Più Europa per l’Italia del dopo 4 Marzo. Incontro con A. Fusacchia.

Il 4 Marzo si vota ed abbiamo incontrato Alessandro Fusacchia, candidato alla Camera dei deputati per gli italiani all’estero con Più Europa, una lista che comprende i radicali e che ha in Emma Bonino il naturale leader. +Europa è alleata al PD nella coalizione di Centrosinistra che comprende anche la lista Insieme (socialisti, verdi e quelli di Italia dei Valori) e la lista Civica Popolare alla cui testa c’è la Lorenzin già ministro della sanità nell’ultimo governo Gentiloni. Ecco cosa ci ha raccontato il quarantenne Alessandro Fusacchia.

Alessandro Fusacchia è nato a Rieti, 39 anni fa. E’ cresciuto in campagna. Ha vissuto a Gorizia, Parigi, Ginevra, Bruges, Firenze, Roma, Bruxelles. Dal 2012 vive a Roma, e da pochi mesi è diventato papà.

E’ il Segretario di MOVIMENTA, associazione politica collegata ad Emma Bonino che aderisce ai Radicali Italiani (www.movimenta.info). Attualmente lavora come consigliere strategico per la divisione Education di H-Farm. Fino al dicembre 2016
ha lavorato per il Governo italiano, come capo di gabinetto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini.

Alessandro Fusacchia

Nicola Guarino: In poche parole chi è Alessandro Fusacchia? Dove risiede, che lavoro fa, ci piacerebbe conoscere qualcosa di più su di lei. E poi una domanda che sorge spontanea vista la non grande popolarità dei politici ai nostri giorni, perché ha sentito il bisogno di candidarsi?

Alessandro Fusacchia: Ho lavorato per dieci anni nelle istituzioni europee e in alcuni ministeri italiani, occupandomi del ruolo dell’Europa nel mondo e, una volta a Roma, della prima legge sulle startup, di diplomazia economica e infine di scuola, università e ricerca.

In questi anni ho visto da vicino cosa può essere la politica e cosa non deve mai essere. Per questo ho deciso di impegnarmi in prima persona. Perché è troppo facile chiedere sempre a qualcun altro di cambiare le cose che non ci piacciono. Ho il mio lavoro, la mia passione per i romanzi, una figlia di 14 mesi, ma intorno a questo piccolo giardino di soddisfazioni stanno crescendo le sterpaglie. Le disuguaglianze lievitano, aumenta il numero di poveri, le nostre periferie stanno diventando luoghi di solitudine, conflitto e marginalizzazione.

Ho conosciuto da vicino più Paesi europei, e migliaia di italiani capaci e motivati, in tante città italiane e in giro per l’Europa. Ho deciso di candidarmi perché la testimonianza di molti può generare un impatto vero. Sono ancora profondamente convinto che la politica possa avere un potere di indirizzo e di trasformazione reale per correggere le storture sociali ed economiche quotidiane, a condizione di restare autentici, mantenere uno sguardo lungo, smettere di pensare in piccolo.

N.G.: Lei si candida, dunque, con Emma Bonino e una lista alleata al PD che è + Europa. Perché?

A.F.: Tutti gli elettori devono sapere che c’è una scelta di campo da fare a queste elezioni. Da un lato del campo c’è chi parla ancora di razza bianca, tollera la violenza, insegue i sentimenti di comprensibile rabbia e malcontento degli elettori, e vuole alzare muri dalle Alpi alle spiagge siciliane passando per città con l’obiettivo di proteggere le rendite da coloro che chiedono una società più giusta per tutti. Dall’altro lato del campo c’è chi crede che ci sia un deficit di diritti, che la tecnologia sia una grande opportunità per ripensare i servizi pubblici se si investisse sulle persone giuste ad ogni livello amministrativo, che siamo un Paese ancora troppo bloccato e senza opportunità, anzitutto per i giovani.

Il nome della lista +Europa sta a ricordarci lo spazio d’azione e l’orizzonte chiaro: in un mondo sempre più complesso e integrato, se vogliamo davvero contare e decidere noi il nostro futuro abbiamo bisogno di regole e cittadinanza comuni con gli altri europei.

N.G.: Dove è residente e quanto sono importanti le elezioni italiane per chi è residente all’estero? Quanto sono sentite, a suo avviso, le vicende italiane all’estero?

A.F.: Risiedo temporaneamente a Roma. Dico temporaneamente perché negli ultimi 20 anni ho vissuto in 4 diversi paesi europei e 6-7 città. Non sono l’unico. Tantissimi italiani che sto incontrando in giro per l’Europa, in questo viaggio con cui tocco 20 città diverse in meno di un mese, da Madrid a Lubiana e da Parigi a Budapest, hanno storie simili.

