bombarda con l’iprite l’ospedale da campo della Croce Rossa internazionale che aveva già vistosamente protestato per l’invasione italiana. Il bombardamento fece molti morti fra i quali medici e infermiere orrendamente bruciati dal gas. E’ un messaggio per la Lega delle Nazioni : non intromettetevi. Segue una durissima repressione contro le truppe etiopi e i civili. Nel campo di Danane ne muoiono circa 5500. Molti militari italiani si fanno fotografare vicino agli impiccati o accanto alle ceste di teste mozzate.

La storia continua con repressioni, massacri, imposizioni di ogni genere. Testimonianze di una volontà precisa : distruggere ogni protesta, ribellione, ogni manifestazione delle culture autoctone. Il regime fascista vuole mostrare al mondo la sua superiorità, la sua legittimazione. Il fascismo entra nei dettagli : impone la superiorità italiana anche nelle vite private del popolo etiope che discrimina dai residenti italiani accorsi in massa per trovare lavoro nelle terre occupate. Tecnici, ingegneri, manovra qualificata creano architetture e assetti urbanistici razionalisti nelle città etiopi; costruiscono ponti, ospedali e chiese, alla ricerca di valore aggiunto. Nelle periferie, ghetti insalubri per gli autoctoni e scarsezza di supporti logistici. Testimonianza di interessi economici colonialisti e razzismo ma soprattutto di propaganda politica e di prestigio da conquistare in campo internazionale.

Imperatore Selassié al fronte

Il regime vuole fare delle colonie lo specchio della sua forza. Ingentissimi capitali vengono immessi nell’impresa coloniale a discapito del Sud d’Italia dove la povertà e l’abbandono sono di regola. Imprenditori, faccendieri, avventurieri e militari invadono l’Etiopia e Addis Abeba, città occupata nel maggio del 1936. L’OVRA (servizi segreti fascisti) controlla e spia ogni attività e basa i suoi  rapporti al duce anche sulle frequentazioni di giovani donne etiopi con gli Italiani tramite le case chiuse. Dettaglio squallido, le « Faccette nere » a volte minorenni, adescate a forza nei villaggi, diventano le « sciarmutte » che, pero’ a volte stabiliscono relazioni stabili con gli Italiani in Etiopia. Il tutto creando divisioni devastanti fra le etnie locali, le tradizioni, le religioni (musulmana, cristiana copta),  il clero locale, l’aristocrazia da dominare. Questo smembramento operato senza rispetto per le popolazioni era già un esempio di politica razziale e quelli che venivano usati come truppe d’assalto contro i propri connazionali erano eritrei, o membri di tribù rivali messi gli uni contro gli altri ma in fondo sempre ostili alla presenza fascista italiana. Infatti la resistenza in Etiopia non si arresta. Aiutati da un’orografia aspra e  difficoltosa per gli Italiani, gli eserciti del Negus (Imperatore Selassié) e dei suoi Ras (nobili comandanti spesso anche rivali acerrimi fra loro e con una visione tribale della guerra)  provocano scontri sanguinosi con l’esercito italiano. Fra i risultati, oltre la morte di migliaia di soldati nei due campi. l’esodo forzato di intere etnie dedite alla pastorizia, l’agricoltura, l’artigianato; sradicamenti e distruzione di culture antiche; alleanze e inimicizie che si producono in maniera antistorica. Una geografia arbitraria e insensata che persiste fino ai conflitti dei giorni nostri nel Tigrai. A riprova del fatto che il colonialismo provoca danni irreversibili e duraturi nelle popolazioni e nelle individualità.

Rodolfo Graziani (1882-1955)

Siamo al febbraio del 1937. Al Piccolo Ghebi di Addis Abeba, due studenti eritrei, durante i festeggiamenti per la nascita del futuro “Re di maggio”, lanciano una sequela di bombe. Graziani, nominato Viceré da Mussolini  – che gestiva le sue conquiste coloniali direttamente da Roma con i suoi più fidi seguaci e le sue spie. Nessuna fiducia verso i militari fedeli al Re sabaudo o i funzionari italiani sul posto – è ferito. La rappresaglia è spietata. Si scatena il fuoco sulla folla. La città è un inferno. Militari e civili italiani, aiutati dagli àscari, truppe locali ingaggiate sul posto, danno la caccia ai presunti responsabili mettendo a ferro e fuoco la capitale. Le violenze gratuite si moltiplicano secondo i dettami dello squadrismo fascista; i morti sono tanti fra la popolazione civile innocente. Bambini o donne non vengono risparmiati. Nei giorni seguenti arriva l’ordine di eliminare i ribelli e anche i sospettati di aver partecipato all’attentato. Si ritiene che la chiesa copta stia offrendo loro rifugio e i telegrammi di Mussolini a Graziani sono inequivocabili : « Nessuno dei fermi già effettuati deve essere rilasciato senza mio ordine. Tutti i civili e religiosi comunque sospetti devono essere passati per le armi e senza indugi ». Nel raggio di 150 chilometri vengono dati alle fiamme villaggi, tre chiese e un convento e uccisi circa 2423 « ribelli ». Dal 21 al 29 maggio del 1937, nel villaggio conventuale di Debre Libanos vengono massacrati dai carabinieri, dagli alpini e dalle camicie nere del generale Maletti 320 monaci, 129 giovani diaconi e 1600 civili. Sterminando i copti Graziani e Mussolini vogliono piegare al volere italiano la chiesa etiope e la classe dirigente del paese, ma i patrioti, gli abergnuoc etiopi, coadiuvati da disertori italiani, tengono le loro posizioni e non cedono.

