La poetica di Rocco Scotellaro tradotta in lingua inglese

Legato profondamente a Carlo Levi, merita una riscoperta a sessant’anni della sua scomparsa quel sindaco-poeta lucano morto ad appena trent’anni lasciandoci racconti, appunti sparsi, carteggi e poesie. Emersa sui fermenti della sua terra e del suo tempo, porta con se un fascino arcaico la sua poetica, in versi autentici di sofferenza ma anche di amore per la vita, e raggiunge toni lirici di portata universale.

Sempre è nuova l’alba (1948)

«Non gridatemi più dentro/non soffiatemi in cuore/i vostri fiati caldi, contadini/Beviamoci insieme una tazza colma di vino!/che all’ilare tempo della sera/s’acquieti il nostro vento disperato./Spuntano ai pali ancora/le teste dei briganti, e la caverna/l’oasi verde della triste speranza/lindo conserva un guanciale di pietra…/Ma nei sentieri non si torna indietro./Altre ali fuggiranno/dalle paglie della cova,/perché lungo il perire dei tempi/l’alba è nuova, è nuova».

Scotellaro e Levi

Curato dal Centro di documentazione “Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra” di Tricarico (nel Materano), in collaborazione con le Edizioni Modern Poetry in Translation del Queen’s College di Oxford, ha visto la luce la pubblicazione in lingua inglese sulla rivista «MPT» di alcune poesie di Rocco Scotellaro, il poeta lucano scomparso giovanissimo a soli 30 anni (1923/1953), che fu legatissimo a Carlo Levi. La rivista inglese si ritiene alquanto interessata a diffondere, soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, le tematiche universali di cui il poeta di Tricarico è portatore, prima fra tutte la difesa della dignità dell’uomo.

Lapide in legno in una via di Tricarico

All’iniziativa editoriale ha preso parte David Constantine, accademico del Queen’s College di Oxford e direttore della prestigiosa rivista «Modern Poetry in Translation» (MPT), insieme alla scrittrice e traduttrice Caroline Maldonado. La traduzione è curata da Allen Prowle che per primo ha pubblicato versi di Scotellaro in inglese ed ha avviato un proficuo rapporto con il Centro di Tricarico, intensificatosi nel tempo anche grazie alla collaborazione di Vito Sacco. Il quale svolge un’importante funzione di intermediazione culturale e linguistica, che permette ai traduttori di penetrare un mondo tanto diverso da quello anglosassone e di comprendere il significato di un linguaggio, quello di Scotellaro, fortemente ancorato a forme lessicali e sintattiche mutuate dal dialetto.

Rocco Scotellaro, rittrato di Carlo Levi

Già il n. 10 della stessa rivista del 2008, intitolato The Big Green Issue, ha pubblicato un primo nucleo di 17 poesie di Scotellaro, tradotte da Allen Prowle e introdotte da una biografia del poeta curata dallo stesso traduttore. È seguita nel 2009 la pubblicazione del volumetto Poems, prima organica raccolta di 39 poesie di Scotellaro tradotte dallo stesso Prowle e presentata a Londra presso la “London Review of Books”. Dopo questa pubblicazione, è in programma, per il prossimo febbraio 2013, per le Edizioni Smokestack Books di Middlesbrough, il volume Your call keeps us awake, che avrà in copertina il ritratto di Scotellaro eseguito da
Carlo Levi, con ben 50 poesie di Scotellaro tradotte dagli stessi accademici. Scrisse di lui Carlo Levi nel 1954: “Il cammino percorso da Scotellaro, in pochi anni, da un muto mondo nascente ad una piena espressione universale, era quella di secoli e secoli di cultura: troppo rapido per il suo piccolo, fragile cuore contadino”.

Porta con se un fascino arcaico la poetica di Scotellaro, in versi autentici di sofferenza ma anche di amore per la vita. Secondo la critica, Scotellaro è Poeta puro, ed è ancora oggi considerato il più genuino e forse il primo simbolo poetico nella civiltà contadina. Il canto di Scotellaro ha il volto di un bimbo ribelle che piange sconsolato innanzi a coloro che gli han tolto ciò che gli spetta. Così scriveva:

L’uomo che seppe la guerra e le lotte degli uomini, imparò dal fascino della notte il chiarore del giorno”.

Armando Lostaglio

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Scelta di poesie di Rocco Scotellaro

Ho capito fin troppo

Ho capito fin troppo gli anni e i giorni e le ore

gl’intrecci degli uomini, chi ride e chi urla

giura che Cristo poteva morire a vent’anni

le gru sono passate, le rondini ritorneranno.

Sole d’oro, luna piena, le nevi dell’inverno

le mattine degli uccelli a primavera

le maledizioni e le preghiere.

Tu sola sei vera

Colei che non mi vuol più bene è morta.

E’ venuta anche lei

a macchiarmi di pause dentro.

Chi non mi vuol più bene è morta.

Mamma, tu sola sei vera.

E non muori perché sei sicura.

Ottobre

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L’estate si trascina

i cardi inariditi

e la mosca pusillanime,

le strade sparse di paglia,

il vuoto alle finestre,

il prezzemolo verde ancora

e il garofano nei vasi

ora che Ottobre s’impone.

Ottobre è là: quella nuvola nera

attesa sulla collina

piegata dai tocchi della sera.

Noi non ci bagneremo

Noi non ci bagneremo sulle spiagge

a mietere andremo noi

e il sole ci cuocerà come la crosta del pane.

Abbiamo il collo duro, la faccia

di terra abbiamo e le braccia

di legna secca colore di mattoni.

Abbiamo i tozzi da mangiare

insaccati nelle maniche

delle giubbe ad armacollo.

Dormiamo sulle aie

attaccati alle cavezze dei muli.

Non sente la nostra carne

il moscerino che solletica

e succhia il nostro sangue.

Ognuno ha le ossa torte

non sogna di salire sulle donne

che dormono fresche nelle vesti corte.

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