‘MoranteMoravia. Una storia d’amore’ – Una biografia di Anna Folli

Una splendida recensione di Savina Dolores Massa, nata sarda e scrittrice. Savina ha letto e ci parla dell’ultimo lavoro di Anna Folli, ‘MoranteMoravia. Una storia d’amore’, della Neri Pozza Edizioni. Una storia che non è solo affinità e amore tra due grandi scrittori, ma è anche storia d’Italia, della Roma dei salotti, quella Roma in cui era ancora possibile che il Presidente Pertini si rendesse personalmente al capezzale della scrittrice Morante.

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Ringraziamo sinceramente Savina Dolores Massa per aver voluto pubblicare questa sua riflessione sulla nostra rivista. Savina Dolores Massa è considerata una delle voci più interessanti della cosiddetta « nuova letteratura sarda ». Il suo esordio avviene con “Undici”, romanzo finalista al premio Calvino nel 2007. Il suo romanzo “Mia figlia follia” è tradotto in francese dalle Editions de l’ogre con il titolo ‘Ma fille folie’. Le opere di Savina Dolores Massa sono oggetto di studio e di analisi critica presso il dipartimento di italianistica dell’università Paris X Nanterre, tra le altre cose, per le soluzioni narrative e l’introspezione intima dei personaggi. È autrice di 5 romanzi e una raccolta di poesie. Numerose le sue partecipazioni ad antologie e raccolte di racconti e poesie. Tutti i suoi libri sono editi da Il Maestrale di Nuoro. Fresco di stampa è l’ultimo romanzo di Savina Dolores Massa dall’intrigante titolo ‘A un garofano fuggito fu dato il mio nome‘.

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Anna Folli, MoranteMoravia. Una storia d’amore, Neri Pozza Narrativa

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È rarissimo che io stili recensioni di libri, posso segnalare di tanto in tanto se proprio arrivo a perdere il fiato, ma lascio ad altri le autopsie. Anche stavolta, dunque, sarò molto moderata, però questo libro lo consiglio. Quel “Una storia d’amore” può risultare fuorviante, diciamo che è una superflua ruffianeria per vendere meglio. L’autrice invece ruffiana non lo è stata per niente. Ha certamente raccontato un amore da battaglia tra Morante e Moravia, ma non solo. Utilizzando loro è stata precisa nell’illustrare il periodo storico e letterario vissuto dai due, che grandi lo sono davvero stati, soprattutto (a mio parere) negli splendidi quanto no difetti.

Anna Folli, attraverso testimonianze e diari e articoli, sa aprirci il sipario totalmente sulla natura della scrittura di MoranteMoravia. Sui perché, se ci interessano, sui luoghi, sui successi e le anime di due che disperati lo sono stati sempre, reagendo a modo loro, faticando, claudicando. Troviamo due infanzie e adolescenze francamente poco augurabili a chiunque. Esperienze tortuose di famiglie d’origine, dalle quali riesci un poco a sopravvivere se sei nato scrittore.

Scrittori è difficoltoso divenirlo se non sei stato pestato a morte da piccolo. Non sempre è così, ma spesso sì, intendendo l’immaginazione quale fuga rapida da intraprendere. Nel libro di Folli ho trovato tutto ciò. Ho trovato la malattia e le morti precoci dell’ammazzarsi accanto a creature in crescita, il malvolere o il troppo benvolere su due autori che hanno “deciso” il filo della narrativa e dell’Arte in generale in Italia per un lunghissimo periodo.

Insieme sono stati invincibili. Troverete i salotti di Roma. Partiva tutto da lì. Uno scrittore eccezionale, o un pittore o regista sconosciuto in quei salotti, semplicemente non esisteva e mai sarebbe esistito. Nei salotti si decideva chi poteva pubblicare il giorno successivo con un editore amico, o quali attori dovessero recitare nel film di un preciso regista, quale pittore avrebbe avuto le recensioni sulle principali testate dei quotidiani o dei periodici. Chi dovesse vincere i Premi Letterari. A quali esordienti concedere prefazioni. Diciamo più o meno come è adesso, solo che allora, benché non corrette le azioni, i bravi erano bravi davvero. Certo sulla coscienza qualche volta qualcuno rimasto sacrificato e sconosciuto l’avranno adagiato o rimosso. Non lo so.

Nei salotti nacquero a quei tempi grandi amicizie e grandi vendette, ma restarono tutti ben sigillati l’uno all’altro perché il Potere questo richiede, richiedeva e sempre richiederà.

Roma: la colta dagli abituali salotti, dimore, osterie, perfino strade precise, vide giungere Pasolini, Penna, Visconti, Calvino eccetera eccetera. E anche i grandi che conosciamo, da tutto il mondo. ‘MoranteMoravia’ li conobbero uno dopo l’altro, crebbero insieme, riuscendo a mantenere, io credo, una unicità preziosa giunta a noi. La storia d’amore c’è e travalica quella tra un uomo e una donna.

