Ferrhotel, un film di Mariangela Barbanente. Festival Terra di Cinema 2012.

Quest’anno il Festival Terra di cinema di Tremblay-en-France propone in concorso, nella sezione documentari, un film di Mariangela Barbanente, “Ferrhotel”.

La quantità di film dedicati al tema dell’immigrazione è notevole, a cominciare da “Terraferma” di Emanuele Crialese, autore che ne ha fatto l’argomento di predilezione del proprio cinema.

“Ferrotel” parla di immigrazione attraverso la descrizione di un luogo simbolico, un albergo per ferrovieri in dismissione, attaccato a quello che è uno dei luoghi simbolici per eccellenza della città di Bari, la Stazione Centrale.

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Lo spunto viene dall’attualità: nell’ottobre del 2009 il Ferrhotel di Bari è stato occupato da alcune decine di cittadini somali richiedenti asilo politico. Le autorità locali non sono infatti riuscite a trovare nessuna soluzione dignitosa per ospitare queste persone in fuga da una guerra civile che infuria dal 1991 e alla quale si è aggiunta anche una carestia che ha ulteriormente peggiorato le condizioni di vita in un paese già martoriato.

La maggior parte di questi rifugiati ha tentato di stabilirsi nel nord Europa, ma il trattato di Dublino li obbliga a restare nel paese in cui hanno fatto domanda di asilo politico. La scelta estrema di occupare l’ex albergo dei ferrovieri a Bari si è presto rivelata l’ancora di salvezza per queste persone.

La macchina da presa di Mariangela Barbanente, che ha scritto il film insieme a Sergio Gravili, si introduce con grande discrezione all’interno di questa realtà, riuscendo a fornire un’efficace descrizione del contesto in cui gli immigrati somali si trovano a condividere la propria vita di rifugiati.

Cosi’, poco alla volta, affiorano delle storie tra le tante, che gli autori descrivono con leggerezza, incrociandone i percorsi e riprendendone il racconto attraverso i volti dei protagonisti. L’occhio che li riprende passa quasi inosservato: dalle ombre delle stanze disadorne si staccano delle voci che diventano ciascuna una storia e una persona. Le storie parlano di dolore e paura, ma anche di speranza e di voglia di farcela. Il buio è squarciato dalle poche lampadine che un generatore singhiozzante consente di accendere quando scende la sera.

La città si intravede dalle finestre, ma è come un paesaggio ostile che filtra attraverso le feritoie di un fortino.

Gli occupanti del Ferrhotel si muovono nell’inquadratura con naturalezza sempre maggiore, raccontandosi reciprocamente le loro storie e scambiandosi pareri sulle esperienze che ciascuno fa fuori dall’hotel.

Qualcuno ritorna in patria per vedere i parenti, altri partono a cercare fortuna al di là delle Alpi, ma alla fine tutti si ritrovano al Ferrhotel, in questa casa collettiva che, come dice la Barbanente, è oramai il loro “centro di gravità”.

Noi spettatori finiamo per guardare l’esterno attraverso i loro occhi.

Percepiamo lo squallore e la miseria dei lavori ai quali gli immigrati sono costretti nel nostro paese attraverso le immagini che alcuni di questi ragazzi somali hanno scattato con i loro telefonini cellulari. Cosi’ la famigerata raccolta dei pomodori o la pulitura degli scafi dei pescherecci assumono una concretezza ed una veridicità sorprendenti.

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Tra gli immigrati del Ferrhotel sono le donne (e ci mancherebbe altro) a fare sfoggio di una coscienza più lucida e di una speranza più forte. Zara, ad esempio, è una giovane donna che si fa promotrice, grazie all’aiuto dei membri di alcune associazioni
italiane di accoglienza, di una piccola iniziativa imprenditoriale che coinvolge alcuni dei suoi compagni di occupazione.

Al di là del mero ruolo istituzionale pero’ la città di Bari è distante da queste persone.

Ferrhotel è si un luogo di accoglienza, ma è anche un’astronave piombata nel bel mezzo di una città che nemmeno si accorge della sua presenza.

E la carrellata finale in controcampo, che scopre finalmente la vita parallela delle strade intorno al Ferrhotel, è l’immagine che meglio riesce a descrivere la distanza tra questi due mondi.

Raffaello Scolamacchia

Ferrhotel

un film documentario

di Mariangela Barbanente. Italia 2011, 73’

Produzione GA&A Productions

Sceneggiatura Mariangela Barbanente, Sergio Gravili

Montaggio Desideria Rayner

Fotografia Mariangela Barbanente, Greta De Lazzaris