“Une année italienne” de Laura Samani au cinéma en France le 10 juin

(Recensione in italiano più sotto) Le film « Une année italienne – Un anno di scuola », comédie dramatique de Laura Samani (réalisatrice italienne révélée par Piccolo corpo à la Semaine de la Critique – Cannes 2021), sort en salles le 10 juin. Le film a été récompensé à la Mostra de Venise 2025 dans la section Orizzonti et est adapté du beau roman éponyme de l’écrivain triestin Giani Stuparich (Un anno di scuola, 1929). A une brève présentation en français suivent les impressions en langue italienne de Teresa Compagna-Desforges, enseignante d’italien dans les collèges et lycées de l’enseignement public français, qui a vu avec intérêt le film en avant-première à Nice.

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Résumé: Septembre 2007. Fred, jeune Suédoise de dix-sept ans, emménage à Trieste et commence son année de terminale, une année charnière avant d’entrer dans le monde des adultes, au lycée technique de la ville. Seule fille de sa classe, elle se retrouve au centre de l’attention, en particulier de celle d’un trio inséparable de garçons. Ensemble, ils expérimentent de nouveaux sentiments, confrontent leurs doutes, et soumettent leur amitié à rude épreuve. Cette année du bac les marquera pour toujours. Le film, porté par un casting de jeunes acteurs non professionnels, raconte avec justesse les sentiments de l’adolescence, tout en révélant des décalages entre certaines aspirations à l’égalité entre garçons et filles et des codes de groupe encore dominés par le masculin.

L’histoire décrite dans le livre de Stuparich, même à de nombreuses années de distance, a beaucoup parlé à la réalisatrice lorsqu’elle l’a lu. Elle a elle-même passé son bac dans le lycée de Trieste où se déroule l’intrigue. Dans son adaptation cinématographique, elle a actualisé le roman, en le ramenant au début des années 2000.

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Recensione per Altritaliani di Teresa Compagna-Desforges

Adolescenza, perdita e ritrovamento nel nuovo film di Laura Samani «Un anno di scuola» (in Francia Une année italienne)

Una delle parole-chiave per entrare nel nuovo film di Laura Samani « Un anno di scuola » è senz’altro il termine « spaesamento », pronunciato dalla protagonista Fred, diciassettenne svedese che si ritrova a frequentare l’ultimo anno di liceo in un Istituto Tecnico di Trieste, in un ambiente quasi esclusivamente maschile, in seguito al trasferimento professionale del padre, in un momento cruciale e drammatico del film.

La voce off che accompagna i dialoghi si fa infatti specchio dell’anima della ragazza e sembra interrogarsi sui sentimenti forti e fragili al tempo stesso acuiti dalla cassa di risonanza che è il tempo dell’adolescenza, qui condensato nell’intera durata di un anno scolastico, dall’arrivo in classe ai fatidici quadri con i risultati della maturità e quindi la partenza verso nuovi orizzonti dopo il traguardo dell’esame finale: distacco… perdita… straniamento o spaesamento colgono nel segno e ci permettono di seguire la parabola umana della giovane, che cresce, soffre, si urta e si confronta con l’universo friulano del trio inseparabile di amici formato da Pasini, Ampero e Mitis, quasi sempre chiamati per cognome come di prassi nelle scuole italiane.

Per i quattro elementi del microgruppo e del microcosmo, Fred e i tre ragazzi amici per la pelle da sempre, si tratta di una storia di integrazione, di incontro-scontro tra il maschile ed il femminile, solamente che bullismo ed esplosione non sono mai lontani, anche perchè i personaggi che vivono in simbiosi non possono sottrarsi completamente allo sguardo degli altri.

Dopo l’incidente di Pasini, causato anche dalla sua gelosia nei confronti di Ampero per l’innamoramento reciproco tra lui e la ragazza svedese, Fred scopre una scritta di insulti sui muri adiacenti alla scuola, e le gelosie e rivalità tra i tre « vitelloni », unite probabilmente al suo senso di colpa per aver infranto la regola dell’ “amici e basta” la escludono quindi ancora una volta dal gruppo, anche perché la frontiera tra amicizia ed amore o qualcosa di più è estremamente labile nell’età dell’adolescenza.

Il film di Laura Samani è liberamente tratto dal racconto autobiografico di Giani Stuparich  Un anno di scuola, pubblicato nel 1929 per narrare un’esperienza di venti anni prima. La regista lesse per la prima volta il libro mentre frequentava l’ultimo anno del Liceo classico Dante di Trieste e forse l’idea del film maturò durante la pandemia quando rilesse nuovamente il romanzo.

