Addio a Raffaella Carrà, regina della televisione italiana

Ciao, Raffaella: quante volte lo abbiamo sentito in tv da 50 anni in qua. Purezza di inconfondibile marchio televisivo, adorata da Trieste in giù. Ed anche nei paesi latini, Spagna in testa, tanto che il regista Pedro Almodovar la definisce più che una donna, uno stile di vita.

Non ce ne saranno più di Raffaella, lei ultima erede di una tv sana, bianco e nero di artisti, lei dopo Delia Scala, rimane la sapiente avanguardia di un paese che nel costume si identificava, non senza bigotti scandalismi. Il primo ombelico scoperto, tuca tuca, gambe velate di nero, ma senza l’eros provocante di Mina o delle Kessler, una asimmetria pressoché perfetta quanto funzionale. Icona pop di eccellente postura.

Raffaella Maria Roberta Pelloni, questo il suo vero nome, nasce a Bologna il 18 giugno 1943. Deve il nome d’arte allo sceneggiatore e regista televisivo Dante Guardamagna: associò il suo nome al pittore Raffaello Sanzio e diede alla ballerina e cantante il cognome di un altro pittore, Carlo Carrà, tra i maestri del Futurismo. Era nata così Raffaella Carrà.

Dopo il debutto in televisione in Tempo di danza (1961), al fianco di Lelio Luttazzi, e nella commedia musicale Scaramouche (1965), nel 1970 approdò a Canzonissima, divenendo nota al grande pubblico. Fu così che la Carrà divenne la prima showgirl del piccolo schermo in bianco e nero.

Ballerina, cantante, attrice, conduttrice e autrice: sapeva fare tutto. E faceva tutto bene. Era la regina della televisione italiana, e probabilmente lo sarà per lungo tempo. Provocatrice e rassicurante al tempo stesso ha saputo farsi amare da intere generazioni di italiani, riuscendo ad ottenere l’elogio del britannico Guardian: «Ha insegnato all’Europa la gioia del sesso».

Dopo gli esordi, giovanissima, nel cinema, diretta da Monicelli ne I compagni, quindi in America al fianco di Franck Sinatra, la sua carriera prende la svolta del piccolo schermo, negli anni Settanta dei grandi Corrado, Vianello, dei Tortora e Bongiorno. L’esordio è con Io, Agata e tu, nel quale ‘Raffa’ lancia per la prima volta il suo nuovo stile di showgirl, diverso rispetto alle colleghe dell’epoca. Ma è nello stesso anno, con Canzonissima insieme a Corrado, che raggiunge la popolarità creando scalpore per il suo abbigliamento “scandaloso”, simbolo di una rivoluzione nei costumi sociali. Gianni Boncompagni e dopo Sergio Japino saranno gli artefici di quella rappresentazione che solo Raffaella poteva interpretare.

Talento puro, ma talvolta sprecato come nei primi anni 80 in tv, laddove faceva indovinare il numero dei fagioli ad incaute sprovvedute casalinghe. I telespettatori gradivano: si apriva un genere tv di telefonata in diretta, tuttora perseguito. I suoi tormentoni resteranno colonna sonora di una epoca, e persino quello che introduce Gepp Gambardella nella deprimente discoteca della Grande bellezza, premiato con l’Oscar a Sorrentino.

In Spagna un recente film sulle sue memorabili canzoni che hanno incantato quel popolo. Già, la Spagna, quella calcistica che proprio oggi incontra la nazionale italiana nella semifinale europea. Triste o felice coincidenza, non importa, Raffaella sa cantare la gioia della vita in ogni dimensione e latitudine, basta saperne cogliere la leggerezza.

In ascolto su Youtube:

Ballo Ballo
A far l’amore comincia tu
Tuca Tuca

Armando Lostaglio

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