La storia della conquista coloniale si avvia al suo epilogo nel 1941 e il mito, nonché la reputazione degli « Italiani brava gente », perdono il lustro ma non in Italia.

Di questa guerra fascista, considerata come la più grande campagna coloniale della storia fino a quella francese in Algeria, di questo sforzo bellico mostruoso intrapreso per consolidare il consenso interno al fascismo e favorire l’emigrazione economica italiana  verso le colonie, si parla pochissimo in Italia anche oggi. Malgrado le ricerche e gli studi pubblicati da grandi storici, ricercatori e narratori che ci hanno lasciato testimonianze e documenti trovati negli archivi del Ministero degli Affari esteri, delle congregazioni religiose, delle strutture militari etc. Storie oscure circolano su questa guerra terribile.

Bibliografia

La prima opera che vogliamo suggerire per saperne di più è :

I fantasmi dell’Impero di Marco Consentino, Domenico Dodaro, Luigi Panella, edito da Sellerio. Qualcosa di più di un romanzo storico è il modo in cui l’intreccio è costruito, dando la sensazione di una cronaca in presa diretta. È un miscuglio di finzione e storia che usa tutti i mezzi letterari disponibili: la narrazione immaginaria assieme al documento, le lettere e i telegrammi, il rapporto militare, l’informativa dei servizi, sigle protocolli e gerarchie, verbali di dialoghi e interrogatori. Una polifonia di testi che riproduce tutta la tensione della contemporaneità: attesa, affetto, paura, pena, rifiuto, raccapriccio. E insieme offre – attraverso crimini, sconfitte tenute nascoste, viltà e sadismi burocratici, ma anche gesti generosi e nobili persone – il quadro e il sentimento della mortificazione nazionale che fu la costruzione, irrealizzata, dell’«Impero».

Seguono :

-Anthony Mockler, Il mito dell’impero. Storia delle guerre italiane in Abissinia e in Etiopia, Res Gestae, 2019 ;
-Zoya Barontini, Cronache dalla polvere, un mosaic novel sul cuore di tenebra del colonialismo italiano, Bompiani,2019 ;
-Angelo Del Boca – massimo studioso del colonialismo italiano – Italiani brava gente ? Un mito duro a morire, Beat bestseller, 2020 ;
-Paolo Borruso – Debre  Libanos 1937. Il più grave crimine di guerra dell’italia, Laterza;
-Matteo Dominioni, Lo sfascio dell’impero. Gli italiani in Etiopia 1936-1941, prefazione Angelo Del Boca, Laterza ;
-Luciano Marroccu, Debre Libanos, Maestrale edizioni.
-E anche un libro bellissimo che entra nel delicato problema delle famiglie italo-etiopi e dei loro discendenti : Sangue giusto, di Francesca Melandri, tradotto in francese da Gallimard  a titolo Tous, sauf moi. Partendo dal quartiere Esquilino di Roma dove etnie diverse convivono come in un mercato orientale, la storia di un fratello ritrovato e di un padre rivelatosi sconosciuto, preso dall’avventura coloniale, che sconvolgerà la famiglia italiana e ci farà riflettere.

La polemica storica sulla natura del colonialismo italiano non è certo finita, anzi si ripresenta ciclicamente. Tuttavia, negli ultimi anni, si segnala un filone narrativo imparentato col noir, ambientato nel Corno d’Africa. Fiction, dunque, con obiettivi e risultati diversi. Talvolta l’Africa orientale è soltanto uno sfondo esotico anche dal punto di vista linguistico. Ma ci sono tentativi più articolati e convincenti. Nel sogno dell’Impero si riflettono spesso i peggiori incubi dell’Italia, che resta un’Italietta, come certi rovesci militari lasciano intuire. Burocrazia, servilismo, arrivismo, corruzione: Addis Abeba non è diversa da Roma. Poi ci sono le pagine infami, i campi di concentramento o l’iprite o la repressione violenta. Ma non è tutto mortificazione nazionale. Le colonie sono presentate anche come un laboratorio sociale, economico, architettonico, culturale.