Tra le qualità del film c’è sicuramente la straordinaria recitazione degli attori, tutti non professionisti, da Stella Wendick a Giacomo Covi premiato a Venezia nel ruolo di Antero, da Pietro Giustolisi nel ruolo del seduttore istrionico Pasini con le sue zone d’ombra legate anche al lutto per la perdita del fratello e alla sua tendenza a bere per dimenticare, a Samuel Volturno nel ruolo di Mitis, figura bonaria, paterna e protettrice pronta a rinunciare persino alla sua storia d’amore per tenere unito il gruppo…

La fotografia che riflette il profondo legame della regista con la sua regione, il Friuli-Venezia Giulia, e la colonna sonora sono altri due pilastri essenziali di un film che si distingue sempre di più dal genere del « teen-movie » da cui sembra partire, richiamando alla mente dello spettatore altri titoli come Notte prima degli esami che si rivelò un grande successo degli anni Duemila.

In effetti, i luoghi e le lingue sono qui primordiali per affrontare il tema dell’identità e dell’appartenenza e l’alternanza tra gli spazi chiusi ed i paesaggi esterni, compresa la breve gita in Slovenia, sembra rispondere pienamente all’oscillazione tra i momenti euforici ed armonici del gruppo e le successive fasi di disforia o di disarmonia e conflitto più o meno larvato.

Le quattro parlate del film (l’italiano, l’inglese, lo svedese ed il dialetto triestino) si intrecciano e si compenetrano e sembrano aggiungere nuove sfumature all’altalena dei sentimenti scoperti e provati dai quattro protagonisti.

Soffermiamoci ora sulla colonna sonora del film, particolarmente ben scelta fino alla bellissima scena finale in cui vediamo Fred camminare ed allontanarsi, ma forse anche ritrovare se stessa ed emanciparsi finalmente dagli altri compagni, accompagnata dalle note e dalle parole della canzone Niente più dei Prozac +, alla quale Laura Samani tiene particolarmente, come ha rivelato in un’intervista.
Per chi non li conoscesse, i Prozac + sono un gruppo punk/pop formato a Pordenone nel 1995, attivo soprattutto fino al 2007, l’anno in cui la Samani ha deciso di ambientare il suo film. Questo gruppo musicale è diventato emblematico della scena alternativa italiana per canzoni e testi capaci di raccontare il disagio sociale e l’esperienza giovanile: il nome rimanda naturalmente al celebre antidepressivo ed anche questa scelta contiene già un immaginario di fragilità.
Accanto ai Prozac +, troviamo anche pezzi dei Tre Allegri Ragazzi Morti, spesso abbreviati in TARM e sempre di Pordenone : anche le loro canzoni hanno spesso al centro l’adolescenza, la transizione all’età adulta e uno spirito di ribellione.

Il finale del film è particolarmente delicato e luminoso: Fred risponde ad Ampero in aparté dicendo che è lui quello che preferisce, Ampero trova il coraggio di annunciare agli amici che andrà a studiare Lettere a Bologna, la ragazza si allontana rasserenata pensando all’anno trascorso e forse al contempo al futuro da studentessa universitaria che la attende a Firenze, ritrova la speranza, si riconosce e si emancipa, ritrova il ritmo ed il passo giusto per affrontare i nuovi orizzonti della sua vita adulta…

Il film supera quindi la cornice stessa della sua ambientazione triestina e si fa eco e specchio del desiderio di emancipazione, delle inquietudini e del bisogno di riconoscimento di un’intera generazione, forse quella dei nati tra gli Anni Ottanta e gli Anni Novanta a cui appartiene Laura Samani, regista sensibile e coraggiosa, voce originale ed interessante del nuovo cinema italiano.

P.S. POUR LES PARISIENS

AVANT-PREMIERE, mardi 9 juin, en présence de la réalisatrice LAURA SAMANI au cinéma 5 Caumartin:
https://www.multicine.fr/evenements/68220-seance-exceptionnelle-en-presence-de-la-realisatrice-laura-samani/

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Teresa Compagna-Desforges
Teresa Compagna è nata a Napoli nel 1973, ha studiato Lingue e Letterature straniere moderne all'Università La Sapienza di Roma. Vive in Francia da più di vent'anni dove si dedica con passione al suo mestiere di insegnante di italiano nelle scuole pubbliche francesi. E' appassionata di libri, cinema, teatro, di arte e musica..., soprattutto di eventi legati all'italianità, cioè quando si possono respirare "le aure dolci del suolo natal" come nel bellissimo "Va' pensiero" di verdiana memoria.

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