‘Una ricetta buona per tutti’. La conversazione inconsueta di Vincenzo Gaeta.

Romanzo, saggio, ricognizione storica ed economica all’inizio del terzo millennio, lettura socio-antropologica in tempi di globalizzazione? A quale di questi aspetti legare il recente lavoro di Vincenzo Gaeta, Una ricetta buona per tutti, che l’editore Abra Books ha di recente mandato in libreria.

L’impianto narrativo abbraccia tutti gli aspetti annunciati: è saggio per la ricognizione degli aspetti storici, economici, religiosi, sociali e antropologici dell’opera. È romanzo perché a narrare sulla scena non è solo l’Autore, bensì fanno la loro entrata personaggi particolari, Crudelia e Kiki, due gatti che lo scrittore ha la fortuna di avere in casa, e che fanno da interlocutori, scoprendo Gaeta in entrambi la capacità di dialogare.

Ma più che romanzo e saggio, ci troviamo di fronte ad un diario di bordo che l‘Autore inizia ad annotare, quando, segregato in casa dagli inizi di marzo, il virus non offre alternative e consiglia la prudenza. È la scoperta oltre che di se stesso, di un mondo inusuale che offre originalità all’impianto narrativo. Parte l’introspezione dal motivo che lo ha spinto a narrarsi, causa quel virus, l’epidemia che tiene in ostaggio una umanità in tutt’altre faccende affaccendata, immemore di un fenomeno similare o quasi, che l’ha interessata in passato, coinvolgendola con appellativi di volta in volta diversi, ma che non cambia in sostanza.

È certo che il fenomeno ha segnato aspetti diversi, soprattutto quelli economici, e non solo. La nefasta esperienza pandemica diventa l’occasione per allargare l’orizzonte sull’attuale condizione globale, soprattutto del Vecchio continente che si trova a mal sopportare l’immane peso della tragedia che l’ha investito, per inadeguatezza di strategie comuni e per assenza di una reale solidarietà. Ma al di là dalla contingenza legata al virus esiste per l’Europa, e fin dalla caduta del muro di Berlino, una incapacità nel coniugare un sentimento culturale sufficientemente forte tra i cittadini delle varie realtà territoriali. Da questo aspetto la strada è breve per diseguaglianze che sono alla base di crescite squilibrate fino alla sconfitta nel colmare il deficit di costruzione europea che già a metà degli anni Novanta del Novecento avevamo in modo esplicito rilevato.

Dall’Europa la riflessione si sposta sull’Italia, attraverso il quadro socio-culturale ed economico all’interno della nuova realtà europea e la ricognizione di un Paese che nei secoli è stato scenario di incomparabile grandezza sotto tutti gli aspetti.

La riflessione finale di Gaeta riguarda la sua Castellammare (Campania) che dal prestigio del passato, quale piccola capitale del Regno, si trova oggi a segnare il passo di fronte ad una crisi che sembra senza freni, pur vantando una importante stazione termale a livello europeo, una cantieristica che ha affidato al mare prore di grandi navigli, oltre alla bellezza ambientale che ha saputo coniugare attraverso mare, monti e scenari mozzafiato.
(n.d.r. Vedi l’articolo Castellammare di Stabia: L’armonia perduta del tempo.)

Villa comunale e lungomare di Castellammare di Stabia.

Racconto solido questo di Vincenzo Gaeta, affidato ad una ricerca puntigliosa e dettagliata, che invita alla lettura soprattutto per la capacità di riannodare due millenni di storia, una chiave interpretativa di fenomeni attuali e che annunciano un cambiamento nei prossimi decenni.

Circa il processo di unificazione europea, la riflessione di Gaeta richiama quella di Albert Hirschman, il filosofo tedesco, il quale conclude la sua analisi sul futuro dell’Europa, affermando che dopo aver attraversato il Novecento, un secolo triste fatto di guasti, odio, conflitti e quanto di peggio possa produrre la mente umana, pensavamo di raccogliere i cocci della stupidità proponendo gli Stati Uniti d’Europa, ma abbiamo solo regolato i conti economici tra i singoli stati, favorendo nuove diseguaglianze e crescite squilibrate.

A conclusione del suo racconto, Gaeta non esita a porsi la domanda se tutto il flusso della sua riflessione sia il prodotto del sogno infantile di un adulto, senza lasciarci neppure la speranza. Mi auguro di no, soprattutto per ribaltare l’antica diceria la quale ci condanna all’assunto che qualche volta di speranza si può anche morire.

Non resta che congratularsi con Crudelia e Kiki per la capacità di colloquiare con l’umano a volte disattento, ma soprattutto con Miù, Rafa e Roger, interlocutori assenti, perché sono volati sul Ponte dell’Arcobaleno anzi tempo e che con un cenno della zampina sicuramente daranno il loro assenso.

Raffaele Bussi

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SCHEDA DEL LIBRO
di Vincenzo Gaeta
Una ricetta buona per tutti
Saggistica
Collana Abra Books
16€ e in formato ebook 3,50€

L’AUTORE:

Vincenzo Gaeta e Crudelia

Vincenzo Gaeta, nasce nel 1944 a Castellammare di Stabia. Frequenta i tre anni di liceo classico presso la Scuola Militare Nunziatella di Napoli. Dopo gli studi di economia fa carriera direttiva al Banco Di Napoli. In un altro libro, edito nel 2019 e intitolato “Makiossape”, ha pubblicato una raccolta di memorie di ex allievi del corso 1959-1962/63. Ancora oggi ripone speranze di vedere l’unico nipote, Sanjay, al quale questa fatica è dedicata, varcare l’ingresso della sua amata Scuola.

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