Voci Prime, un romanzo di Cinzia Demi

Una recensione al romanzo della nostra Cinzia Demi di Bologna, Voci Prime (Minerva, 2021). Dalla quarta di copertina: “C’è un fiore che, per sua natura e per tradizione parla di donne, di figli, di madri: il Giglio di mare. Si narra, infatti, che questo fiore sia nato dal latte perduto dalla divina Era, moglie di Zeus, mentre Ercole lo succhiava con troppa foga. Parte del liquido divino schizzò in cielo generando la Via Lattea e parte cadde sulle spiagge generando i gigli. Le storie di Sara, nate da incontri avvenuti nell’ambito del suo lavoro in Previdenza, raccontano di queste Voci Prime che inevitabilmente si innestano con la sua.”

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Vi è una differenza quasi corporale tra invenzione e ispirazione; vi sono personaggi che hanno bisogno di essere cercati e, una volta rinvenuti, esplicano volentieri la loro presenza metaforica, in poche parole “rappresentano” e recitano sulla scena del narrante appesi ai fili della trama.
Vi sono invece Persone che ti si parano davanti e è la loro presenza in carne e ossa che spinge, costringe, l’autore a raccontare; non sempre lo fanno facilmente.
Questo libro è fatto di facce, di corpi, di colpi.

Cinzia Demi viene di fatto dalla poesia, terra di ispirazione per eccellenza: è la realtà che irrompe nelle frasi, deve essere tenuta a bada da nomi fittizi e luoghi inventati, le persone vengono un po’ mascherate per essere tutelate e tuttavia devono, devono, essere rivelate.
La scrittrice è quindi guidata dalla famigerata “urgenza narrativa”, ma tuttavia essa non è dettata da un protagonismo letterario, piuttosto dalla mendicanza dei volti incontrati allo sportello del suo lavoro, che necessitano più di documenti e atti fiscali, a loro lei porge gesti, orecchio, cuore. Questo potrebbe essere un tranello, diventando una trappola descrittiva ma la Demi riesce a farlo diventare un’occasione di realtà, si stacca da qualsiasi pretenziosità giustizialista o tentazione scandalistica mischiando il proprio dolore, la propria intima fragilità all’interno dei racconti, esponendo ogni privata, umana sensazione di impotenza, la fatica forte di reggere la vita, le vite.
Si parla nella prefazione di “poetica del sociale” e mi sta bene come definizione, ha un tocco di tenerezza e dice dello sguardo dell’autrice che è in grado di reggere la durezza del narrato, senza mai cedere alla scontatezza, mantenendo una letteraria grazia.

Si percorre a passi fermi questo libro, puoi stare con la mano ben salda sul corrimano che l’artigiana del narrare ha innestato lungo i gradini larghi che ti fanno scendere in una serie di brevi inferni, immersioni in vasche catartiche, una sorta di percorso fatto di braci e di spiagge rinfrescanti; quando pensi di essere arrivato a riva a riposare, anche il paradiso marino punge con aculei nascosti tra le ombre.
Eppure la sua capacità è sostanzialmente tenerti sulla passerella della speranza, ne esci pulito, le spine nascoste tra i gigli feriscono ma sono pur sempre immagine speculare delle stelle che non smettono di splendere anche mentre avvengono le cose più cruente. Questo è un dono raro, rende il libro unico nel suo genere: grazie al tocco morale della donna che lo ha scritto vibra nel lettore la certezza che non ci si perde nell’orrore, che si può trovare un modo per camminare oltre, nella landa niente affatto devastata dei volti accanto a te, del tempo che viene ridato per dono.
Le persone stesse, tutte, soprattutto quelle sconfitte, meritano di essere prese come regali consegnati al bene della vita.

La voce narrante riesce alla fine a guardare il proprio male, dopo essersi a lungo allenata a alleviare quello di chi incontra: la coralità del male ne diventa la sua stessa sconfitta.
Questa specie di piccolo libro di confidenze e confessioni si rivela, una volta richiusa l’ultima pagina, dolce messaggero di assoluzione.

Maddalena Bertolini

SCHEDA DEL LIBRO SUL SITO DELL’EDITORE 

L’AUTRICE:

Cinzia Demi, di Piombino, vive a Bologna, dove ha conseguito la Laurea Magistrale in Italianistica. Dirige con Giancarlo Pontiggia la collana di poesia Cleide, (Minerva). Cura per il sito culturale italo-francese Altritaliani la rubrica Missione Poesia. Ha pubblicato per la poesia, la saggistica e la narrativa con Prova d’Autore, Raffaelli, Puntoacapo, Carteggi Letterari, Fara, Pendragon, Minerva. Tra le pubblicazioni in poesia Il tratto che ci unisce (Prova d’Autore, 2009); Incontri e Incantamenti (Raffaelli, 2010); Ero Maddalena e Maria e Gabriele. L’accoglienza delle madri (Puntoacapo 2013, 2015): In nome del mare (Carteggi Letterari, 2017). Per la saggistica si ricorda il volume Ritratti di poeta. Cinque anni di Missione poesia e di Un thè con la poesia (Puntoacapo, 2019). Tra le pubblicazioni parodiche Incontriamoci all’Inferno, parodia di fatti e personaggi della Commedia (Pendragon, ultima edizione 2020). È stata tradotta in inglese, francese, romeno, ungherese, arabo. Collabora con la collana AltreScritture (Puntoacapo) per le traduzioni nelle lingue neolatine. Il libro da lei tradotto dal francese, per il poeta ungherese Attila Balász “Corpo Indifferente” edito da Putoacapo Edizioni ha vinto il Premio Internazionale Camaiore 2021. È stata nominata membro titolare de l’Académie Tomitane di Costanza, ed ha ricevuto da l’Académie Mihai Eminescu Craiova “la Médaille pour ses mérites dans la diffusion de la culture universelle” e “le Prix Special pour l’excellence de sa création”. Tra gli eventi che organizza: Un thè con la poesia, ciclo di incontri con la grande poesia contemporanea (Grand Hotel Majestic di Bologna); Populonia in Arte, Festival di poesia e arti varie (Comune di Piombino). Tra gli artisti con cui ha collaborato: Raoul Grassilli, Ivano Marescotti, Gabriele Marchesini, Diego Bragonzi Bignami. È presidente di EstroVersi, associazione di promozione dell’arte e della cultura. Ha appena pubblicato il romanzo Voci prime (Minerva, 2021).

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