‘MoranteMoravia’ non si sarebbero mai potuti accontentare solo di se stessi. Infatti non lo fecero mai. I loro terrori li esorcizzarono in parte, amando la scrittura più di ogni altra cosa, ma morirono con disperate intelligenze sbranate dai loro stessi pensieri.

Chiudo qui, questa è la mia lettura di un buon libro, utile, almeno per me. Quanto troverete tra le pagine sarà la vostra lettura personalissima. Cito solo due piccoli brani, ma il libro ve lo scriverei qui tutto. Anzi, uno soltanto, riferito alla lunga degenza di Morante ormai morente e quasi in povertà in una Clinica privata. Quando per lei molti intellettuali si mobilitarono invano. No, vi cito prima l’altro su Moravia:

“… uno dei periodi più tormentati della sua vita, e a renderlo ancora più angoscioso sono le minacce di Ordine Nuovo, l’organizzazione di estrema destra che l’ha preso di mira come rappresentante della cultura di sinistra. (…) Compaiono scritte sui muri della sua casa di Fregene. Le telefonate intimidatorie si moltiplicano fino a un episodio quasi comico nella sua assurdità. Giuseppina, la fedele e iperprotettiva governante di Moravia, riceve una telefonata in cui una voce annuncia: ‘Abbiamo condannato a morte Alberto Moravia’. E Giuseppina non trova di meglio che rispondere: ‘Il dottore non c’è, è uscito’. Nei giorni successivi Alberto si sente pedinato e tiene una pistola sotto il cuscino. Per qualche tempo, nel 1977, è accompagnato da una scorta, poi rinuncia, non si sente abbastanza protetto. (…) ‘Si risentì malissimo – scrive Renzo Paris – ricominciò a parlare di suicidio con gli amici. Il Ministro dell’Interno, Francesco Cossiga, gli consiglia di allontanarsi da Roma. (…) Sceglie di andare a Venezia.

L’altro episodio sulla fine di Morante collegata a Bacchelli: “ (…) In realtà, il contributo di venti milioni deciso dal Comune di Roma non arriverà mai e l’appello di Moravia ha un unico effetto: fa accorrere al capezzale della Morante Sandro Pertini, allora Presidente della Repubblica, che le consegna un suo assegno personale di sette milioni. Molto più del denaro, è la visita di Pertini a rendere Elsa fiera e felice. – Hanno capito che ho scritto dei libri.”

Savina Dolores Massa


Anna Folli è stata caporedattore per l’Editoriale Domus negli anni Novanta e direttore di riviste di settore. Autrice di interviste, reportage culturali, recensioni di libri, ha collaborato con i principali quotidiani e settimanali e con note riviste letterarie on line. È autrice del programma I Magnifici trasmesso su Radio 24. È stata coautrice e direttrice del festival di letteratura e musica Le Corde dell’Anima che ha ospitato scrittori e musicisti internazionali.

Sinossi: Erano una coppia leggendaria. Li chiamavano MoranteMoravia, tutto attaccato, come se la loro fosse un’unica vita, come fossero parte di un binomio inscindibile. Eppure non potevano essere più diversi. Ironico, entusiasta, con una grande passione per la discussione e il dialogo, Alberto Moravia era un uomo lontano dal monumento letterario che i suoi contemporanei gli eressero sin dai primi esordi. Giovane, timida e poverissima, Elsa Morante cercava di costruire l’immagine di una donna sicura, ma nascondeva una grande vulnerabilità affettiva, un bisogno estremo di continue conferme. Di Moravia, la Morante s’innamora al primo incontro, nell’antica birreria Dreher accanto a Palazzo Colonna. Lui è l’enfant prodige della narrativa italiana, l’autore celebrato e insieme discusso degli Indifferenti, scritto a diciotto anni durante la convalescenza da una malattia terribile che gli aveva rubato l’infanzia. Lei, «un viso tondo con due grandi occhi dall’iride screziata, pieni di luce e ombre», vive dando ripetizioni agli studenti e compilando tesi di laurea, ma scrive anche racconti ai quali affida tutti i suoi sogni e le sue speranze. Sopra ogni cosa, vuole diventare scrittrice: la più grande di tutte. Sia Elsa che Alberto vivono la letteratura come una fede religiosa. Entrambi la hanno scelta come passione totalizzante, come l’unico destino in cui riconoscersi, pur avendo un approccio alla scrittura del tutto opposto: razionale, quello di Moravia, incantato quello di Elsa. Dalle fughe a Capri, dove i due scrittori vivono i momenti più spensierati del loro matrimonio, all’esilio ciociaro negli anni della guerra; dalla vita bohèmienne del dopoguerra fino alla consacrazione letteraria, Anna Folli ripercorre in queste pagine il tempestoso rapporto che per venticinque anni ha legato la più celebre coppia della scena letteraria italiana. Una storia d’amore di struggente intensità, un sodalizio letterario segreto e indissolubile.

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