Ecco alcuni fra i « Gialli coloniali ». Posto d’onore in questa rassegna spetta a Giorgio Ballario, l’inventore del maggiore Morosini. Ballario ha scritto tre romanzi noir ambientati nel Corno d’Africa: Morire è un attimo (Edizioni Angolo Manzoni, 2008), Una donna di troppo (stessa casa editrice, 2009), Le rose di Axum (Hobby & Work, 2012). Il maggiore appare anche in due racconti ambientati in Eritrea e contenuti nelle antologie Neronovecento (Cordero, 2013) e Sbirri di regime (Bietti, 2015). Ultimi e recentissimi : Le nebbie di Massaua. La nuova indagine del maggiore Aldo Morosini nell’Africa orientale italiana e Intrigo ad Asmara, Edizioni del Capricorno.  Carlo Lucarelli ha scritto tre libri coloniali: L’ottava vibrazione (Einaudi), dove il piatto forte è la ricostruzione della disfatta di Adua, e due gialli canonici, protagonista il capitano dei carabinieri Piero Colaprico: Albergo Italia (Einaudi) e Il tempo delle Iene.

La memorialistica : La colonna Feletti di Giuseppe Berto, partito volontario per l’Africa Orientale, e lì rimasto per quattro anni. Il critico Cesare De Michelis coglie l’aspetto quietamente provocatorio del racconto uscito a puntate nel 1940: è la storia eroica di una disfatta italiana durante la guerra d’Etiopia. Poco in linea con i desideri della propaganda del regime.

Berto scriveva dal cuore degli eventi coloniali dell’Impero. Come altri. Filippo Tommaso Marinetti raccontò il fronte etiope ne Il poema africano la Divisione 28 ottobre (1937). Indro Montanelli si trovò a combattere in Etiopia e ne trasse il romanzo XX Battaglione eritreo, pubblicato nel 1936 e parte di un trittico che comprende anche Guerra e pace in Africa Orientale (1937) e Ambesà (1938). Era stato in Etiopia anche Ennio Flaiano. Dove ambienta Tempo di uccidere, il romanzo d’esordio subito premio Strega (Longanesi, 1947).

Testimonianze : tra i personaggi di primo piano, si veda, ad esempio, Fronte Sud di Rodolfo Graziani, prima generale poi Viceré d’Etiopia, volume pubblicato nel 1938 da Mondadori, prefazione di Benito Mussolini. Un bestseller da duecentomila copie, utile non solo per i rilievi strategici sul Corpo di spedizione in Somalia. Tra i personaggi meno noti, è da poco uscito VI Battaglione Libico, diario della campagna d’Etiopia di Carmelo Sirianni (Viella, 2016).

Per cambiare drasticamente genere, quale influenza ha avuto il Corno d’Africa sui disegni di Hugo Pratt, cresciuto nelle colonie al seguito del padre ufficiale dell’esercito? Incalcolabile, al punto da aver dato vita alla saga delle cosiddette Etiopiche.Protagonista Corto Maltese, e a quella degli Scorpioni del deserto. Abbiamo citato qualche esempio più o meno noto, ma la letteratura coloniale è vasta e riguarda molti autori: Mario Appelius, Mario Tobino, Alfredo Oriani, Enrico Corradini, Giovanni Pascoli, Gabriele d’Annunzio, Orio Vergani, Riccardo Bacchelli…

Vicini al giallo : Mattino a Irgalem di Davide Longo (Fandango) storia di un processo sui fatti atroci ambientati nell’Etiopia del 1937.

Uscendo dal giallo, segnaliamo ancora Il sogno del settimo viaggio di Tommaso Besozzi (Fazi) che riunisce articoli e reportages scritti dal giornalista nel secondo Dopoguerra fra gli italiani sradicati ma rimasti in Africa dopo la caduta dell’Impero; e L’inattesa piega degli eventi di Enrico Brizzi (Baldini Castoldi Dalai), romanzo ucronico che immagina il campionato di calcio dell’Africa orientale italiana rimasta colonia anche dopo la guerra.

Maria G. Vitali-Volant

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Maria G. Vitali-Volant
Maria G. Vitali-Volant : nata a Roma, laureatasi all’Università di Roma; abilitata in Lettere, storia e geografia; insegnante e direttrice di biblioteca al Comune di Roma, diplomata in Paleografia e archivistica nella Biblioteca Vaticana, arriva in Francia nel 1990 e qui consegue un dottorato in Lettere, specializzandosi in Italianistica, con una tesi su Giuseppe Gorani, storico viaggiatore e memorialista nel Settecento riformatore. Autrice di libri in italiano su Geoffrey Monthmouth, in francese su Cesare Beccaria, Pietro Verri, è autrice di racconti e di numerosi articoli sull’Illuminismo, sulla letteratura italiana e l’arte contemporanea. In Francia: direttrice di una biblioteca specializzata in arte in una Scuola Superiore d’arte contemporanea è stata anche insegnante universitaria e ricercatrice all’ Université du Littoral-Côte d’Opale e à Paris 12. Ora è in pensione e continua la ricerca.

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