Qualche giorno fa ero a Londra a parlare a 250 studenti dell’Imperial College. Ho detto loro di viversi come italiani londinesi, ma anzitutto come italiani che con ogni probabilità non passeranno tutta la loro vita a Londra e quindi di ragionare e viversi come italiani in Europa o italiani tout court. Abbiamo bisogno che maturino questa consapevolezza per assicurarci che continuino ad interessarsi al loro Paese e che votino +Europa perché riconoscono in noi un progetto per l’Italia, e per una nuova Italia possibile in questa Europa necessaria, invece che inseguire l’ultima micro-promessa localistica che tutti gli altri stanno facendo.

Un esempio: è chiaro che dobbiamo semplificare i servizi consolari e, in generale, il loro rapporto a distanza con lo Stato e la burocrazia italiana. Ma non esistono scorciatoie, o isole felici: questo passa da una digitalizzazione complessiva della nostra Pubblica Amministrazione che ragiona ancora per processi e procedure e non per “servizio fornito” al cittadino. Non per colpa dei funzionari pubblici, ma per la miopia e il disinteresse della classe politica finora.

Mi candido per fare in modo di connettere questi italiani in Europa con il resto dell’Italia, e per non farlo solo in campagna elettorale. Dobbiamo far uscire gli italiani in Europa dalla riserva naturale in cui sono stati messi, dalla legge elettorale e dalle varie forze politiche che li trattano come una specie protetta in via di estinzione, stile WWF.

N.G.: La coalizione di destra è in vantaggio nei sondaggi e il M5S appare forse il partito che avrà più consensi, sempre considerando i sondaggi che la storia dimostra non sono infallibili. Lei ritiene che la coalizione di centrosinistra sia abbastanza coesa? Non è strano vedere insieme la Lorenzin ed Emma Bonino? Che garanzie può offrire sulla stabilità di un eventuale governo di centrosinistra?

A.F.: Come sa questa legge elettorale non è stata scritta da noi. Noi chiediamo i voti per +EUROPA e per far partire dal 5 marzo un progetto politico nuovo, distintivo, coraggioso, che non sia l’ennesima fotocopia di cose viste e mal digerite prima. L’apparentamento col PD e con altre liste serve per non lasciare a Salvini & Co., o ai Casaleggio, posti in parlamento vinti nei collegi uninominali grazie alla frammentazione delle forze di centro-sinistra.

N.G.: Fusacchia, Lei è un giovane e sappiamo che la politica si occupa poco di loro e spesso in modo demagogico. Eppure in Europa arrivano tanti ragazzi e non solo cervelli in fuga, ma anche tante braccia volenterose che cercano un lavoro più sicuro fuori dai confini italiani. Si impegnerà per loro? Ci dica una cosa su cui è pronto a battersi per i giovani?

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A.F.: Faccio 40 anni due giorni prima delle elezioni, quindi non sono sicuro di essere così giovane! Le ragioni per cui i nostri giovani vanno fuori sono tantissime: ho incontrato ragazzi di Scampia che scappano dal lavoro nero e ragazze che volevano allargare la mente e hanno lasciato un lavoro sicuro a Milano. Ogni storia è a sé e merita rispetto: per questo non esiste un’unica battaglia da fare per loro ma molteplici battaglie. Abbiamo riempito di retorica la riflessione sugli italiani che emigrano temporaneamente o stabilmente. Ma dobbiamo accettare che non c’è una cosa sola che serva ai giovani e ai meno giovani che oggi partono in Europa, o si spostano in Europa da un Paese all’altro. Non ho mai amato particolarmente le risposte-contentino, quelle preconfezionate buone per ogni stagione, e per ogni interlocutore. Né ho intenzione di cambiare metodo, adesso che sono candidato. Sono profondamente convinto che la fuga dei cervelli e in generale l’esodo di una generazione (o piu’) non si combatta con rimpatri forzati o piccole misure ad hoc, ma con la costruzione delle condizioni perché sia i cervelli che i lavoratori meno qualificati possano circolare e seguire la propria strada.

Dobbiamo creare spazi di opportunità allargata e favorire attrazione di persone da altri Paesi verso l’Italia. Perché nel mondo di oggi sono la diversità e la contaminazione le principali fonte di produzione di nuova ricchezza. Dobbiamo investire quindi sulla mobilità, sulla formazione e sull’avvio di progetti imprenditoriali. Lontano però da logiche e dinamiche di micro-assistenzialismo diffuso con piccoli finanziamenti a pioggia. E poi, nessuno scappa dalla famiglia, mentre quasi tutti scappano dal familismo. I nostri giovani chiedono ambienti diversi dove crescere e lavorare.

Intervista a cura di Nicola Guarino

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